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Geografia fisica e cartografia

Lezione 8 · Curve di livello, quote, pendenza e inclinazione

Mercoledì 14 ottobre 2026 · Pierluigi Brandolini · Appunti dalla registrazione audio (mattina) e dalle slide «4gfc isoipse e sez top» (slide 2–9)

Lezione della mattina. L'audio è buono ma ha una lunga sequenza di numeri in loop dopo il secondo esempio sulla pendenza e un finale confuso: i calcoli si ricostruiscono dalle slide 8 e 9. Il profilo topografico viene solo annunciato. Come per le coordinate, qui ci sono le procedure, valide per qualunque punto. Le note [ndr] sono precisazioni mie.

Rappresentare il rilievo

Dopo le coordinate sul piano, la terza dimensione: la quota.

L’altimetria si rappresenta con punti quotati oppure con linee che uniscono punti di uguale quota: le isoipse, o curve di livello. Quando si rappresentano le profondità di mari e laghi le stesse linee si chiamano isobate.

Definizione

Punto quotato: un punto di cui è stata determinata la quota, scritta sulla carta accanto a un puntino. Si trovano in posizioni scelte, non a caso: la cima di un monte, il punto più basso di una zona.

Isoipse (curve di livello): linee che uniscono punti alla stessa quota.

L’equidistanza

Definizione

Equidistanza: la differenza di quota (Δh) tra una curva di livello e la successiva. È una distanza altimetrica, non planimetrica, ed è costante nella stessa carta.

Regola generale: l’equidistanza è circa un millesimo della scala della carta. Ci sono eccezioni, quindi il dato giusto si legge sempre in legenda; la tavoletta di Rapallo ha 25 m.

ScalaEquidistanza
1
.000
10 m
1
.000
25 m
1
.000
100 m

Esempio visto in aula: una carta con curve ogni 10 m. Non c’è la certezza matematica, ma probabilmente era al 10.000.

Come nascono le isoipse

Il principio è tagliare il rilievo con piani orizzontali a quote fisse (400 m, 200 m…): ogni piano incontra il rilievo lungo una linea, e proiettando tutte le linee sul piano della carta si ottengono le curve di livello.

Nella pratica si parte da una serie di punti quotati rilevati sul terreno, con posizione e quota precise. Così lavoravano i topografi dell’IGM nei decenni dopo l’Unità d’Italia, con squadre di centinaia o migliaia di persone che usavano strumenti topografici classici (la stadia), antenati delle attuali stazioni totali. Oggi i punti quotati si ottengono per via aerea con tecniche aerofotogrammetriche: migliaia di punti in poco tempo, e una cartografia di una regione intera in pochi mesi, secondo i mezzi disponibili.

Procedura: tracciare una curva per interpolazione

Il metodo semplificato che si usa a mano per ricavare le curve dai punti quotati.

  1. Prendi due punti quotati vicini, per esempio 128 m e 142 m, e uniscili con un segmento.
  2. Misura la lunghezza L del segmento sulla carta (nell’esempio 14 mm) e il dislivello ΔQ tra i due punti (14 m).
  3. Dividi: L / ΔQ = millimetri per metro di quota (qui 1 mm per metro).
  4. Per trovare dove passa la curva di una certa quota, calcola quanti metri mancano dal punto più basso e portali sul segmento: la curva dei 140 m sta a 140 − 128 = 12 m, cioè a 12 mm dal punto 128.
  5. Ripeti tra le varie coppie di punti e unisci i punti trovati: è una isoipsa.

L’ipotesi è che il rilievo tra i due punti salga in modo costante: è una approssimazione (“nella realtà magari non è così”).

Isoline di ogni tipo

Le isoipse sono un caso di isolina: il luogo dei punti in cui un certo parametro ha lo stesso valore. In geografia fisica e in geologia ne incontrerai tante: le isoterme (stessa temperatura, quando si parlerà di atmosfera), le isobate (stessa profondità) e altre. Qui servono le isoipse.

Punti quotati e curve di livello

L'errore classico

Il numero che compare vicino a una curva di livello non è la quota della curva: è la quota del punto quotato accanto. Una curva vicina al punto 1989 non vale 1989: potrebbe essere la 2000, la 1975, la 2025. La curva di livello ha sempre un valore multiplo dell’equidistanza (di solito scritto solo su poche curve): la quota si ricava con il ragionamento qui sotto.

Direttrici e intermedie

Sulla carta 1

.000 le curve non hanno lo stesso spessore.

TipoAspettoValoreDifferenza
Direttricepiù spessasempre multiplo di 100100 m tra una direttrice e la successiva
Intermediapiù sottilemultiplo di 25, escludendo i multipli di 10025 m dalle curve vicine; tra due direttrici ce ne sono 3 (25, 50, 75)

Tra due direttrici ci sono quindi 4 intervalli da 25 m. Su una carta 1

.000 l’equidistanza è 10 m, quindi tra due direttrici le intermedie sono di più; le direttrici possono essere ogni 50 o ogni 100 m e l’intervallo si legge nella carta. Cambia la scala, il principio resta.

Procedura: leggere la quota di una curva

  1. Riconosci il tipo: direttrice (spessa) o intermedia (sottile).
  2. Cerca un punto quotato vicino alla curva.
  3. Stabilisci se la curva sta sopra o sotto quel punto: da che parte sale il versante.
  4. Direttrice: prendi il primo multiplo di 100 nella direzione giusta. Esempio: vicino alla curva c’è il punto 1989 e il versante sale verso la curva → la curva è la 2000. Se invece c’è il punto 2219 e la curva sta sotto → è la 2200.
  5. Le altre direttrici si ricavano aggiungendo o togliendo 100 a ogni curva spessa.
  6. Intermedia: parti dalla direttrice più vicina e aggiungi o togli 25 m a ogni curva sottile. Esempio: sotto la 1800 le intermedie valgono 1775, 1750, 1725.
  7. Controlla: partendo dall’alto e dal basso i conti devono tornare (“la prova del 9”).

Esempi fatti in aula: un pallino su una direttrice: dalla 2000 si scende 1900, 1800, 1700, quindi la curva è la 1700. Un pallino su una curva sottile: riconosciuta la 1800, due intermedie sopra, quindi la curva è la 1850.

Il profilo topografico

Solo annunciato: si farà alla lavagna e sulla carta.

Dalle curve di livello si costruiscono i profili (o sezioni topografiche), che ricostruiscono l’andamento del rilievo tra due punti.

L'esercizio chiave

È l’esercizio clou della prova: “un buon profilo topografico è già circa metà del lavoro previsto nel test di cartografia”. Serve poi per tutto: metodi geologici e geomorfologici, sezioni geologiche con strati e faglie, per esempio una frana, il suo corpo accumulato al piede del versante e la superficie di scivolamento (tratteggiata in sezione) da cui ricavare gli spessori.

Pendenza e inclinazione

Due modi per descrivere quanto è ripido un versante.

Si considera un triangolo rettangolo: l’ipotenusa è il piano inclinato del versante, il cateto verticale è il dislivello Δh, quello orizzontale è la distanza planimetrica D letta sulla carta tra i due punti.

Definizione

Inclinazione: l’angolo α tra il piano orizzontale e il versante. α = arctan(Δh / D).

Pendenza: il rapporto tra dislivello e distanza, in percentuale. pendenza % = (Δh / D) × 100.

Esempio dalla slide 7: Δh = 5 m, D = 13 m → pendenza = 5/13 × 100 = 38,5%, inclinazione α = arctan(5/13) = 21°.

I range

  • Pendenza: da 0% (piano orizzontale) a infinito per una parete verticale, dove D = 0 e qualunque Δh diviso zero è infinito. Non c’è un massimo del 100%: la domanda è un trabocchetto.
  • Inclinazione: da 0° a 90°.
  • A 45° si ha Δh = D e quindi una pendenza del 100%. I versanti reali stanno tipicamente intorno al 30–50–100%, già molto ripidi.
Ndr

Il prof ha usato la parola “equilatero” per il triangolo con i cateti uguali. È un triangolo rettangolo isoscele, con angoli di 45°, 45° e 90°.

Procedura: pendenza e inclinazione tra due punti

  1. Leggi la quota di A e di B (procedura sopra) e calcola Δh = quota maggiore − quota minore.
  2. Misura con il righello la distanza A–B sulla carta in cm e convertila: su 1
    .000 D = cm × 250 m. Questa è la distanza planimetrica.
  3. Pendenza = (Δh / D) × 100.
  4. Inclinazione = arctan(Δh / D), sulla calcolatrice con la funzione tan−1, impostata in gradi (DEG) e non in radianti (RAD): altrimenti il numero è strano e non serve.
  5. Arrotonda e scrivi insieme pendenza (%) e inclinazione (°).

Esempio 1 (slide 8): quota A 1850 m, quota B 1700 m, Δh = 150 m; D = 320 m, cioè circa 1,3 cm sulla carta. Pendenza = 150/320 × 100 = 47%, inclinazione = arctan(150/320) = 25°.

Esempio 2 (slide 9): quota A 1575 m, quota B 1825 m, Δh = 250 m; D = 600 m, cioè 2,4 cm sulla carta. Pendenza = 250/600 × 100 = 41,6% (circa 42%), inclinazione = 22,6° (circa 23°). È un versante meno ripido del primo.

Ndr

In aula “600 m diviso 250 fa 2,2”: fa 2,4 cm.

Da fare

  • Rifare la procedura per leggere la quota di una curva su cinque curve della tavoletta di Rapallo, partendo da un punto quotato.
  • Calcolare pendenza e inclinazione tra due punti scelti, con le proprie misure, e controllare che la calcolatrice sia in DEG.
  • Imparare i range: pendenza da 0 a infinito, inclinazione da 0° a 90°, 45° = 100%.
  • Ricordare la regola dell’equidistanza (un millesimo della scala) e che il dato giusto è in legenda.
  • Preparare matite, righello, squadretta, carta millimetrata per il profilo topografico.
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