Comunicazioni
- Lunedì 19 ottobre la lezione riprende dalle dolomie (slide 31 in poi).
- Uscita del 28 ottobre: il prof, Federico o Briguglio mandano l’elenco di cosa portare. I DPI li avete tutti. Si è in zona protetta: niente martello e niente raccolta di campioni. “Mi raccomando, il 28 siate vivi e vegeti.”
- Fine aprile: un campo di tre giorni con base in una locanda a Piana Crixia (entroterra savonese), con giri tra Zuccarello e Sassello (le altre tappe sono poco chiare nell’audio). Nel secondo semestre sono previste due escursioni di Geologia, una di Paleontologia e il campo, Geologia 1 e Paleontologia insieme. Sulla carta un giorno è di Paleontologia, uno di Piazza e uno di Federico, ma in pratica “facciamo un po’ di tutto ogni volta”.
- Consiglio del prof: se dovete scegliere quando ammalarvi, fatelo in un giorno di lezione e non in uno di terreno. Una lezione si recupera dal libro e dagli appunti di un compagno; una giornata sul terreno è tecnicamente impossibile da recuperare.
- Nessun compitino parziale di Geologia (confermato; Federico ha la stessa impostazione).
I calcari alloctoni: ripasso dello schema
Si riprende dalla seconda metà della tabella di Embry e Klovan, quella dei calcari alloctoni.
Gli alloctoni sono i calcari in cui gli elementi costituenti non sono legati in situ: c’è stato trasporto, si tratta di materiale sciolto che ha avuto un’origine, si accumula, costituisce il sedimento e poi litifica. Dal punto di vista genetico sono quindi molto più vicini alle clastico-terrigene. Si resta sempre in un contesto interamente carbonatico: sia lo scheletro sia l’interstiziale sono carbonatici. Esistono anche i termini ibridi, con mescolanza di carbonatico e silicoclastico, di cui si è già parlato.
Negli autoctoni la classificazione dipendeva dall’architettura di crescita degli organismi costruttori, quindi da un criterio quasi paleontologico. Qui è un contesto più petrografico: le tessiture derivano da come e da quanto si accumula di ogni elemento (scheletrico, matriciale, interstiziale) nel volume della roccia.
Procedura: dare un nome a un calcare alloctono
- Primo bivio: meno del 10% o più del 10% degli elementi hanno taglia > 2 mm? Il taglio dei 2 mm è sempre quello tra ghiaie e non ghiaie.
- Più del 10% > 2 mm: è una calcirudite. Gli elementi dello scheletro sono a contatto (orto, scheletro-sostenuta) o separati da una matrice (para, matrice-sostenuta)?
- a contatto → rudstone;
- separati da matrice → floatstone (“float” = galleggiare).
- Meno del 10% > 2 mm: si è nelle classi dimensionali inferiori (calcareniti, calcisiltiti, micriti). Si guarda se c’è la frazione micritica, il fango carbonatico finissimo.
- Assente → lo scheletro è granulo-sostenuto: grainstone. L’interstiziale, quando c’è, è un cemento (sparite); dove manca c’è porosità.
- Presente → gli elementi dello scheletro si toccano? Sì → packstone.
- Presente e gli elementi sono dispersi (matrice-sostenuta) → più del 10% di grani nella classe delle sabbie? Sì → wackestone; no → mudstone.
| Nome | Scheletro | Matrice micritica | In sintesi |
|---|---|---|---|
| Rudstone | a contatto, > 10% oltre 2 mm | assente | calcirudite scheletro-sostenuta |
| Floatstone | disperso, > 10% oltre 2 mm | presente | calcirudite matrice-sostenuta |
| Grainstone | a contatto, grani < 2 mm | assente (cemento o pori) | calcarenite granulo-sostenuta |
| Packstone | a contatto | presente | granulo-sostenuta con fango |
| Wackestone | disperso, più del 10% di sabbie | presente | matrice-sostenuta con grani |
| Mudstone | quasi assente, meno del 10% di sabbie | quasi tutto | tessitura pelitica: la casella delle micriti |
Il mudstone è la condizione in cui, come per le pelitiche clastico-terrigene, non si distingue più una frazione interstiziale da una scheletrica: è tutto fango.
Matrice e cemento nei calcari alloctoni
Il ragionamento è lo stesso dei conglomerati. Da un mudstone a wackestone, packstone e grainstone: aumenta l’energia del sistema, si tolgono le frazioni fini, lo scheletro si addensa e le matrici vengono sostituite dal cemento, alla fine addirittura precipitando un autigeno. Si passa così da un legante sindeposizionale a uno postdeposizionale. Stessa cosa tra le calciruditi: da un floatstone (para, matrice-sostenuto) a un rudstone (orto, scheletro-sostenuto): si aumenta l’energia, si evacuano le frazioni fini, si addensano quelle grossolane e poi precipita il cemento.
- Matrice (micrite): sindeposizionale, granulometricamente fine, cristalli < 4 µm (nell’audio 3 o 3,9 µm).
- Cemento (sparite): postdeposizionale, autigeno, derivato dalla precipitazione chimica dei fluidi circolanti, cristalli di calcite discreti e visibili, > 4 µm.
- Il cemento può avere natura carbonatica (coerente, la più normale), siliceo o fillosilicatico (incoerente).
Se si guarda solo l’interstiziale:
- Mudstone: è solo micrite. Sono per elezione le matrici dei wackestone e dei packstone.
- Packstone: lo scheletro si è addensato, quindi hanno circolato fluidi: tipicamente c’è micrite e anche cemento sparitico.
- Rudstone / grainstone: matrice sostanzialmente assente: l’interstiziale è cemento sparitico o vuoti (c’è sempre la possibilità dei pori).
- Floatstone: una matrice è obbligatoria: senza, i clasti si toccherebbero. La matrice è carbonatica ed è un mudstone, un wackestone o un packstone (fango più frazione calcarenitica).
L’interstiziale dei boundstone
I calcari alloctoni sono anche l’interstiziale dei boundstone: gli spazi tra gli scheletri sono riempiti dagli stessi tipi di sedimento.
- Un bianco con matrice che è un floatstone a sua volta avrà matrici fatte di fango e di frazioni calcarenitiche.
- Un rudstone richiede energia massima: per formarlo bisogna evacuare tutte le matrici. Tra i costruttori è quindi più probabile in un framestone, che è robusto (grandi colonie che crescono le une sulle altre).
- Un bindstone è delicato: le croste e i tappeti algali verrebbero scompaginati da un ambiente tanto aggressivo, quindi è più probabile che abbia floatstone, con accumuli meno violenti.
- Le colonie ramose possono essere frammentate da una mareggiata: in molti casi le matrici dei boundstone sono calcari alloctoni fatti dalla frammentazione degli scheletri stessi dei costruttori (pezzetti di rami).
Equivalenza con Dunham
La classificazione di Dunham è l’antenata di quella di Embry e Klovan, che l’ha completata. Non tiene conto della taglia: non distingue tra calcareniti e calciruditi. Se si incontra un grainstone di Dunham, comprende sia il grainstone sia il rudstone di Embry e Klovan. Dalla tabella in basso a destra della slide 26 (lettura mia della figura, poco nitida): wackestone di Dunham ↔ floatstone di Klovan; packstone e grainstone di Dunham ↔ rudstone di Klovan. “Noi usiamo Embry e Klovan.”
Composizione dei carbonati
Slide 27–28.
Le rocce carbonatiche sono fatte di calcite, dolomite e aragonite, tutte fasi legate al CO₃. Calcite e dolomite sono tra loro in rapporti di miscibilità: possono esserci termini intermedi. La roccia è per almeno il 95% carbonato: da lì si è nel “mondo dei carbonati”.
- La calcite può contenere Mg al posto del Ca (calcite magnesiaca, oltre 4–5 mol% di MgCO₃); gli scheletri e i gusci possono essere di calcite, aragonite o calcite ricca in Mg, fino al 30 mol%.
- Impurità (in genere < 5%): quarzo, calcedonio, feldspati, miche, minerali argillosi e minerali pesanti. Con un attacco acido restano come residui insolubili. Possono esserci anche materiale organico (carbonacei) e fasi autigene.
- Verifica con l’acido: come si è visto in aula quando si è “fatto friggere” un pezzetto di calcare, quello che non reagisce è non carbonatico e riconducibile a queste componenti accessorie.
- Come nelle clastico-terrigene: scheletro, interstiziale, porosità, con lo stesso significato. La scala dimensionale è la stessa (Udden–Wentworth).
Scheletro: i clasti, nel senso più ampio, che derivano da rocce preesistenti (extrabacinali) o da processi intrabacinali; in questo caso conta moltissimo la biosfera, direttamente o per mediazione. È la classe dimensionale maggiore e definisce la tipologia della roccia.
Interstiziale: matrice (micrite, sindeposizionale) e/o cemento (sparite, postdeposizionale). Possono coesistere o il cemento può sostituire del tutto la matrice. Il cemento ha forme di crescita diverse: cristalli allungati che partono dall’elemento scheletrico, un “pavimento” che sigilla gli spazi tra i granuli, cristalli che crescono in continuità ottica con i clasti (cemento sintassiale). È sempre sparite, ma con forme diverse. Le condizioni che le producono si vedranno a Geologia 2.
In sezione sottile si vedono elementi scheletrici dispersi in una micrite; in un altro campione agli elementi si è aggiunto un cemento sparitico postdeposizionale. A occhio nudo la roccia è carbonato al 95%.



Gli elementi dello scheletro
Lo scheletro dei calcari alloctoni ha tre tipi di elementi: carbonatici extrabacinali (frammenti di rocce carbonatiche, che si comportano come qualunque clasto), biogenici e non biogenici.
Elementi biogenici
I fossili: la mineralizzazione di parti scheletriche, più o meno complete, di un organismo, ad aragonite o calcite (che alla fine si converte quasi sempre in calcite). Interi o frammentati sono tra gli elementi più frequenti dello scheletro delle carbonatiche. Quando la frazione scheletrica è interamente biosferica si aggiunge il prefisso bio-: biocalcirudite, biocalcarenite, biocalcisiltite, biomicrite.
Elementi non biogenici
Strutture, o parti di strutture, che non sono fossili in senso stretto: possono essere mediate dalla biosfera, ma l’oggetto in sé non è un fossile.
| Elemento | Dimensione | Come si forma | Dove |
|---|---|---|---|
| Ooide | massimo 2 mm (maturo, sferico) | precipitazione chimica di carbonato di calcio in gusci concentrici attorno a un nucleo di qualunque natura. L’oggetto resta in lento rotolamento, per questo diventa sferico | ambiente sommerso e di norma marino, molto carbonato disponibile, buona energia. Visibile anche a occhio nudo |
| Pisoide | > 2 mm, fino ai centimetri | stessa logica, con avvolgimenti concentrici irregolari; forme grossolanamente sferoidali o discoidali, anche molto irregolari; il carbonato precipita solo se l’oggetto è tenuto in movimento | subacqueo, non necessariamente marino |
| Peloide | < 1 mm | mineralizzazione degli escrementi di invertebrati marini; nessuna struttura interna, superficie liscia, forme sferoidali o allungate | possono formare l’intera roccia, in quantità “industriali” |
| Oncoide | > 2 mm, anche 10–12 cm | avvolgimento attorno a un nucleo di qualunque natura, irregolare, per opera di organismi incrostanti con scheletro carbonatico: alghe unicellulari calcarizzate o foraminiferi; l’energia mantiene l’oggetto in rotolamento | forme da sferiche a ellissoidali molto piatte |
| Intraclasto | qualunque | frammenti di sedimento carbonatico litificato, di norma a grana finissima (micritica), prodotti dalla rielaborazione di sedimenti del bacino | non hanno una genesi univoca: ci finisce tutto il carbonatico a grana fine che non si riesce a classificare meglio |
Peloidi e oncoidi sono “non biogenici” perché non sono fossili: sono strutture che derivano dall’attività di organismi, e l’oggetto nella sua totalità non è un singolo fossile (il peloide è per esempio la “cacca di un gasteropode” mineralizzata e rielaborata fino a diventare parte dello scheletro).
Sul campione: ooidi, pisoidi e oncoidi sono ben visibili e si imparano a distinguere in laboratorio e all’esame (a occhio nudo, con la lente). Peloidi (< 1 mm) e intraclasti si vedranno come “banalissimi clasti”: per caratterizzarli ci vuole la microscopia.
Aggregati di granuli
Aggregati di granuli: strutture carbonatiche irregolari formate da 2 o più elementi (ooidi, un bioclasto…) uniti da una matrice micritica. Il termine granulo sintetizza tutto ciò che si è visto. Si distinguono grapestone (aggregati “a grappolo”) e lump (contorno liscio, più o meno micritizzati, con vuoti all’interno).
Gli stadi (slide 30, da Tucker, 1990): binding stage, grapestone stage, lump stage, mature lump stage.
La matrice micritica lega all’inizio gli elementi e poi agevola la ricristallizzazione, cioè la sostituzione molecola a molecola, che li fonde fino a farne un oggetto unico. Contemporaneamente i singoli granuli vanno incontro a micritizzazione: durante la cristallizzazione perdono le strutture cristalline originarie, sostituite da fango micro-cristallino (sempre calcite, ma micrite). Il processo cancella via via le strutture, e in un lump maturo non si riconosce più la struttura di partenza.
Perché succede? I fattori sono i soliti: pressione, temperatura e circolazione di fluidi. Qui c’è un’attività marcata dei fluidi durante la diagenesi, che sposta la frazione ionica e fa ricristallizzare il sistema.
Esercizi fatti in aula
1. Ooidi di 1,5 mm con cemento sparitico coerente. 1,5 mm sono nella classe delle sabbie, quindi meno del 10% oltre 2 mm; gli ooidi sono costituenti alloctoni; c’è cemento sparitico e quindi non c’è fango: l’unico nome rimasto è grainstone. Si descrive come grainstone ad ooidi.
2. Peloidi dispersi in una matrice. È un floatstone a peloidi, la cui matrice può essere un wackestone.
Il prof ha parlato di “peloidi da 3 cm”. I peloidi non superano 1 mm per definizione, e per un floatstone servono clasti oltre 2 mm: è un lapsus o un esempio ipotetico, e conta il ragionamento. Il termine “a ooliti” è il vecchio nome: oggi si dice a ooidi.
Questi sono gli esercizi che si faranno poi sui campioni.
Da fare
- Tenere sul quaderno lo schema di Embry e Klovan con la tabella di equivalenza con Dunham.
- Saper dire a voce la procedura: 10% oltre 2 mm → rudstone o floatstone; poi fango? sì o no; a contatto o dispersi; più o meno del 10% di sabbie.
- Ricordare le taglie: ooidi ≤ 2 mm, pisoidi e oncoidi > 2 mm, peloidi < 1 mm.
- 28 ottobre: DPI, aspettare l’elenco; zona protetta: niente martello e niente raccolta.
- Lunedì 19: dolomie (slide 31 e seguenti).
- Lente e righello per i laboratori sulle sedimentarie.