Come si lavora in questo corso
Ripresa delle regole della prima lezione, per chi non c’era, e qualche precisazione.
- La prima parte del corso serve a leggere bene le carte topografiche: sapersi orientare, riconoscere dove si è (crinale, fondovalle, versante), capire la morfologia. Serve per ogni carta tematica che farete dopo (geologica, geomorfologica) e per preparare le campagne di rilevamento. L’anno prossimo c’è Geomorfologia, sempre con lui.
- Attrezzatura da portare sempre: matita, gomma, righello, squadretta, matite colorate blu e rossa, fogli a quadretti e più avanti carta millimetrata, calcolatrice (il telefono basta, ma serve la funzione arcotangente per passare da pendenza a inclinazione).
- La sezione topografica fatta a mano è fondamentale anche se poi la farà il software: ci si riportano sopra le informazioni geologiche (giacitura degli strati, faglie, superfici di frana, spessori dei depositi).
- Le carte vanno chieste in segreteria didattica, non vengono date dal prof: lui vi dà le fotocopie.
Due scritti durante il corso: uno di cartografia (sezione topografica, coordinate Gauss-Boaga e geografiche, esercizi grafici e di calcolo) e uno di geografia fisica (domande aperte, grafici, disegni, commenti scritti). Entrambi vanno superati con almeno 18: un 30 in cartografia e un 15 in geografia fisica non fanno media. Chi ha passato tutti e due arriva all’orale finale, breve, con due domande (una per parte) su argomenti non già chiesti negli scritti, in uno dei due appelli tra fine gennaio e la prima decade di febbraio. In quegli appelli si possono anche ripetere gli scritti. Nello scritto di cartografia una buona sezione topografica vale 10–12 punti su 30: “fatta bene quella, avete già quasi superato la prova”.
Le carte geografiche
Carta geografica: rappresentazione grafica, in piano, della superficie terrestre o di una sua parte (nel secondo caso si parla di carta topografica; i mappamondi rappresentano l’intera superficie). È sempre ridotta, approssimata e simbolica. Dai tre aggettivi discendono i tre temi della cartografia: il concetto di scala, le deformazioni (proiezioni) e i segni convenzionali (simbolismo).
Il supporto ideale per rappresentare la Terra sarebbe una sfera, perché la Terra è sferica, o meglio un ellissoide, visto che il geoide è un po’ deformato (ne parleremo: “si parla anche in cartografia di ellissoide”). Il problema di ogni carta è trasferire una superficie sferica su un piano: bisogna “stiracchiarla” da qualche parte, e la riproduzione va fatta con le minori deformazioni possibili. Per secoli le rappresentazioni sono state fatte sui globi; nelle carte dal XVI al XIX secolo i rilievi diventano via via più precisi, fino a carte del 1842 quasi topografiche ma ancora senza curve di livello, che arrivano dopo.
Isogoniche, equidistanti, equivalenti
Le carte topografiche al 25.000 che usiamo si possono considerare quasi senza errori nella misura di distanze, direzioni e superfici: gli errori ci sono ma sono trascurabili a quella scala. Ricordando sempre che le misure sono proiettate sul piano: la superficie di un bacino misurata sulla carta (il torrente Barbarasco, 5 km²) è minore di quella reale, articolata in versanti.
Carta equidistante: conserva le distanze. Misuro 2 cm di banchina del porto di Sampierdarena, moltiplico per 25.000 e ottengo 500 m; vado lì con la rotella metrica e sono 500 m.
Carta equivalente: conserva le superfici. Lo specchio d’acqua del Porto Antico misurato sulla carta fa 1,54 km²; rilevato sul posto, 1,54 km².
Carta isogonica: conserva gli angoli, cioè le direzioni, misurate in senso orario rispetto al nord. Tra due punti leggo 115° sulla carta; sul terreno, con la bussola, leggo 115°.
Le carte topografiche a grande scala tengono tutte e tre le proprietà insieme (al 99%). Le carte dell’intero globo, degli atlanti e dei testi di geografia fisica no: hanno pregi ma anche errori evidenti, e chi le guarda deve saperlo. Ci si torna con le proiezioni, argomento “tosto”, più da orale che da scritto.
Il concetto di scala
Dal fatto che le carte sono ridotte deriva la scala: per portare il globo, o una sua porzione, su un foglio bisogna ridurlo di un rapporto prescelto a priori.
Scala numerica: rapporto tra la lunghezza misurata sulla carta e quella corrispondente sul terreno. A una distanza orizzontale sul terreno corrisponde sulla carta la frazione di quella distanza data dal rapporto di scala: 1
.000, 1.000, 1.000.Scala grafica: rappresentazione grafica dello stesso rapporto. Sulla tavoletta di Rapallo è il segmento graduato in basso al centro (cercatela sul foglio 4).
| Scala | 1 cm sulla carta corrisponde a | cioè |
|---|---|---|
| 1.000 | 5.000 cm | 50 m |
| 1.000 | 10.000 cm | 100 m |
| 1.000 | 25.000 cm | 250 m |
| 1.000 | 50.000 cm | 500 m |
Per tornare alla realtà si moltiplica per il denominatore, poi si converte: 25.000 cm sono 250 m o 0,25 km, e conviene dirlo subito in metri o chilometri per “concretizzare” il numero. Il prof ha insistito perché in aula è partito il panico delle calcolatrici: 1 m = 100 cm, 250 m × 100 = 25.000 cm. Gli esercizi si faranno sempre al 25.000, ma bisogna saper riconoscere e usare qualunque scala.
Grande scala e piccola scala. La scala è un rapporto, 1 diviso il denominatore. Più il denominatore è grande, più il rapporto è piccolo: 1
.000 è una scala più piccola di 1.000, anche se il numero sotto è più grosso. Carte a grande scala (5.000, 10.000, 25.000) mostrano aree piccole con molto dettaglio; carte a piccola scala (500.000, 1.000.000, 10 milioni) sono quelle degli atlanti e dei mappamondi.Il reticolato chilometrico, una scala grafica gratis
Sovrastampato alle carte topografiche c’è un reticolato di linee verticali e orizzontali: il reticolato chilometrico. Ogni maglia è un quadrato di 1 km di lato, cioè 1 km². Serve per le coordinate chilometriche, ma è anche una scala grafica già pronta: da un nodo all’altro c’è un chilometro, e si stimano a occhio distanze e superfici (lo specchio del Porto Antico occupa circa una maglia e mezza).
- Al 25.000 il lato della maglia sulla carta misura 4 cm (4 × 250 m = 1 km).
- Al 10.000 misura 10 cm (10 × 100 m = 1 km).
Il prof fa domande estemporanee su questo: chi si ricorda del reticolato è già a metà strada.
Passaggio di scala: non è uno zoom
La stessa zona (Sampierdarena, il promontorio di Portofino) al 25.000 e al 10.000. La carta al 10.000 non è un ingrandimento dell’altra: è stata rilevata a quella scala, e contiene punti quotati, edifici e dettagli che al 25.000 non esistono e che non compaiono zoomando. Viceversa, riportando a scala più piccola un rilevamento fatto al 10.000, molte aree spariscono: un’area di 1 cm al 10.000 diventa 2 mm al 50.000. Pregi e difetti di ogni scala.
Per i rilevamenti geologici e geomorfologici si lavora a grande scala, 10.000 o 5.000. I fogli CARG (CARtografia Geologica, l’aggiornamento della cartografia geologica nazionale) sono invece al 50.000: si rileva al 10.000 e poi si riporta tutto al 50.000, con il problema delle aree piccole che spariscono. Ne consulterete.
Gli esercizi sulla scala
Dalle slide, non ancora fatti in aula. Il denominatore si ricava sempre come distanza reale / distanza sulla carta, nella stessa unità di misura.
- Trovare la scala conoscendo la distanza reale. Distanza reale 2 km, sulla carta 8 cm: 200.000 cm / 8 cm = 25.000, scala 1.000.
- Trovare la distanza reale. Scala 1.000, sulla carta 1,5 cm: 1,5 × 5.000 = 7.500 cm = 75 m.
- Trovare la scala incognita di una carta avendo un’altra carta della stessa zona a scala nota. Tra A e B al 25.000 misuro 6 cm: distanza reale 150.000 cm. Sulla seconda carta misuro 15 cm: 150.000 / 15 = 10.000, scala 1.000. In forma compatta: misura su scala nota × denominatore noto / misura su scala incognita.
Sulla slide dell’esercizio 3 la formula compatta riporta “6 × 25.000 / 8 = 10.000”: è un refuso, il divisore è 15 come nel testo sopra (6 × 25.000 / 15 = 10.000).
Le carte storiche raccontano il territorio
Una carta di Sampierdarena di metà Settecento: il toponimo viene da “arena”, la sabbia (come arenaria). Allora tra la foce del Polcevera e la Lanterna c’era una spiaggia lunga circa due chilometri e larga cento metri, dietro una piana costiera coltivata a terrazzamenti, con pochissime case e i versanti più ripidi riconoscibili pur senza punti quotati. Sulla carta IGM al 25.000 di oggi la foce è tombata, la spiaggia non c’è più e la piana è un unico agglomerato: piana, versante, foce e linea di costa non si riconoscono quasi.
Il confronto tra carte storiche e attuali è un lavoro da geologi: prima di un sondaggio, una vecchia carta dice cosa c’era prima della cementificazione e che cosa è stato obliterato dell’assetto morfologico originario.
Chi fa le carte in Italia
- IGM, Istituto Geografico Militare: lo Stato gli ha affidato la copertura cartografica di tutto il territorio, fatta a mano tra fine Ottocento e anni Sessanta, in 60–70 anni.
In aula “Istituto Geografico di Milano”: è Militare, con sede a Firenze.
- Dagli anni Settanta l’aggiornamento è passato alle Regioni, con i servizi cartografici regionali: carte tecniche regionali al 10.000, 5.000 e 2.000, oggi restituite in modo quasi automatico da aerofotogrammetria e aggiornate ogni 10–15 anni. Principi identici all’IGM; cambia qualche dettaglio, soprattutto il sistema di coordinate. La carta regionale di Chiavari (1990 circa) copre la stessa zona della tavoletta IGM di Rapallo del 1936.
- Istituto Idrografico della Marina (sede a Genova): le carte nautiche.
- Le vecchie carte IGM, fatte a mano, sono anche fatte meglio di alcune carte regionali prodotte automaticamente senza controlli: per questo si usano in aula.
Carte nautiche, catastali, tematiche
Isobate: isolinee che uniscono i punti di uguale profondità (−10, −20, −30 m, fino alle profondità abissali). Sono le curve di livello dei fondali, e si leggono con gli stessi principi: riconoscere le forme sommerse è come riconoscere quelle emerse. Nelle carte nautiche ci sono anche moltissimi punti quotati del fondale.
- Carte catastali: mappano le proprietà, con i terreni divisi in particelle numerate (mappali) e gli edifici dentro le particelle, con la destinazione d’uso (residenziale, industriale, agricolo, bosco…). Si usano anche in geologia, a grande scala, per lavori per comuni o privati.
- Carte tematiche: costruite sopra la base topografica seguendo una legenda. Esempio del prof: la carta geomorfologica del promontorio di Portofino, con frane, forme fluviali, forme di versante, forme costiere, ognuna con colore e simbolo. Oppure la carta geologica, un colore per formazione.
Due famiglie di coordinate
Sui bordi della carta ci sono due serie di numeri. In basso e a sinistra le coordinate chilometriche, riferite al reticolato: coordinate piane. In alto, in gradi, primi e secondi, le coordinate geografiche, latitudine e longitudine: coordinate sferiche, angoli.
Non confondere le due famiglie: chilometriche piane sul reticolato, geografiche angolari sulla sfera. Attenzione anche al verso: su alcune carte la longitudine cresce da ovest verso est perché è riferita a Greenwich, sulla tavoletta di Rapallo invece cresce da est verso ovest.
Il motivo, che il prof ha solo accennato: le vecchie carte IGM non prendono come zero il meridiano di Greenwich ma quello di Monte Mario (Roma), che sta a est della Liguria. Le longitudini sono quindi “ovest da Monte Mario” e aumentano andando verso ovest. Si vedrà con le coordinate.
Gli esercizi che faremo in aula
- Ricalcare con la matita blu il reticolo idrografico (corsi d’acqua principali e affluenti) e con la rossa i crinali spartiacque, fino a delimitare un bacino idrografico: la linea chiusa che passa per i crinali e si chiude alla foce o alla confluenza del corso d’acqua principale. Sembra banale, non lo è.
- Riconoscere le forme elementari: bacini, crinali, versanti, rii.
- Il profilo topografico da A a B, da sinistra a destra, su carta millimetrata: leggere le quote delle curve di livello e ricostruire la sezione. È l’esercizio chiave dello scritto.
L’aula funziona da laboratorio. “Non fate lavorare il vostro compagno: lavorate voi, in prima persona, attivi e non passivi, e sarete pronti per lo scritto.”
Da fare
- Prossime lezioni: mercoledì 7 ottobre, mattina (9–11, CT.09) e pomeriggio (14–16, B1.01). Si parte dalle proiezioni.
- Portare le 4 fotocopie di Rapallo, matite blu e rossa, righello e squadretta.
- Rifare i tre esercizi sulla scala e provare con numeri propri.
- Sulla tavoletta: trovare la scala grafica, misurare con il righello il lato di una maglia del reticolato (deve fare 4 cm) e stimare a occhio una distanza contando le maglie.