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Lezione 2 · Gli atomi e la teoria atomica

Lunedì 5 ottobre 2026 · Pavlo Solokha · Appunti dalla registrazione audio (tre parti) e dalle slide «Gli atomi e la teoria atomica»

Lezione al Dipartimento di Chimica. Le slide arrivano molto oltre (82 pagine): la lezione si ferma al dualismo onda-particella, il resto è rinviato alla prossima. Un loop della trascrizione copre un esercizio sugli ioni, ricostruito dalle slide. Le note [ndr] sono precisazioni mie.

La storia della teoria atomica

Fino a fine Ottocento l’atomo era una pallina omogenea, compatta e indivisibile. Una serie di esperimenti tra fine Ottocento e inizio Novecento ha mostrato che è un sistema con una struttura interna. Il prof ha aperto con la foto del congresso Solvay del 1927: i fisici che hanno capito com’è fatta la materia, Marie Curie compresa.

Thomson e il tubo a raggi catodici

In un tubo di vetro in cui è stato fatto il vuoto si mettono due elettrodi di rame, catodo e anodo, e si applica un’alta tensione. Dalla parte opposta un rivelatore (uno schermo che si illumina se colpito da una radiazione) mostra che dal catodo parte qualcosa: un flusso di particelle, i raggi catodici. Thomson dimostra che sono portatori di carica: con le piastre di un condensatore il fascio devia da una parte, con un campo magnetico dall’altra. Regolando i due campi fino a compensarli, dai loro valori ricava il rapporto carica/massa dell’elettrone: −1,76 × 108 C/g (Nobel 1906).

È una scoperta enorme: elettricità, accumulo di energia, correnti, lo stato solido, quasi tutto si spiega con gli elettroni.

Millikan e la carica dell’elettrone

Un nebulizzatore produce goccioline d’olio piccolissime, che cadono tra le due piastre di un condensatore. Dal tempo di caduta e dal volume si stima la massa di ogni goccia. Nella camera un fascio di raggi X ionizza il gas, cioè gli strappa elettroni, che si depositano sulle gocce (lo stesso fenomeno dei capelli che seguono il pettine: lo strofinio sposta elettroni). Regolando il campo elettrico fino a tenere una goccia sospesa, forza di gravità e forza elettrica si equivalgono: da qui la carica dell’elettrone, −1,60 × 10−19 C, e combinandola col rapporto di Thomson la sua massa, 9,10 × 10−28 g (Nobel 1923).

Nota

Per capire il mondo microscopico servono due teorie insieme, corpuscolare e ondulatoria. Finora l’elettrone sembra un corpuscolo, con massa e carica. Più avanti si vedrà che è anche un’onda.

Radioattività e particelle alfa beta gamma

Gli atomi pesanti tendono a decomporsi, da soli, senza che nessuno faccia niente: da un atomo pesante si ottengono atomi più leggeri, più particelle. Il processo inverso, da atomi leggeri a pesanti, avviene solo nelle stelle, con energie e gravità enormi: quasi tutti gli elementi che abbiamo sulla Terra sono nati lì, miliardi di anni fa, e sono arrivati come polvere. La radioattività (Becquerel) è la finestra più importante sulla materia, perché mostra cosa c’è dentro un atomo.

Nel video, con una sorgente tra due piastre cariche:

SorgenteParticellaNel campo elettricoCos’è
Carbonio-14β (beta)devia verso la piastra positivaelettroni emessi dal nucleo: un neutrone si trasforma in un protone e in un elettrone
Cobalto-60γ (gamma)non deviaradiazione senza carica, altissima energia
Radon-222α (alfa)devia verso la piastra negativanuclei di elio: 2 protoni + 2 neutroni, carica 2+ (42He2+)

Il radon è un gas nobile, chimicamente inerte: non viene attaccato da nulla nel suolo, ed emette particelle alfa spontaneamente.

Rutherford e il nucleo

Il modello di Thomson era il “panettone”: un impasto positivo con gli elettroni dentro come l’uvetta. Rutherford (britannico di origine neozelandese, Nobel per la chimica 1908) lo demolisce con l’esperimento della lamina d’oro. L’oro è il metallo più malleabile che esista (da un grammo si tirano chilometri di filo), quindi si ottiene una lamina spessa pochi strati atomici. Una sorgente radioattiva spara particelle alfa contro la lamina, a circa 1,4 × 107 m/s (il 5% della velocità della luce); uno schermo di solfuro di zinco si illumina dove viene colpito.

Il racconto del prof: lo studente, ricco e antipatico, viene messo in una stanza buia a contare i lampi per ore e ore, con lo schermo dietro la lamina. Vede quello che tutti si aspettano, cioè le particelle che passano come se la lamina non ci fosse. Rutherford, forse per ripicca, gli dice di guardare anche dall’altra parte: e lo studente torna dicendo che lo schermo si illumina anche davanti. Qualche particella alfa viene rimbalzata indietro.

Definizione

È come sparare contro un foglio di carta e vedere qualche proiettile tornare indietro: la massa dell’atomo è concentrata in un volume piccolissimo, il nucleo, carico positivamente. La maggior parte delle alfa passa nel vuoto; quelle rare che centrano il nucleo trovano un muro. Il protone ha carica opposta all’elettrone e massa 1840 volte maggiore (1,67 × 10−24 g).

Il modello di Rutherford però non è compatibile con la meccanica e l’elettromagnetismo classici, e non spiega gli spettri di emissione degli atomi: servirà altro.

Chadwick e il neutrone

Restava un conto che non tornava: l’elio ha due protoni ma pesa quattro volte l’idrogeno, non due. Chadwick bombarda il berillio-9 con particelle alfa e ottiene carbonio-12, molta energia e una nuova particella: α + 9Be → 12C + 1n. La massa, in parte, si conserva (4 + 9 = 13 = 12 + 1). Il neutrone ha massa paragonabile al protone (leggermente maggiore) e nessuna carica. Nobel 1935.

Nota

L’energia liberata in processi nucleari come questo non ha paragoni con quella delle reazioni chimiche più violente: l’esplosione della dinamite non ha niente a che vedere.

Le particelle dell’atomo

ParticellaCarica relativaCarica assolutaMassa relativa (u)Massa assolutaDove sta
Protone p+1++1,602 × 10−19 C1,007271,673 × 10−24 gnucleo
Neutrone n0001,008661,675 × 10−24 gnucleo
Elettrone e−1−−1,602 × 10−19 C0,000559,109 × 10−28 gfuori dal nucleo
  • Si usano le cariche relative (+1, −1) perché i valori assoluti sono scomodi.
  • Protone e neutrone pesano circa uguale; l’elettrone è circa 2000 volte più leggero (1840). Nella massa dell’atomo contano protoni e neutroni; gli elettroni sono “gli spiccioli”, come quando chiedi due chili di carne e il macellaio te ne dà 2,03.
  • Dimensioni: raggio atomico ~10−10 m (100 pm), raggio del nucleo ~5 × 10−15 m. Il nucleo è circa 10.000 volte più piccolo dell’atomo: se l’atomo fosse uno stadio, il nucleo sarebbe una biglia. Per questo solo una piccola percentuale di particelle alfa veniva rimbalzata.
  • L’atomo è lo spazio che comprende nucleo ed elettroni. Nell’atomo neutro il numero di elettroni è uguale a quello dei protoni.
  • Non esiste nucleo senza protoni. Il numero di neutroni invece non segue una regola precisa: di solito gli isotopi stabili ne hanno un numero simile ai protoni, ma non necessariamente uguale.
Nota

Solo per curiosità, non da ricordare. I protoni e i neutroni non sono indivisibili: sono fatti di quark tenuti insieme da gluoni. L’up quark ha carica +2/3, il down −1/3: un protone è uud (+2/3 +2/3 −1/3 = +1), un neutrone udd (+2/3 −1/3 −1/3 = 0). I protoni, tutti positivi, stanno insieme nel nucleo grazie alle forze nucleari, di ordine di grandezza molto maggiore della repulsione elettrica: sono le stesse forze che liberano enormi quantità di energia.

Numero atomico e numero di massa

Definizione

Numero atomico (Z): il numero di protoni nel nucleo. Identifica l’elemento e coincide con la sua posizione nella tavola periodica: il carbonio è il sesto perché ha 6 protoni. Non esiste “carbonio con 7 protoni”: 7 protoni sono un altro elemento.

Numero di massa (A): protoni + neutroni, cioè Z + neutroni. Gli elettroni non si contano, sono trascurabili.

Simbolo: AZX, con A in alto a sinistra e Z in basso a sinistra. 126C: 6 protoni, 6 neutroni, e nell’atomo neutro 6 elettroni. 168O: 8 protoni, 8 neutroni, 8 elettroni; è più pesante del carbonio-12 perché nel nucleo ha 16 particelle contro 12.

Il pedice Z è ridondante: “uranio-235” basta, perché uranio significa già 92 protoni. Si chiama anche nuclide una specie atomica definita da Z e A.

Gli isotopi

Definizione

Isotopi: atomi dello stesso elemento (stesso numero di protoni, stesso Z) con diverso numero di neutroni, quindi diverso numero di massa A.

  • Uranio-235 e uranio-238: 92 protoni entrambi, ma 143 e 146 neutroni. Tutti e due piuttosto stabili. L’uranio-235 è radioattivo e viene usato nei reattori.
Ndr

In aula “usato per la fusione”: è la fissione nucleare; il prof si è poi corretto da solo.

  • Ossigeno-16, -17, -18: gli isotopi stabili dell’ossigeno. Di isotopi noti l’ossigeno ne ha 17, l’uranio 26, ma quasi tutti sono instabili e si decompongono all’istante, perché il rapporto protoni/neutroni si allontana troppo da 1. L’ossigeno-7 non esiste; il più leggero conosciuto è l’ossigeno-12. Che cosa fissi il limite non lo sappiamo: “semplicemente, non lo sappiamo”.
  • Carbonio-12, -13, -14: C-7 (6 protoni e un solo neutrone) non piace a nessuno; C-12, C-13, anche C-15 sono più naturali. Per vederli tutti: su ptable.com, voce “isotopi”.
  • Idrogeno: prozio (1 protone, 0 neutroni, l’unico isotopo nell’universo senza neutroni, di gran lunga il più abbondante), deuterio (1 neutrone), trizio (2 neutroni). L’acqua fatta con deuterio è l’acqua pesante: massa maggiore e proprietà chimiche un po’ diverse, usata nei reattori per catturare neutroni.
Ndr

Più precisamente l’acqua pesante nei reattori fa da moderatore: rallenta i neutroni senza assorbirli, proprio perché il deuterio ne cattura pochissimi (molto meno dell’idrogeno normale). Così i neutroni lenti continuano la fissione dell’uranio-235.

Gli ioni

Delle tre particelle, la più facile da togliere a un atomo è l’elettrone: sta fuori dal nucleo. Il nucleo lo si tocca solo con il decadimento radioattivo. Tutti i processi chimici che studieremo coinvolgono al massimo gli elettroni, mai i nuclei.

Definizione

Ione: atomo, o gruppo di atomi, con una carica positiva o negativa.

Catione: ione con carica positiva. Un atomo neutro che perde uno o più elettroni: i protoni non sono più compensati. Na (11 p, 11 e) → Na+ (11 p, 10 e).

Anione: ione con carica negativa. Un atomo neutro che acquista uno o più elettroni, e li tollera restando stabile. Cl (17 p, 17 e) → Cl− (17 p, 18 e).

Ione monoatomico: fatto da un solo atomo: Na+, Cl−, Ca2+, O2−, Al3+, N3−.

Il sodio-23 ha 11 protoni e 12 neutroni: di nuovo numeri simili. I cationi arrivano al massimo a carica 3+ (“cariche 10− o 20− non esistono”).

Esercizi fatti in aula

Il metodo è sempre lo stesso: i protoni li dà Z (il simbolo dell’elemento), i neutroni sono A − Z, gli elettroni sono Z meno la carica (per un catione) o Z più la carica (per un anione).

SpecieProtoniNeutroniElettroni
146C686
116C656
2713Al3+131410
7834Se2−344436
N3−7—10
Fe2+26—24
I−53—54
Ca2+20—18

Esercizio inverso, dal numero di elettroni alla specie (serve la tavola periodica):

  • 28 elettroni e carica 2+ → Zn2+ (Z = 30). 10 elettroni, neutro → Ne. 9 elettroni, neutro → F.
  • Due atomi neutri con 5 elettroni e numero di massa diverso: sono due isotopi del boro, 10B e 11B.
  • Catione del gruppo 14 con 80 elettroni: si scorre il gruppo cercando chi ha un numero di elettroni vicino; lo stagno ne ha 50, il piombo 82, quindi Pb2+.
  • Anione del gruppo 16 con 36 elettroni: il selenio (34) con due in più, Se2−.
  • Catione di un metallo alcalino con 36 elettroni: il rubidio (37) meno uno, Rb+.
Metodo

Contare sempre nello stesso ordine: Z dal simbolo, neutroni da A − Z, elettroni da Z corretto per la carica. Negli ioni cambia solo il numero di elettroni: protoni e neutroni restano quelli dell’atomo.

La luce come onda

Sembra lontano dalla chimica, ma le particelle piccole in movimento, e soprattutto gli elettroni, hanno proprietà molto simili alla luce.

La luce è una radiazione elettromagnetica: l’oscillazione di un campo elettrico e del campo magnetico indotto, che si propaga nello spazio. È descritta da un’onda con:

  • lunghezza d’onda λ: la distanza tra due creste. Il puntatore laser rosso ha λ ≈ 700 nm, quello blu ≈ 400 nm (nano = 10−9);
  • frequenza ν: quante oscillazioni nell’unità di tempo;
  • velocità c: nel vuoto tutte le radiazioni elettromagnetiche viaggiano alla velocità della luce, c = 3 × 108 m/s, cioè 300.000 km/s.
Definizione

λ · ν = c. Poiché c è costante, lunghezza d’onda e frequenza sono inversamente proporzionali: λ più corta, frequenza più alta. A 400 nm le creste sono più ravvicinate, l’onda oscilla più spesso.

Lo spettro elettromagnetico copre un intervallo enorme: raggi gamma, raggi X, ultravioletto, luce visibile, infrarosso, microonde, onde radio. Sono tutte la stessa cosa, radiazione elettromagnetica che viaggia a c; cambiano solo λ e ν. Le onde radio hanno lunghezze d’onda anche di centinaia di metri.

Ndr

In aula “le radioonde sono quelle a frequenza maggiore”: sono quelle a lunghezza d’onda maggiore e quindi a frequenza minore. I raggi gamma stanno all’estremo opposto.

Il visibile è la fetta tra circa 400 e 700 nm: dal blu al rosso, con verde, giallo e arancione in mezzo. Una luce con una sola lunghezza d’onda, come il laser, è monocromatica; la luce del neon in aula, che contiene molte lunghezze d’onda insieme, la vediamo bianca: è policromatica. Un prisma la scompone nelle sue componenti, lo spettro.

Diffrazione: la deviazione della traiettoria di un’onda quando incontra un ostacolo. (Dalle slide; solo citata.)

Il corpo nero e il quanto di Planck

Nel 1900 la fisica classica spiegava tutto, orbite, traiettorie, moti parabolici, tranne un problema: il corpo nero. Un oggetto scaldato (una piastra elettrica) diventa prima rosso, poi sempre più incandescente fino al bianco accecante. La teoria classica prevedeva una curva di intensità in funzione della temperatura, l’esperimento ne dava un’altra: più caldo l’oggetto, più intenso il picco, e il colore scivola verso il bianco.

Max Planck, bravo matematico, trova una legge che descrive quell’andamento introducendo una costante, la costante di Planck, h = 6,63 × 10−34 J·s, un numero piccolissimo. Il significato è rivoluzionario: l’energia non viene scambiata in modo continuo ma a pacchetti, i quanti: E = n·h·ν. O un pacchetto intero, o niente, nessun valore intermedio. Planck stesso non ci credeva, eppure prende il Nobel nel 1918: sono le basi della teoria quantistica, quella che spiegherà l’energia degli elettroni nell’atomo.

Il fotone e l’effetto fotoelettrico

Mettendo filtri successivi davanti a una sorgente, l’intensità si dimezza, poi si divide per 4, per 8, e così via. Fino a dove? Qual è la parte più piccola della luce, come l’elettrone per l’atomo?

Definizione

Il fotone è la parte indivisibile della luce. La sua energia è E = h·ν: costante di Planck per la frequenza. Un fotone solo ha un’energia minuscola; il puntatore laser, in una frazione di secondo, ne manda miliardi e miliardi.

La luce è un’onda, ma è fatta di corpuscoli. Lo dimostra l’effetto fotoelettrico di Einstein (Nobel): irradiando un metallo, la luce rossa non fa nulla; la luce verde strappa qualche elettrone dalla superficie; la blu ne strappa di più. Si spiega solo immaginando corpuscoli: un fotone urta un elettrone e lo scalza via, e lo fa solo se ha abbastanza energia. Riducendo λ aumenta ν, e aumenta l’energia del fotone: esiste una soglia di energia sotto la quale il fenomeno non avviene, qualunque sia l’intensità.

Da capire bene

La luce è solo onda o solo corpuscolo? Nessuna delle due: è dualismo onda-particella. Vale per la luce e per gli oggetti microscopici, elettrone compreso. Difficile da immaginare, ma le regole del mondo microscopico sono queste.

Da fare

  • Ripassare le costanti della tabella delle particelle e le relazioni tra Z, A, protoni, neutroni ed elettroni.
  • Rifare da soli gli esercizi sugli ioni, in entrambe le direzioni (dalla specie ai numeri e dai numeri alla specie), con la tavola periodica davanti.
  • Continuare a imparare nome e simbolo degli elementi 1–30, 35–38, 47, 53–56, 78, 79.
  • La prossima lezione riprende dalla luce e dagli spettri: rileggere λ·ν = c ed E = h·ν.
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