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Geologia 1 · Modulo 2 · Geologia stratigrafica

Lezione 11 · Calcari alloctoni e costituenti dei carbonati

Venerdì 16 ottobre 2026 · Michele Piazza · Appunti dalle registrazioni audio (due trascrizioni confrontate: Buzz e iPhone) e dalle slide «4. Le rocce sedimentarie» (43 pagine, slide 26–30)

Continua la lezione del 15 ottobre. Le due trascrizioni sono quasi identiche e sbagliano negli stessi punti: ho usato le slide per i nomi. Nel mezzo c'è stato un intervallo informale che ho lasciato fuori, salvo le comunicazioni sul corso. La lezione si ferma prima delle dolomie (slide 31 in poi). Le note [ndr] sono precisazioni mie.

Comunicazioni

  • Lunedì 19 ottobre la lezione riprende dalle dolomie (slide 31 in poi).
  • Uscita del 28 ottobre: il prof, Federico o Briguglio mandano l’elenco di cosa portare. I DPI li avete tutti. Si è in zona protetta: niente martello e niente raccolta di campioni. “Mi raccomando, il 28 siate vivi e vegeti.”
  • Fine aprile: un campo di tre giorni con base in una locanda a Piana Crixia (entroterra savonese), con giri tra Zuccarello e Sassello (le altre tappe sono poco chiare nell’audio). Nel secondo semestre sono previste due escursioni di Geologia, una di Paleontologia e il campo, Geologia 1 e Paleontologia insieme. Sulla carta un giorno è di Paleontologia, uno di Piazza e uno di Federico, ma in pratica “facciamo un po’ di tutto ogni volta”.
  • Consiglio del prof: se dovete scegliere quando ammalarvi, fatelo in un giorno di lezione e non in uno di terreno. Una lezione si recupera dal libro e dagli appunti di un compagno; una giornata sul terreno è tecnicamente impossibile da recuperare.
  • Nessun compitino parziale di Geologia (confermato; Federico ha la stessa impostazione).

I calcari alloctoni: ripasso dello schema

Si riprende dalla seconda metà della tabella di Embry e Klovan, quella dei calcari alloctoni.

Gli alloctoni sono i calcari in cui gli elementi costituenti non sono legati in situ: c’è stato trasporto, si tratta di materiale sciolto che ha avuto un’origine, si accumula, costituisce il sedimento e poi litifica. Dal punto di vista genetico sono quindi molto più vicini alle clastico-terrigene. Si resta sempre in un contesto interamente carbonatico: sia lo scheletro sia l’interstiziale sono carbonatici. Esistono anche i termini ibridi, con mescolanza di carbonatico e silicoclastico, di cui si è già parlato.

Negli autoctoni la classificazione dipendeva dall’architettura di crescita degli organismi costruttori, quindi da un criterio quasi paleontologico. Qui è un contesto più petrografico: le tessiture derivano da come e da quanto si accumula di ogni elemento (scheletrico, matriciale, interstiziale) nel volume della roccia.

Procedura: dare un nome a un calcare alloctono

  1. Primo bivio: meno del 10% o più del 10% degli elementi hanno taglia > 2 mm? Il taglio dei 2 mm è sempre quello tra ghiaie e non ghiaie.
  2. Più del 10% > 2 mm: è una calcirudite. Gli elementi dello scheletro sono a contatto (orto, scheletro-sostenuta) o separati da una matrice (para, matrice-sostenuta)?
    • a contatto → rudstone;
    • separati da matrice → floatstone (“float” = galleggiare).
  3. Meno del 10% > 2 mm: si è nelle classi dimensionali inferiori (calcareniti, calcisiltiti, micriti). Si guarda se c’è la frazione micritica, il fango carbonatico finissimo.
    • Assente → lo scheletro è granulo-sostenuto: grainstone. L’interstiziale, quando c’è, è un cemento (sparite); dove manca c’è porosità.
    • Presente → gli elementi dello scheletro si toccano? Sì → packstone.
    • Presente e gli elementi sono dispersi (matrice-sostenuta) → più del 10% di grani nella classe delle sabbie? Sì → wackestone; no → mudstone.
NomeScheletroMatrice micriticaIn sintesi
Rudstonea contatto, > 10% oltre 2 mmassentecalcirudite scheletro-sostenuta
Floatstonedisperso, > 10% oltre 2 mmpresentecalcirudite matrice-sostenuta
Grainstonea contatto, grani < 2 mmassente (cemento o pori)calcarenite granulo-sostenuta
Packstonea contattopresentegranulo-sostenuta con fango
Wackestonedisperso, più del 10% di sabbiepresentematrice-sostenuta con grani
Mudstonequasi assente, meno del 10% di sabbiequasi tuttotessitura pelitica: la casella delle micriti

Il mudstone è la condizione in cui, come per le pelitiche clastico-terrigene, non si distingue più una frazione interstiziale da una scheletrica: è tutto fango.

Matrice e cemento nei calcari alloctoni

Il ragionamento è lo stesso dei conglomerati. Da un mudstone a wackestone, packstone e grainstone: aumenta l’energia del sistema, si tolgono le frazioni fini, lo scheletro si addensa e le matrici vengono sostituite dal cemento, alla fine addirittura precipitando un autigeno. Si passa così da un legante sindeposizionale a uno postdeposizionale. Stessa cosa tra le calciruditi: da un floatstone (para, matrice-sostenuto) a un rudstone (orto, scheletro-sostenuto): si aumenta l’energia, si evacuano le frazioni fini, si addensano quelle grossolane e poi precipita il cemento.

Definizione
  • Matrice (micrite): sindeposizionale, granulometricamente fine, cristalli < 4 µm (nell’audio 3 o 3,9 µm).
  • Cemento (sparite): postdeposizionale, autigeno, derivato dalla precipitazione chimica dei fluidi circolanti, cristalli di calcite discreti e visibili, > 4 µm.
  • Il cemento può avere natura carbonatica (coerente, la più normale), siliceo o fillosilicatico (incoerente).

Se si guarda solo l’interstiziale:

  • Mudstone: è solo micrite. Sono per elezione le matrici dei wackestone e dei packstone.
  • Packstone: lo scheletro si è addensato, quindi hanno circolato fluidi: tipicamente c’è micrite e anche cemento sparitico.
  • Rudstone / grainstone: matrice sostanzialmente assente: l’interstiziale è cemento sparitico o vuoti (c’è sempre la possibilità dei pori).
  • Floatstone: una matrice è obbligatoria: senza, i clasti si toccherebbero. La matrice è carbonatica ed è un mudstone, un wackestone o un packstone (fango più frazione calcarenitica).

L’interstiziale dei boundstone

I calcari alloctoni sono anche l’interstiziale dei boundstone: gli spazi tra gli scheletri sono riempiti dagli stessi tipi di sedimento.

  • Un bianco con matrice che è un floatstone a sua volta avrà matrici fatte di fango e di frazioni calcarenitiche.
  • Un rudstone richiede energia massima: per formarlo bisogna evacuare tutte le matrici. Tra i costruttori è quindi più probabile in un framestone, che è robusto (grandi colonie che crescono le une sulle altre).
  • Un bindstone è delicato: le croste e i tappeti algali verrebbero scompaginati da un ambiente tanto aggressivo, quindi è più probabile che abbia floatstone, con accumuli meno violenti.
  • Le colonie ramose possono essere frammentate da una mareggiata: in molti casi le matrici dei boundstone sono calcari alloctoni fatti dalla frammentazione degli scheletri stessi dei costruttori (pezzetti di rami).

Equivalenza con Dunham

La classificazione di Dunham è l’antenata di quella di Embry e Klovan, che l’ha completata. Non tiene conto della taglia: non distingue tra calcareniti e calciruditi. Se si incontra un grainstone di Dunham, comprende sia il grainstone sia il rudstone di Embry e Klovan. Dalla tabella in basso a destra della slide 26 (lettura mia della figura, poco nitida): wackestone di Dunham ↔ floatstone di Klovan; packstone e grainstone di Dunham ↔ rudstone di Klovan. “Noi usiamo Embry e Klovan.”

Composizione dei carbonati

Slide 27–28.

Le rocce carbonatiche sono fatte di calcite, dolomite e aragonite, tutte fasi legate al CO₃. Calcite e dolomite sono tra loro in rapporti di miscibilità: possono esserci termini intermedi. La roccia è per almeno il 95% carbonato: da lì si è nel “mondo dei carbonati”.

  • La calcite può contenere Mg al posto del Ca (calcite magnesiaca, oltre 4–5 mol% di MgCO₃); gli scheletri e i gusci possono essere di calcite, aragonite o calcite ricca in Mg, fino al 30 mol%.
  • Impurità (in genere < 5%): quarzo, calcedonio, feldspati, miche, minerali argillosi e minerali pesanti. Con un attacco acido restano come residui insolubili. Possono esserci anche materiale organico (carbonacei) e fasi autigene.
  • Verifica con l’acido: come si è visto in aula quando si è “fatto friggere” un pezzetto di calcare, quello che non reagisce è non carbonatico e riconducibile a queste componenti accessorie.
  • Come nelle clastico-terrigene: scheletro, interstiziale, porosità, con lo stesso significato. La scala dimensionale è la stessa (Udden–Wentworth).

Scheletro: i clasti, nel senso più ampio, che derivano da rocce preesistenti (extrabacinali) o da processi intrabacinali; in questo caso conta moltissimo la biosfera, direttamente o per mediazione. È la classe dimensionale maggiore e definisce la tipologia della roccia.

Interstiziale: matrice (micrite, sindeposizionale) e/o cemento (sparite, postdeposizionale). Possono coesistere o il cemento può sostituire del tutto la matrice. Il cemento ha forme di crescita diverse: cristalli allungati che partono dall’elemento scheletrico, un “pavimento” che sigilla gli spazi tra i granuli, cristalli che crescono in continuità ottica con i clasti (cemento sintassiale). È sempre sparite, ma con forme diverse. Le condizioni che le producono si vedranno a Geologia 2.

Al microscopio, per capire

In sezione sottile si vedono elementi scheletrici dispersi in una micrite; in un altro campione agli elementi si è aggiunto un cemento sparitico postdeposizionale. A occhio nudo la roccia è carbonato al 95%.

Calcare micritico
Calcare micriticoSedimentaria carbonatica · fango calcareoFoto: James St. John · CC BY 2.0
Calcare fossilifero
Calcare fossiliferoSedimentaria carbonatica · bioclasticaFoto: James St. John · CC BY 2.0
Calcare oolitico
Calcare ooliticoSedimentaria carbonatica · ooidiFoto: James St. John · CC BY-SA 4.0

Gli elementi dello scheletro

Lo scheletro dei calcari alloctoni ha tre tipi di elementi: carbonatici extrabacinali (frammenti di rocce carbonatiche, che si comportano come qualunque clasto), biogenici e non biogenici.

Elementi biogenici

I fossili: la mineralizzazione di parti scheletriche, più o meno complete, di un organismo, ad aragonite o calcite (che alla fine si converte quasi sempre in calcite). Interi o frammentati sono tra gli elementi più frequenti dello scheletro delle carbonatiche. Quando la frazione scheletrica è interamente biosferica si aggiunge il prefisso bio-: biocalcirudite, biocalcarenite, biocalcisiltite, biomicrite.

Elementi non biogenici

Strutture, o parti di strutture, che non sono fossili in senso stretto: possono essere mediate dalla biosfera, ma l’oggetto in sé non è un fossile.

ElementoDimensioneCome si formaDove
Ooidemassimo 2 mm (maturo, sferico)precipitazione chimica di carbonato di calcio in gusci concentrici attorno a un nucleo di qualunque natura. L’oggetto resta in lento rotolamento, per questo diventa sfericoambiente sommerso e di norma marino, molto carbonato disponibile, buona energia. Visibile anche a occhio nudo
Pisoide> 2 mm, fino ai centimetristessa logica, con avvolgimenti concentrici irregolari; forme grossolanamente sferoidali o discoidali, anche molto irregolari; il carbonato precipita solo se l’oggetto è tenuto in movimentosubacqueo, non necessariamente marino
Peloide< 1 mmmineralizzazione degli escrementi di invertebrati marini; nessuna struttura interna, superficie liscia, forme sferoidali o allungatepossono formare l’intera roccia, in quantità “industriali”
Oncoide> 2 mm, anche 10–12 cmavvolgimento attorno a un nucleo di qualunque natura, irregolare, per opera di organismi incrostanti con scheletro carbonatico: alghe unicellulari calcarizzate o foraminiferi; l’energia mantiene l’oggetto in rotolamentoforme da sferiche a ellissoidali molto piatte
Intraclastoqualunqueframmenti di sedimento carbonatico litificato, di norma a grana finissima (micritica), prodotti dalla rielaborazione di sedimenti del bacinonon hanno una genesi univoca: ci finisce tutto il carbonatico a grana fine che non si riesce a classificare meglio

Peloidi e oncoidi sono “non biogenici” perché non sono fossili: sono strutture che derivano dall’attività di organismi, e l’oggetto nella sua totalità non è un singolo fossile (il peloide è per esempio la “cacca di un gasteropode” mineralizzata e rielaborata fino a diventare parte dello scheletro).

Nota

Sul campione: ooidi, pisoidi e oncoidi sono ben visibili e si imparano a distinguere in laboratorio e all’esame (a occhio nudo, con la lente). Peloidi (< 1 mm) e intraclasti si vedranno come “banalissimi clasti”: per caratterizzarli ci vuole la microscopia.

Aggregati di granuli

Definizione

Aggregati di granuli: strutture carbonatiche irregolari formate da 2 o più elementi (ooidi, un bioclasto…) uniti da una matrice micritica. Il termine granulo sintetizza tutto ciò che si è visto. Si distinguono grapestone (aggregati “a grappolo”) e lump (contorno liscio, più o meno micritizzati, con vuoti all’interno).

Gli stadi (slide 30, da Tucker, 1990): binding stage, grapestone stage, lump stage, mature lump stage.

La matrice micritica lega all’inizio gli elementi e poi agevola la ricristallizzazione, cioè la sostituzione molecola a molecola, che li fonde fino a farne un oggetto unico. Contemporaneamente i singoli granuli vanno incontro a micritizzazione: durante la cristallizzazione perdono le strutture cristalline originarie, sostituite da fango micro-cristallino (sempre calcite, ma micrite). Il processo cancella via via le strutture, e in un lump maturo non si riconosce più la struttura di partenza.

Perché succede? I fattori sono i soliti: pressione, temperatura e circolazione di fluidi. Qui c’è un’attività marcata dei fluidi durante la diagenesi, che sposta la frazione ionica e fa ricristallizzare il sistema.

Esercizi fatti in aula

1. Ooidi di 1,5 mm con cemento sparitico coerente. 1,5 mm sono nella classe delle sabbie, quindi meno del 10% oltre 2 mm; gli ooidi sono costituenti alloctoni; c’è cemento sparitico e quindi non c’è fango: l’unico nome rimasto è grainstone. Si descrive come grainstone ad ooidi.

2. Peloidi dispersi in una matrice. È un floatstone a peloidi, la cui matrice può essere un wackestone.

Ndr

Il prof ha parlato di “peloidi da 3 cm”. I peloidi non superano 1 mm per definizione, e per un floatstone servono clasti oltre 2 mm: è un lapsus o un esempio ipotetico, e conta il ragionamento. Il termine “a ooliti” è il vecchio nome: oggi si dice a ooidi.

Questi sono gli esercizi che si faranno poi sui campioni.

Da fare

  • Tenere sul quaderno lo schema di Embry e Klovan con la tabella di equivalenza con Dunham.
  • Saper dire a voce la procedura: 10% oltre 2 mm → rudstone o floatstone; poi fango? sì o no; a contatto o dispersi; più o meno del 10% di sabbie.
  • Ricordare le taglie: ooidi ≤ 2 mm, pisoidi e oncoidi > 2 mm, peloidi < 1 mm.
  • 28 ottobre: DPI, aspettare l’elenco; zona protetta: niente martello e niente raccolta.
  • Lunedì 19: dolomie (slide 31 e seguenti).
  • Lente e righello per i laboratori sulle sedimentarie.
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