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Lezione 3 · Onde, orbitali e numeri quantici

Venerdì 9 ottobre 2026 · Pavlo Solokha · Appunti dalla registrazione audio e dalle slide «Teoria atomica»; i primi minuti, non registrati, sono ricostruiti solo dalle slide 22–34

L'audio parte a metà della slide 35 (onde stazionarie). I minuti prima, probabilmente le slide 22–34 su luce, spettri, Bohr e de Broglie, sono ricostruiti nella sezione «Dalle slide» e segnati come tali: non so quanto il prof ci sia arrivato a voce. Un loop di numeri copre il passaggio sulle lettere s, p, d, f, sistemato con le slide sugli orbitali. Le note [ndr] sono precisazioni mie.

Dalle slide: luce, spettri, Bohr e de Broglie

Parte non registrata, ricostruita dalle slide 22–34. La tengo come base: l’audio che segue dà questi concetti per scontati (il prof parla di Bohr e de Broglie al passato).

La luce come onda

La luce è radiazione elettromagnetica, con lunghezza d’onda λ, frequenza ν e velocità c = 3 × 108 m/s nel vuoto: λ · ν = c. Esempi sulla slide: λ = 400 nm (violetto) e λ = 700 nm (rosso). Seguono lo spettro elettromagnetico e la diffrazione (la deviazione di un’onda che incontra un ostacolo). Corpo nero, fotone E = h·ν ed effetto fotoelettrico sono già negli appunti della lezione 2.

Lo spettro di emissione dell’idrogeno

Lo spettro dell’atomo di idrogeno non è continuo: è fatto di righe spettrali ben distinte. Nel visibile sono la serie di Balmer, descritta dall’equazione sperimentale

Definizione

1/λ = R · (1/2² − 1/n²), con n > 2 e R = 1,0974 × 107 m−1. È la correlazione dei dati sperimentali con un’equazione, ma senza spiegazione teorica.

Il modello di Bohr (1913)

L’elettrone descrive un’orbita circolare attorno al nucleo secondo la meccanica classica, con una condizione in più che tiene conto della quantizzazione dell’energia di Planck: i raggi delle orbite possibili sono quantizzati,

Definizione

rn = n² · r1, con r1 = 0,53 Å e n = 1, 2, 3… (numero quantico di Bohr).

Il passaggio dell’elettrone da un livello a un altro comporta assorbimento di energia (se sale) o emissione (se scende): è il meccanismo dello spettro di emissione. Le serie dell’idrogeno:

SerieRegioneTransizioni
Lymanultraviolettoverso n = 1
Balmervisibileda n > 2 verso n = 2
Pascheninfrarossoda n > 3 verso n = 3

Il limite del modello di Bohr: interpreta lo spettro dell’idrogeno, ma non quelli degli atomi con più elettroni.

La relazione di de Broglie

Partendo da E = mc² e E = h·ν: h·ν = mc², quindi h·ν/c = mc = p, cioè

Definizione

p = h/λ, o λ = h/p: ogni particella con quantità di moto p ha una lunghezza d’onda associata.

ParticellaLunghezza d’onda di de Broglie
Fotone (giallo)~600 nm
Elettrone (v ≈ 105 m/s)~6 nm
Atomo di sodio (80 K, v ≈ 300 m/s)~0,06 nm
Pallina da baseball (170 g, 40 m/s)~6 × 10−26 nm

Per un oggetto macroscopico l’onda è assolutamente trascurabile; per un elettrone no. Perciò è possibile descrivere l’elettrone come un’onda. A questo si aggiunge il principio di Heisenberg (non si può conoscere con precisione la traiettoria di una particella elementare) e la teoria di Schrödinger (1926), la meccanica ondulatoria, che descrive il comportamento dell’elettrone nell’atomo partendo dalle onde stazionarie.

Onde stazionarie e nodi

L’audio riparte dalla corda fissata agli estremi: ogni onda possibile ha un numero preciso di nodi, e più nodi significa più energia.

Nell’onda fondamentale i soli punti fermi sono i due estremi fissi della corda. Agitando di più la corda, l’energia dell’onda aumenta e compaiono dei nodi interni: uno, poi due, poi tre, e così via. Il numero dei nodi può solo crescere a scatti, per numeri interi: è la stessa idea di grandezza discreta che ritorna in tutta la lezione.

Definizione

Nodo: punto in cui l’onda non oscilla. Non è un punto dove c’è energia: l’energia è associata all’onda nella sua interezza, non al nodo. L’onda con energia più bassa è quella con zero nodi interni; quella con energia subito maggiore ne ha uno, poi due, e così via.

Il numero di nodi è sempre n − 1, dove n è il numero quantico: per n = 1 zero nodi (stato fondamentale), per n = 2 un nodo, per n = 3 due nodi.

Per un’onda stazionaria “macroscopica” (la corda) l’energia dipende da due cose: n, che sta al numeratore (più n, più energia), e dalla lunghezza L del sistema. Il prof non ha chiesto di ricordare tutti i termini dell’equazione.

Ndr

In aula L è stata chiamata “lunghezza dell’onda”: è la lunghezza del sistema in cui l’onda sta confinata (la corda). La formula sulla slide è E = h²n²/(8mL²).

L’elettrone come onda

L’atomo è un oggetto sferico, e l’elettrone, oltre a essere una particella, si muove molto velocemente e ha le proprietà di un’onda. Lo si può quindi pensare in modo simile alla corda: come un’onda con la sua energia e con il suo numero di nodi, e anche per l’atomo valgono le stesse regole. Sono possibili solo onde con un numero discreto di nodi, 0, 1, 2…: stato fondamentale n = 1 con zero nodi, secondo stato n = 2 con un nodo, e così via. Una quantità intermedia è proibita.

Energia dell’atomo di idrogeno

Per l’elettrone attorno al nucleo l’energia si esprime con un’equazione diversa da quella della corda:

Definizione

En = − RH · Z² / n²

RH è la costante di Rydberg; Z è la carica nucleare effettiva, legata al numero di protoni e alla forza di interazione con l’elettrone (per l’idrogeno Z = 1); n è il numero quantico. Questa volta n sta al denominatore, e davanti c’è un segno meno.

  • Stato fondamentale, n = 1, Z = 1: E1 = − RH.
  • Secondo stato, n = 2: E2 = − RH/4.
  • Così via per n = 3, 4… fino all’infinito, dove l’energia tende a zero (elettrone ionizzato, E = 0).
Nota

Dalla slide: RH = 2,18 × 10−18 J (= 3,29 × 1015 Hz); moltiplicata per il numero di Avogadro, NA · RH = 1312 kJ/mol.

Il trucco del segno

Con il meno davanti e n al denominatore, più alto è n, più alta è l’energia: −RH/4 è maggiore di −RH perché è meno negativo. Non farsi ingannare dal fatto che il numero diventa più piccolo.

Per far salire l’elettrone dal primo al secondo livello serve la differenza tra le due energie, dal terzo la differenza tra E3 e E1, e così via: l’energia scambiata è quantizzata, può avere solo certi valori. È la spiegazione più completa di quello che aveva ipotizzato Bohr, che aveva assunto energie ammissibili senza sapere perché: ragionare sull’elettrone come un’onda, come aveva proposto de Broglie, le fa uscire da sole. Per questo non c’è da stupirsi se un oggetto riscaldato scambia energia a “pacchetti” e non in quantità qualsiasi.

Ndr

Nel transcript il calcolo del salto 1 → 2 non si capisce. La differenza tra − RH/4 e − RH è 3/4 di RH.

L’equazione di Schrödinger e il principio di indeterminazione

Schrödinger, scienziato austriaco, aveva passato la vita a studiare le onde stazionarie, e sapeva usare un linguaggio matematico elegante: ha scritto un’equazione che descrive tutto questo. Il problema è che l’onda della corda ha una dimensione (basta la coordinata x), mentre l’elettrone nell’atomo è un oggetto tridimensionale: servono x, y, z. Da qui nasce una nuova fisica, la meccanica ondulatoria (o quantistica).

Definizione

Principio di indeterminazione di Heisenberg: nel microcosmo, se l’oggetto è piccolo e si muove velocemente, non si può conoscere con precisione elevatissima insieme dove si trova e come si muove: o l’uno o l’altro. Nel macrocosmo non è così: un missile lanciato si può prevedere con grande precisione, perché è un oggetto grosso.

Ndr

In aula “o conosco dove si trova, oppure la sua energia”. Le due grandezze legate dal principio sono posizione e quantità di moto (cioè velocità).

Schrödinger scrive l’equazione con una funzione d’onda ψ (psi) che rappresenta lo stato dell’elettrone: da una parte alcune operazioni matematiche applicate a ψ, in cui compaiono due termini, energia cinetica ed energia potenziale; dall’altra l’energia dell’onda moltiplicata per la stessa ψ. Si cerca quali onde, cioè quali orbitali, sono ammissibili per l’elettrone. L’equazione è stata risolta in modo esatto solo per l’atomo di idrogeno, un protone e un elettrone, che è un sistema semplice.

All'esame

L’equazione di Schrödinger non viene chiesta: serve solo per spiegare come nascono gli orbitali e i numeri quantici.

Quando l’elettrone assorbe energia succede quello che si vedeva con la corda agitata di più: l’onda cambia. Anche l’elettrone cambia il suo orbitale, la sua forma e la sua energia.

I numeri quantici

La soluzione è molto complessa, ma ha caratteristiche precise: tre numeri quantici, perché l’onda è tridimensionale. Sono numeri interi e non sono indipendenti: uno dipende dall’altro, quindi, dato il primo, a cascata si ricavano gli altri.

Definizione
  • n, numero quantico principale: 1, 2, 3, 4… (solo interi positivi).
  • l, numero quantico orbitale (momento angolare): da 0 a n − 1.
  • ml, numero quantico magnetico: da − l a + l, cioè 0, ±1, ±2, … ± l.

Esempi, ragionando a cascata:

nl possibiliml possibiliQuanti orbitali
1001
20, 1per l = 0: 0 · per l = 1: −1, 0, +14
30, 1, 20 · −1, 0, +1 · −2, −1, 0, +1, +29

Il numero di orbitali di un livello è n². Lo stato fondamentale è definito da (n, l, ml) = (1, 0, 0): esiste una sola funzione, ψ100. Il numero di valori di ml per un dato l è 2l + 1, e dice quanti orbitali di quel tipo esistono.

Gli orbitali, dalla lettera ai numeri

Si indicano solo i primi due numeri quantici (da cui dipende l’energia) e l si scrive con una lettera:

l0123
Letteraspdf
Valori di ml = quanti orbitali1357

(poi viene il 9, e così via per i tipi successivi). Quindi: 1s è n = 1, l = 0; 2s è n = 2, l = 0; i tre 2p sono n = 2, l = 1; i cinque 3d sono n = 3, l = 2.

  • Gli orbitali dello stesso tipo e livello, come i tre p (px, py, pz), hanno la stessa energia: si dicono degeneri.
  • In ogni livello l ≤ n − 1: non esiste 2d, esiste invece 4f (n = 4, l = 3), con 7 orbitali.
  • La lettera dice la forma: s sferico (cambia solo dimensione, energia e numero di nodi, ma la forma resta sferica), p a due lobi (un “manubrio” con un piano nodale al centro), d a “quadrifoglio”, f più complicata.
Ndr

Per l’atomo di idrogeno gli orbitali dello stesso livello hanno la stessa energia, quindi 2s e 2p sono uguali per energia. Negli atomi con più elettroni non è più così (si vedrà più avanti).

Che cosa significa la funzione d’onda

La funzione d’onda ψ è un’ampiezza, può essere positiva o negativa, e in sé non ha nessun significato fisico nel microcosmo. Quello che ha significato è il suo quadrato.

Definizione

ψ² è la probabilità (la densità di probabilità) di trovare l’elettrone in un punto dello spazio. Per il principio di Heisenberg la posizione esatta non si può conoscere: l’unico parametro che esiste è la probabilità.

L’immagine del prof è il melo: l’albero è il nucleo, le mele cadute sono le posizioni dell’elettrone. La mela può finire in qualsiasi punto attorno all’albero; a un chilometro è molto improbabile, ma mai impossibile. Così l’elettrone: la probabilità di trovarlo lontano dal nucleo è piccola, ma non è mai nulla, nemmeno a distanza infinita.

Per rappresentare un orbitale si fanno due cose:

  1. Il grafico di ψ² in funzione della distanza dal nucleo (0 = il nucleo).
  2. Dato che l’elettrone è in un oggetto tridimensionale, si moltiplica per un coefficiente geometrico e si ottiene la distribuzione radiale di probabilità: ha un picco, che è la distanza più probabile dal nucleo.

Per il 1s dell’idrogeno il picco è a 0,53 Å, lo stesso valore che Bohr aveva ricavato postulando gli stati energetici. È l’unione di due teorie, una approssimativa e una rigorosa, e per Schrödinger vale il Nobel.

Per convenzione, la superficie con cui si disegna un orbitale è quella che racchiude il 95% della probabilità di trovare l’elettrone; il resto non interessa. Nei disegni i lobi sono colorati in giallo e blu: indicano il segno della funzione d’onda (positiva o negativa), non una carica.

I nodi degli orbitali

Un nodo in un orbitale è un punto, un piano o una superficie in cui la probabilità di trovare l’elettrone è zero, come una zona proibita attorno al melo dove non cadrà mai una mela. Quanti nodi ha un orbitale è lo stesso discorso della corda: più nodi, più energia.

  • 1s: nessun nodo, un solo picco.
  • 2s: un nodo, una sfera dove la probabilità è zero. Al centro la probabilità è alta, poi nulla, poi di nuovo qualcosa più fuori.
  • 3s: due nodi.
  • 2p: un nodo, che è un piano (il piano nodale).
Definizione

Esistono due tipi di nodi:

  • Nodi angolari: piani o coni. Il loro numero è uguale a l.
  • Nodi radiali: superfici sferiche. Il loro numero è n − l − 1.

Il numero totale di nodi è n − 1.

OrbitalenlNodi totaliAngolariRadiali
1s10000
2s20101
2p21110
3s30202
3p31211
3d32220
4f43330

2s e 2p hanno lo stesso numero totale di nodi, perché hanno la stessa energia; cambia la natura del nodo, sferico in un caso e piano nell’altro. Gli orbitali s non hanno mai nodi angolari: i loro nodi sono tutti sferici.

Quando l’elettrone assorbe l’energia giusta e sale da 1s a 2s o 3s, la sua forma cambia: compaiono nodi. Se poi torna allo stato fondamentale, riprende la forma di prima e rilascia l’energia in eccesso. Come fa a esistere una zona dove non si trova mai, e comunque a “passare” da una parte all’altra? Perché nel microcosmo le cose non sono continue ma quantizzate, e funzionano con regole che nel macrocosmo non esistono.

Lo spin

Le misure sperimentali hanno mostrato che l’elettrone ha un’altra proprietà. Se un fascio passa tra i poli di una calamita, si divide in due: una metà viene attratta verso un polo, l’altra verso l’altro. L’elettrone risponde al campo magnetico come se ruotasse su se stesso, in senso orario o antiorario.

Definizione

Spin: quarto numero quantico, ms, che assume solo due valori, +½ e −½ (senso orario e antiorario). Nei diagrammi si disegna con una freccia: di solito verso l’alto per +½, verso il basso per −½.

Quindi per descrivere un elettrone in un atomo servono quattro numeri quantici: n, l, ml, ms.

Ndr

L’esperimento descritto è quello di Stern e Gerlach (1922), fatto con un fascio di atomi di argento, non di elettroni estratti dall’atomo: l’atomo si comporta come un piccolo magnete per lo spin del suo elettrone spaiato.

Da fare

  • Esercizio da rifare: dato n = 4, scrivere tutti i valori di l e di ml e contare gli orbitali (devono venire 16 = n²).
  • Imparare a memoria: s, p, d, f con 1, 3, 5, 7 orbitali; l da 0 a n − 1; ml da −l a +l.
  • Per ogni orbitale (1s, 2s, 2p, 3s, 3p, 3d, 4f) saper calcolare nodi totali, angolari e radiali.
  • Ripassare il trucco del segno nell’energia dell’idrogeno e la differenza tra ψ e ψ².
  • Il prof riprende lunedì: fare le domande a lezione se qualcosa non è chiaro, non “in commento”.
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