Il Modulo 1
I due moduli non si fanno in blocco ma in parallelo: una lezione Federico, una Piazza, per tutto l’anno.
- Primo semestre. Parte generale: la tettonica delle placche e le grandi teorie unificanti della geologia. Poi il blocco rocce, insieme al Modulo 2.
- Secondo semestre. Dal generale al dettaglio: le rocce deformate, cioè come le rocce si modificano durante la loro storia.
- Chiusura. Un quadro d’unione che rimette insieme la grande e la piccola scala.
- È un corso introduttivo, alcuni argomenti vengono solo “infarinati”. Si riprendono e approfondiscono in Geologia 2 l’anno prossimo, sempre con lei: non per pigrizia, ma perché oggi mancano concetti (di fisica, di meteorologia) che servono per andare a fondo.
- La classe ha preparazioni molto varie (circa metà ha fatto Scienze della Terra alle superiori). Chiede di essere interrotta in tutti e due i sensi: “queste cose le sappiamo” oppure “non ho capito niente”, per non lasciare buchi e non perdere tempo.
La Terra in numeri
Non da imparare a memoria. Tre dati però contano.
| Grandezza | Valore | Perché conta |
|---|---|---|
| Raggio equatoriale / polare | 6371 / 6357 km | La Terra non è una sfera: schiacciamento polare 0,0034 |
| Densità media | 5,45 g/cm³ | Le rocce di superficie stanno a 2,2–2,5: in profondità la densità deve salire molto |
| Oceani / terre emerse | 3,61 / 1,49 × 10⁸ km² | Gli oceani coprono più del doppio delle terre: il “pianeta blu”, con ricadute che si vedranno |
| Massa · volume | 6 × 10²⁷ g · 1,083 × 10²⁷ cm³ | Da qui la densità media |
| Altitudine media terre · profondità media oceani | 840 m · 3900 m |
Geoide: superficie equipotenziale del campo gravitazionale terrestre, coincidente con il pelo libero delle acque se mari e oceani potessero passare attraverso le terre emerse. È in ogni punto perpendicolare alla direzione della forza di gravità, e definisce la forma della Terra.
Origine e composizione
La Terra nel sistema solare
Dopo il Big Bang, circa 13,8 miliardi di anni fa [ndr: in aula si è sentito “15 miliardi”, il valore accettato oggi è 13,8], l’universo ha cominciato a espandersi e raffreddarsi, formando nebulose di gas e polveri. Per attrazione gravitazionale le particelle si aggregano, l’aggregazione produce calore e il calore innesca la fusione nucleare che accende le stelle. Il Sole ha circa 4,6 miliardi di anni [ndr: in aula “circa 5”]. Nelle parti esterne della nebulosa urti ripetuti tra particelle via via più grandi hanno dato origine ai pianeti.
Pianeti interni (Mercurio, Venere, Terra, Marte): piccoli, fatti di rocce e metalli, poco gas. Il motivo è il vento solare, il flusso di particelle cariche emesso dal Sole, che ha spazzato via gli elementi leggeri (idrogeno, elio, vapore acqueo) verso l’esterno, dove si sono accumulati nei giganti gassosi (con nuclei rocciosi). Nonostante questo la Terra ha un’atmosfera: come si sia formata si vedrà.
Di cosa è fatta
Il 99% del pianeta è fatto da soli 8 elementi, il 90% da quattro: ferro (35%), ossigeno (30%), silicio (15%), magnesio (13%); poi nichel 2,4%, zolfo 1,9%, calcio 1,1%, alluminio 1,1%, altri <1%. La varietà di minerali e rocce che vediamo nasce dal fatto che pochi elementi si combinano in moltissimi modi diversi (lo si vedrà a Mineralogia).
La differenziazione
Frammenti rigidi che si urtano e restano attaccati darebbero una “mora” disordinata, non una struttura a gusci. Per riorganizzarsi la materia deve potersi muovere, quindi la proto-Terra deve aver attraversato uno o più episodi di fusione molto estesa (non sappiamo se totale o parziale, ma abbastanza da far migrare gli elementi). Due fonti di energia: gli urti tra corpi celesti e il decadimento degli elementi radioattivi, nuclei instabili che si trasformano in un elemento figlio (es. uranio → piombo) liberando energia e calore.
Differenziazione gravitativa: processo per cui, in una Terra parzialmente fusa, gli elementi più pesanti sono sprofondati verso il centro e quelli più leggeri sono risaliti, generando orizzonti concentrici discreti con composizione e densità diverse. La Terra è così un pianeta differenziato. Tra gli 8 elementi abbondanti il più pesante è il ferro: per questo si presume che il nucleo sia fatto soprattutto di leghe ferrose.
Attenzione al lessico: “strato” va riservato alle rocce sedimentarie. Qui si parla di gusci o orizzonti concentrici.
La struttura interna
Dal centro verso fuori, cosa sappiamo. Più si scende, più le conoscenze sono indirette.
Discontinuità: superficie attraversando la quale un parametro fa un salto brusco, qui la densità (legata alla composizione). Le discontinuità interne sono all’incirca sferiche, concentriche, e ricalcano la forma del geoide. Una zona di transizione invece è un intervallo in cui il cambiamento è distribuito, non istantaneo.
| Guscio | Profondità | Stato · densità | Composizione |
|---|---|---|---|
| Crosta | oceanica 7–10 km · continentale 25–70 km | solida · ~2,2–3 | Si, O, Fe, Mg + elementi leggeri Al, Ca, Na, K |
| Mantello superiore | fino a 400 km | solido ma plastico · 3,5–5,5 g/cm³ | Rocce di Mg, Fe, Si, O. Il guscio più voluminoso e più eterogeneo |
| Zona di transizione | 400–670 km | solido ma plastico · 3,5–5,5 g/cm³ | Rocce di Mg, Fe, Si, O. Il guscio più voluminoso e più eterogeneo |
| Mantello inferiore | 670–2900 km | solido ma plastico · 3,5–5,5 g/cm³ | Rocce di Mg, Fe, Si, O. Il guscio più voluminoso e più eterogeneo |
| Nucleo esterno | 2900–5150 km | fuso · 10–12 g/cm³ | Lega di Fe con O, Ni, Si, S in misura minore |
| Nucleo interno | 5150–6371 km | solido · ~13 g/cm³ | Lega di Fe con O, Ni, Si, S in misura minore |
Le discontinuità portano il nome di sismologi: Mohorovičić (croato, “Moho” per gli amici) tra crosta e mantello; Gutenberg (tedesco emigrato in America, non quello della stampa) tra mantello e nucleo a ~2900 km; Lehmann (Inge Lehmann, sismologa) tra nucleo esterno e interno a ~5150 km.
Il mantello non è fuso. La crosta non galleggia su un mare di magma, per quanto lo mostrino libri e video. Il mantello è solido ma plastico, come una plastilina scaldata: solido, ma capace di deformarsi. Il magma dei vulcani viene da fusioni locali e parziali del mantello: alcuni minerali fondono e altri no, il fuso si accumula in una camera magmatica che a intervalli alimenta i condotti vulcanici. Gli antichi pensavano al mare di magma perché vedevano uscire lava: era intuitivo, ma sbagliato.
Crosta oceanica e crosta continentale
La crosta è la buccia della cipolla: solo lo 0,2–0,6% del raggio terrestre. Quella continentale è più spessa (25–70 km) e più ricca di elementi leggeri (Al, Ca, Na, K), quindi meno densa. Quella oceanica è sottile (7–10 km) e più ricca di Fe e Mg, quindi più densa. Sono proprio rocce diverse.
Non confondere i nomi con la presenza d’acqua. Ciò che fa “oceanica” una crosta è la composizione: l’acqua ci sta sopra perché quella crosta è più bassa, non il contrario. Il Mediterraneo è pieno d’acqua ma solo in parte ha sotto crosta oceanica; e i continenti non finiscono esattamente alla linea di costa (margine passivo, si vedrà).
Come facciamo a saperlo
Nessuno è mai sceso lì. Da scienziati bisogna chiedersi: come fa a dirmi che il nucleo è fatto così?
L’osservazione diretta arriva poco lontano: il pozzo più profondo mai perforato raggiunge circa 14 km (dato della slide). La crosta oceanica è conosciuta per intero da campioni diretti, fino alla Moho; quella continentale no, è troppo spessa. Tutto il resto viene da informazioni indirette: gravità, magnetismo, ma soprattutto onde sismiche.
1 · La densità (XVIII–XIX secolo)
d = m/V. Il volume lo sapevano già i Greci: Eratostene calcolò la circonferenza terrestre nel II secolo a.C. con un errore sorprendentemente basso. La massa fu calcolata alla fine del XVIII secolo. Risultato: 5,45 g/cm³ contro i 2,2–2,5 delle rocce di superficie. Quindi la densità aumenta in profondità, ma non si sapeva se in modo graduale o a salti.
2 · La forma: l’uovo sodo
Se la densità crescesse gradualmente, facendo l’integrale la maggior parte della massa starebbe lontana dal centro (il centro sarebbe densissimo ma minuscolo), e la forza centrifuga della rotazione schiaccerebbe la Terra come una frittella. Non succede: quindi deve esserci un centro molto denso che concentra la massa attorno all’asse e stabilizza il pianeta. Già all’inizio del XIX secolo si immaginava la Terra come un uovo, con aumenti di densità a gradini.
3 · Le onde sismiche: la rivoluzione
Con i sismografi (il rotolo di carta e il pennino) si possono registrare le onde prodotte dai terremoti. Si generano all’ipocentro, in profondità (l’epicentro è la sua proiezione in superficie), e si propagano come cerchi in uno stagno. Quando attraversano una brusca variazione delle proprietà fisiche cambiano velocità (soprattutto in funzione della densità: più densità, più velocità) e cambiano traiettoria. I grandi terremoti si registrano fino agli antipodi; servono però molte stazioni ben distribuite, perché non si sa dove avverrà il prossimo. Mettendo insieme i dati si è visto dove le onde “saltano”: lì stanno le discontinuità.
Perché cambia la traiettoria? Su una superficie tra due mezzi di densità o stato fisico diverso (solido/liquido) il raggio incidente si sdoppia: un raggio riflesso torna indietro con lo stesso angolo, un raggio rifratto prosegue nel secondo mezzo cambiando angolo. È il bastone nell’acqua che sembra spezzato. Vale per tutte le onde: lo si ritroverà a Mineralogia con la luce.
4 · Le meteoriti
Le meteoriti sono silicatiche (minerali basati sul gruppo SiO, simili alle rocce terrestri), ferrose (leghe di ferro) o miste. La densità media di tutte quelle analizzate è molto vicina alla densità media terrestre: più di una coincidenza. Se tutto il sistema solare viene dalla stessa nebulosa, le meteoriti hanno una “madre comune” con la Terra. Per esclusione: se le silicatiche somigliano alla crosta, le ferrose somigliano a ciò che non vediamo. E la loro densità è compatibile con quella calcolata per il nucleo.
Sulla composizione del nucleo è un “forse”: indizi convergenti, non prove. Come un detective che mette insieme più indizi: la conclusione è probabile, non certa.
Litosfera e astenosfera
Un’altra suddivisione, solo per i gusci più superficiali, che non dipende dalla densità ma dalla reologia.
Reologia: il comportamento di un materiale quando si tenta di deformarlo. Viscosità: resistenza a fluire; più è alta, meno il materiale fluisce. Dipende dalla temperatura.
Litosfera: crosta + parte alta del mantello superiore (mantello litosferico, stessa composizione di quello sotto). Relativamente rigida e priva di flusso, primi 100–150 km. Astenosfera (dal greco asthenés, debole): parte del mantello superiore relativamente debole e capace di flusso lento, come plastilina scaldata o miele.
Il confine coincide grosso modo con l’isoterma dei ~1280 °C: è una questione di temperatura e viscosità, non di composizione.
Il limite inferiore dell’astenosfera è sfumato e poco noto (c’è chi lo fa coincidere con la zona di transizione), anche perché dentro ci sono moti convettivi che probabilmente lo muovono. Interessa poco. Il limite superiore invece conta moltissimo: la litosfera è spezzettata in placche che possono muoversi proprio perché sotto c’è l’astenosfera. Se tutto fosse rigido la Terra sarebbe un pianeta morto: niente vulcani, niente terremoti.
Non solo movimenti orizzontali: anche quelli verticali. La Moho è ondulata (sprofonda sotto l’Himalaya, risale sotto gli oceani) e il limite inferiore della litosfera la ricalca, quindi la litosfera continentale è molto più spessa di quella oceanica. La litosfera “galleggia” sull’astenosfera, ma non perché questa sia fusa: come un biscotto appoggiato sul miele.
L’isostasia col sughero e la quercia
Il modellino del Marshak: due blocchi di quercia (il mantello litosferico, stessa composizione) di spessore diverso, uno coperto da uno spesso strato di sughero (crosta continentale, leggera), l’altro da un sottile strato di pino (crosta oceanica, più densa), messi in acqua. Il primo galleggia più in alto. È il principio di Archimede: un corpo immerso riceve una spinta verso l’alto pari al peso del fluido spostato. Più spessa e più leggera, la litosfera continentale sposta più fluido e riceve più spinta: per questo i continenti stanno sopra il livello del mare.
Ne segue che se la crosta cambia spessore, l’astenosfera reagisce e la spinge su o la fa affondare. Le Alpi si stanno ancora sollevando: chi le spinge? La spinta di galleggiamento dal basso, come un pallone tenuto sott’acqua che appena lo molli schizza fuori.
Modello analogico = fatto con materiali (sabbia, plastilina, acqua), non digitale. I materiali sono scalati rispetto alle proprietà da rappresentare (qui la differenza di viscosità acqua/legno riproduce quella astenosfera/litosfera), in modo che il processo avvenga in tempi umani e non in milioni di anni.
Temperatura, calore, pressione
Temperatura
Curve stimate in kelvin (K = °C + 273,15). La Terra è solida dove la temperatura è inferiore alla temperatura di fusione (per una roccia è un intervallo, non un punto, perché ogni minerale fonde a una temperatura diversa). L’unico punto in cui la temperatura supera quella di fusione è il nucleo esterno. Nel nucleo interno, stesso materiale, torna solido: la temperatura di fusione cresce con la pressione, e a quella profondità la supera di nuovo. Al passaggio mantello–nucleo si è sopra i 4200 K.
Da dove viene il calore
Il flusso termico misurato in superficie è maggiore del calore che arriva dal Sole: deve venire dall’interno. Altre prove: i prodotti dei vulcani, e le miniere più profonde (circa 3 km) dove si arriva a 50–60 °C. Due origini:
- Calore iniziale, immagazzinato quando la proto-Terra era fusa; il raffreddamento è partito dall’esterno. È un budget finito: la Terra tende a raffreddarsi lentamente.
- Decadimento radioattivo di isotopi instabili (uranio, torio, potassio) presenti in crosta e mantello.
Col raffreddamento la litosfera potrebbe ispessirsi sempre di più fino a bloccare tutto, come è già successo a pianeti più piccoli del sistema solare. Prospettiva lontanissima: la tettonica delle placche ce la dobbiamo studiare comunque.
Pressione
Aumenta con la profondità in modo non lineare, con un flesso proprio al passaggio mantello–nucleo. Si misura in gigapascal: il pascal (1 N/m²) è piccolissimo per la geologia, si usano multipli. Al limite mantello–nucleo circa 140 GPa, cioè circa 1.380.000 volte la pressione atmosferica. Al centro circa 360 GPa.
Le onde sismiche P e S
- Onde P: le prime registrate, le più veloci. Onde S: le seconde, più lente, sono onde di taglio e non si propagano nei liquidi. Questo è il punto chiave per capire se sotto di noi ci sono zone liquide.
- Crosta e mantello litosferico: velocità in aumento continuo.
- Zona di bassa velocità, nel mantello superiore, sotto la litosfera: le onde rallentano. Interpretazione: un 2–3% di goccioline di fuso diffuse. Non è la zona di transizione, è più superficiale e più sottile.
- Mantello superiore: la velocità riprende a salire, oltre 8 km/s.
- Zona di transizione (400–670 km): nessun salto netto ma una serie di gradini e irregolarità, forse composizionali. Non si sa.
- Mantello inferiore: aumento regolare.
- Gutenberg: le P crollano (il nucleo esterno è liquido, mezzo diverso) e poi risalgono fino a Lehmann, dove fanno un altro salto. Le S si azzerano: è la prova principale che il nucleo esterno è liquido (zona d’ombra delle S).
Il campo magnetico terrestre
Somiglia al campo di un dipolo, come una barretta magnetica su limatura di ferro. I poli magnetici non coincidono esattamente con quelli geografici, e le linee di forza sono distorte: schiacciate dal lato rivolto al Sole, allungate dal lato opposto. Il vento solare è fatto di particelle cariche in movimento, che generano un campo magnetico proprio in conflitto con quello terrestre. L’involucro del campo si chiama magnetosfera.
Il campo devia le particelle cariche del Sole e protegge la superficie da un bombardamento che probabilmente non avrebbe permesso la vita. E si genera, presumibilmente, da moti convettivi nel nucleo esterno: una lega di ferro fusa in movimento produce un campo magnetico. Se il nucleo esterno fosse solido, niente movimento, niente campo. In sintesi: siamo qui perché il nucleo esterno è liquido. Un oggetto a 2900 km di profondità ha ricadute dirette sulla vita.
Il campo si inverte periodicamente, e lo sappiamo dalle rocce. Durante un’inversione l’intensità cala molto (per invertirlo va quasi azzerato): è lo spunto dei film catastrofici, ma al di là dell’allarmismo il ruolo del campo resta fondamentale.
Il “Sistema Terra”
Quattro sfere che interagiscono di continuo, con confini sfumati (la distinzione è una semplificazione). Idrosfera: acque superficiali e sotterranee; gli oceani coprono circa il 71% del pianeta e contengono il 97% dell’acqua. Atmosfera: involucro gassoso fino a circa 100 km, protegge dalle radiazioni solari. Biosfera: tutta la vita, che si adatta all’ambiente ma lo influenza anche. Geosfera: la Terra solida, la parte più voluminosa; anche la sua parte profonda e inaccessibile influenza le altre, come mostra il campo magnetico. Due fonti di energia muovono tutto: la radiazione solare e il calore interno.
Da fare
- Fare l’esercizio “Label the layers of the Earth” (ultima slide): è del tipo che può capitare nella parte pratica d’esame. Correzione in aula la prossima lezione.
- Ridisegnare a mano lo spicchio di Terra con gusci, profondità e le tre discontinuità, e accanto il profilo delle onde P e S.
- Scrivere con parole proprie: geoide, differenziazione gravitativa, discontinuità, litosfera, astenosfera, reologia, viscosità.
- Ripetersi finché diventa automatico: il mantello è solido ma plastico, non fuso.
- Video della lezione: riassunto sulla struttura interna, youtu.be/CoOr8YOYIiI · confronto tra fluidi a viscosità diversa, youtu.be/FwzfUeZ7xmw.
- Cercare il Marshak usato o in biblioteca.