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Cap. 1 · Presentazione del corso

Il Libro

Geografia fisica e cartografia

Pierluigi Brandolini · Scienze Geologiche, UniGe, a.a. 2026/27

9 capitoli

I

Mercoledì 30 settembre 2026 · Pierluigi Brandolini

Presentazione del corso

Contatti: brando@unige.it · tel. 010 353 8282 · DISTAV, Corso Europa 26, II piano, ufficio 2-27. Materiale su Aulaweb, pubblicato alla fine di ogni ciclo di lezioni. Le note [ndr] sono precisazioni mie.

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Come funziona il corso

Un corso da 6 CFU, solo nel primo semestre. Si parte dalla cartografia, che serve a tutto il resto.

Orari e aule

Fino al 31 ottobreDal 2 novembre
Lunedì16–18 · CT.0916–18 · CT.09
Mercoledì9–11 · CT.09 e 14–16 · B1.0116–18 · B1.01
Giovedì14–16 · CT.0916–18 · CT.09
  • Niente gruppi: tutte le lezioni del calendario valgono per tutti.
  • Giovedì 1 ottobre la lezione è annullata. Prossima lezione: lunedì 5 ottobre, 16–18, CT.09.
  • Le lezioni finiscono prima di Natale o subito dopo, prima della pausa esami di metà gennaio.
  • L’idea del prof: iniziare puntuali e fare un’ora e mezza piena, per poi chiudere un po’ prima. “Non scappate a prendere i treni”, soprattutto i levantini.
  • Il prof ha chiesto una chat di classe per comunicare in fretta, anche per le escursioni.

Obiettivi

La geografia fisica, con il supporto della cartografia, deve dare le basi per leggere il paesaggio e capirne l’evoluzione, analizzando le relazioni tra atmosfera, litosfera e idrosfera e l’influenza dell’uomo su queste componenti e sul modellamento del paesaggio. In pratica: saper leggere le carte topografiche per interpretare e misurare le forme del terreno, e collegare i fenomeni atmosferici alla distribuzione dei climi.

Perché si parte dalla carta: se non sai usare una carta non puoi andare sul terreno a fare un rilevamento, che sia geologico, geomorfologico, idrogeologico, petrografico o mineralogico. La carta topografica è la base su cui poi si costruiscono tutte le carte tematiche (geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche). E il confronto tra carte di epoche diverse, anche di 100–200 anni fa, permette di ricostruire l’evoluzione del paesaggio: frane, linea di costa che arretra per erosione o avanza per l’apporto dei fiumi, e così via.

Carta a mano, prima del GIS

I GIS (Geographic Information Systems, sistemi informativi geografici) sono i software con cui lavora chiunque si occupi di territorio: geologi, ingegneri, architetti. Ci si caricano carte georeferenziate, cioè con ogni punto associato alle sue coordinate e alla quota, su cui si calcolano distanze, superfici, pendenze e si costruiscono modelli tridimensionali del terreno. In questo corso però si lavora “come una volta”, a mano. Non è inutile: se non si capiscono i principi, si fanno gli stessi errori anche sul software. Al programma bisogna dare le informazioni giuste e fare le domande giuste.

Il programma

Cartografia (fino a fine ottobre)

  • Carte e concetto di scala, numerica e grafica.
  • Le proiezioni geografiche; forma e dimensioni della Terra. Serve anche per capire cosa chiede un GIS quando domanda “che sistema di riferimento usi?”: dipende dalla forma e dalle dimensioni della Terra adottate per costruire quella carta.
  • Il simbolismo cartografico e i principi di costruzione di una carta.
  • La posizione di un punto: il reticolato geografico, coordinate geografiche, chilometriche e polari. Il prof ha insistito: è uno dei punti chiave, e le due coordinate vengono spesso confuse. Bisogna saper leggere le coordinate di un punto sulla carta e, al contrario, trovare sulla carta il punto di cui si hanno le coordinate: “se sbagliate il punto, fate il sondaggio nel posto sbagliato”.
  • Nord geografico, nord magnetico, nord reticolato e declinazione magnetica.
  • Classificazione delle carte.
  • Rappresentazione del rilievo: le curve di livello (isoipse) e il profilo topografico.
  • Il sistema cartografico internazionale UTM e la produzione cartografica italiana.

Geografia fisica (da novembre)

  • Composizione e struttura verticale dell’atmosfera.
  • Tempo atmosferico e clima.
  • Radiazione solare e variazioni spaziali e stagionali del riscaldamento.
  • Pressione atmosferica, venti, circolazione atmosferica generale.
  • Umidità, evaporazione, condensazione, precipitazioni.
  • Masse d’aria, fronti, perturbazioni.
  • Classificazione dei climi e il clima in Italia.
  • Cenni sul sistema marino e sulle acque continentali (si approfondiscono negli anni successivi).

Cartografia: un’anteprima

Le carte che si useranno

Carte topografiche IGMI al 25.000 e carte tecniche regionali (CTR della Regione Liguria) al 10.000 e 5.000. Nelle slide anche esempi di carte nautiche, catastali e uno stralcio della carta geomorfologica del Promontorio di Portofino al 5.000.

Definizione

IGMI: Istituto Geografico Militare Italiano, “IGM” per confidenza. Ha prodotto la cartografia di tutto il territorio italiano a partire dall’Unità d’Italia. Oggi l’aggiornamento è passato in gran parte alle Regioni, con le carte tecniche regionali. [ndr] L’istituto prende il nome di Istituto Topografico Militare nel 1872 e diventa Istituto Geografico Militare nel 1882.

Curve di livello (isoipse): linee che uniscono punti alla stessa quota. È il metodo di rappresentazione del rilievo usato da circa un secolo. Dall’andamento delle curve e dalle quote assegnate si ricostruisce la forma del terreno: valli, crinali, versanti più o meno inclinati, zone pianeggianti.

Profilo topografico (sezione topografica): un diagramma cartesiano con le distanze sull’asse x e le quote sull’asse y, che ricostruisce l’andamento del rilievo tra un punto A e un punto B.

Dalle isoipse al profilo: si riportano le intersezioni della traccia A–B con le curve e le si unisce. È uno dei primi esercizi del corso.
Dalle isoipse al profilo: si riportano le intersezioni della traccia A–B con le curve e le si unisce. È uno dei primi esercizi del corso.

L’obiettivo è arrivare a guardare la carta “come una fotografia dall’aereo”, vedendo il terreno in tre dimensioni. È anche il modo di preparare un’uscita: prima di andare sul terreno si studia la carta, si decide dove rilevare, si individuano strade e sentieri.

Pendenza e inclinazione

Due grandezze diverse. L’inclinazione si esprime in gradi (un piano orizzontale è a 0°, una parete verticale a 90°). La pendenza si esprime in percentuale. Contano molto per il geologo: la pendenza è un fattore predisponente all’instabilità di un versante. Una frana non avviene in pianura, avviene su un versante, perché la gravità tende a portare il materiale verso il basso.

Distanze e aree: la carta è piatta, il terreno no

Sulla carta si misura la distanza planimetrica, cioè proiettata sul piano, e la si converte con la scala (10 cm su una carta al 10.000 fanno 1 km). Coincide con quella reale solo in pianura. Se tra A e B c’è un versante da salire e scendere, la distanza che percorreresti è maggiore, e la si può calcolare dal profilo topografico: magari da 1 km si passa a 1,3. Stesso discorso per le aree: un bacino che sulla carta misura 5 km², se è articolato in valli e versanti, in realtà può arrivare a 6–7 km². I GIS invece, lavorando sul modello tridimensionale, danno direttamente la distanza reale.

La carta di Rapallo

Il prof ha dato a ciascuno 4 fotocopie che insieme compongono una tavoletta IGM. Si numerano 1, 2, 3, 4 in senso orario partendo da quella in alto a sinistra. Vanno portate sempre alle lezioni di cartografia. È una carta rilevata circa 80 anni fa: morfologia e soprattutto uso del suolo sono diversi da oggi, e per la didattica il prof la preferisce alle carte nuove, che si basano sugli stessi principi.

Riferimenti della carta

Carta d’Italia 1

.000, Foglio 83, Quadrante II, Tavoletta SO: “Rapallo” · Serie M891, Edizione 2 · IGMI.

“M891” è la sigla della Serie 25/V dell’IGM, le vecchie “tavolette”: 3545 carte al 25.000 che coprono tutta l’Italia, rilevate in gran parte per via aerofotogrammetrica, con isoipse a equidistanza di 25 m, proiezione Gauss-Boaga, produzione e aggiornamento conclusi nel 1990. Ogni tavoletta misura 5’ in latitudine per 7’30” in longitudine, circa 96 km².

Come si legge la sigla: il Foglio (qui 83) si divide in 4 Quadranti al 50.000 numerati I–IV; ogni quadrante si divide in 4 Tavolette al 25.000 indicate con NE, SE, SO, NO.

Dove trovarla: nel catalogo IGM (igmi.org) la 083 II-SO (Rapallo) è in vendita come riproduzione in bianco e nero di un’edizione del 1933. Le carte IGM al 25.000 si consultano gratis anche dal Geoportale Nazionale, pure in QGIS tramite servizio WMS (wms.pcn.minambiente.it). Nella cartografia regionale la tavoletta “Rapallo” non esiste: la zona sta nella carta “Chiavari”, perché cambia il taglio dei fogli.

Per la cartografia regionale si può usare il Geoportale della Regione Liguria, con carte topografiche dal 5.000 al 100.000 e carte geologiche scaricabili in formato digitale. L’archivio cartaceo è anche disponibile in dipartimento.

Geografia fisica: un’anteprima

Errore da non fare

Tempo atmosferico non è clima. “Oggi è sereno, poco ventoso, 20 gradi”: questo è il tempo, cioè le condizioni del momento, descritte dagli elementi atmosferici (temperatura, precipitazioni, umidità, vento, pressione). Il clima è quello che si ottiene quando queste condizioni si ripetono nelle stagioni e negli anni in una certa area. “Il clima di oggi”, come si sente in televisione, non ha senso.

La Liguria non ha un clima ma tanti: più mite sulla costa, diverso nell’entroterra e in quota. L’Italia, dal Trentino alla Sicilia, ha una grande escursione di latitudine, e Alpi e Appennini fanno da confine tra regioni climatiche diverse.

I legami da avere in testa fin da subito:

  • Temperatura → pressione: zone più calde hanno pressioni al suolo più basse, zone più fredde pressioni più alte.
  • Pressione → vento: il vento nasce da una differenza di pressione, e l’aria si sposta dalle alte verso le basse pressioni. Da qui la circolazione atmosferica generale.
  • Umidità → condensazione → precipitazioni, che non sono solo pioggia. La quantità di precipitazioni negli anni distingue climi umidi, secchi, aridi.
  • Masse d’aria calde e fredde → fronti → perturbazioni e cicloni. Quelli delle medie latitudini ci interessano da vicino; quelli tropicali sono più energetici. Si parla di “tropicalizzazione” del Mediterraneo, perché i nostri cicloni extratropicali cominciano ad assumere caratteristiche quasi tropicali.

Il clima condiziona poi il modellamento del rilievo: sarà il tema di Geomorfologia il prossimo anno. E l’uomo interviene in modo sempre più pesante: l’espansione degli insediamenti in aree dove non si sarebbe dovuto costruire aumenta i rischi alluvionali e da frana.

Esercitazioni ed esame

Le esercitazioni

In aula, con carte IGMI al 25.000 e CTR al 10.000 e 5.000. Riconoscere le curve di livello e le forme del rilievo, costruire profili topografici, determinare la quota di un punto, calcolare pendenza e inclinazione, misurare distanze e aree alle diverse scale, calcolare coordinate geografiche e chilometriche (UTM, Gauss-Boaga). Per la geografia fisica, meno quantitativa, qualche calcolo su dati meteorologici e climatici.

L’esame

  • Scritto: domande sugli argomenti, calcoli (coordinate, pendenza e inclinazione di un versante, aree, distanze), sezioni topografiche per la cartografia; grafici e disegni schematici per la geografia fisica. Superato con almeno 18/30.
  • Orale: discussione dello scritto e domande su altri argomenti del corso. Si può fare nello stesso appello dello scritto o in quelli successivi.
  • Voto finale: media aritmetica tra scritto e orale.
  • Appelli: 2 nella sessione invernale (gennaio–febbraio), 4 in quella estiva (giugno, luglio, settembre).
La strada consigliata: le prove in itinere

Per chi frequenta lo scritto si può sostituire con due prove: una di cartografia, a inizio novembre, finita quella parte, e una di geografia fisica, verso la fine delle lezioni. Vanno superate entrambe con almeno 18: non si compensa un 30 con un 10. La loro media è la base del voto finale, che si chiude con un breve orale (una decina di minuti, un paio di domande) in uno dei due appelli di gennaio–febbraio. Il prof prevede anche un recupero. In sostanza, seguendo e facendo le prove si arriva all’esame già fatto al 75–80%.

Libri di testo

  • T. L. McKnight, D. Hess, Geografia fisica. Comprendere il paesaggio, ed. italiana a cura di F. Dramis, Piccin, 2005.
  • A. N. Strahler, Geografia fisica, Piccin, 1984.
  • U. Sauro, M. Meneghel, A. Bondesan, B. Castiglioni, Dalla carta topografica al paesaggio, ZetaBeta, 2005.

Da fare

  • Iscriversi al corso su Aulaweb (il prof l’ha attivato in aula) e far iscrivere chi non c’era.
  • Numerare le 4 fotocopie della carta di Rapallo (1-2-3-4 in senso orario dall’alto a sinistra) e portarle sempre.
  • Da lunedì 5 ottobre, portare sempre l’astuccio: matita, gomma, temperino, righello, due squadrette, matite colorate blu e rossa (blu per il reticolo idrografico, rosso per i crinali; niente biro, perché se sbagli non si cancella), qualche foglio di carta millimetrata, calcolatrice scientifica (va bene quella del telefono, serve per la trigonometria di pendenze e inclinazioni).
  • Fissare la differenza tra tempo atmosferico e clima.

Prossima lezione

Lunedì 5 ottobre, 16–18, CT.09. Si comincia la cartografia, carta alla mano: cos’è una carta topografica e il concetto di scala.

II

Lunedì 5 ottobre 2026 · Pierluigi Brandolini

Le carte e il concetto di scala

Lezione in CT.09, 16–18, con le fotocopie della tavoletta IGM di Rapallo sul banco. Le proiezioni geografiche sono state solo annunciate: si fanno la prossima volta. Le note [ndr] sono precisazioni mie.

Quiz

Come si lavora in questo corso

Ripresa delle regole della prima lezione, per chi non c’era, e qualche precisazione.

  • La prima parte del corso serve a leggere bene le carte topografiche: sapersi orientare, riconoscere dove si è (crinale, fondovalle, versante), capire la morfologia. Serve per ogni carta tematica che farete dopo (geologica, geomorfologica) e per preparare le campagne di rilevamento. L’anno prossimo c’è Geomorfologia, sempre con lui.
  • Attrezzatura da portare sempre: matita, gomma, righello, squadretta, matite colorate blu e rossa, fogli a quadretti e più avanti carta millimetrata, calcolatrice (il telefono basta, ma serve la funzione arcotangente per passare da pendenza a inclinazione).
  • La sezione topografica fatta a mano è fondamentale anche se poi la farà il software: ci si riportano sopra le informazioni geologiche (giacitura degli strati, faglie, superfici di frana, spessori dei depositi).
  • Le carte vanno chieste in segreteria didattica, non vengono date dal prof: lui vi dà le fotocopie.
All'esame

Due scritti durante il corso: uno di cartografia (sezione topografica, coordinate Gauss-Boaga e geografiche, esercizi grafici e di calcolo) e uno di geografia fisica (domande aperte, grafici, disegni, commenti scritti). Entrambi vanno superati con almeno 18: un 30 in cartografia e un 15 in geografia fisica non fanno media. Chi ha passato tutti e due arriva all’orale finale, breve, con due domande (una per parte) su argomenti non già chiesti negli scritti, in uno dei due appelli tra fine gennaio e la prima decade di febbraio. In quegli appelli si possono anche ripetere gli scritti. Nello scritto di cartografia una buona sezione topografica vale 10–12 punti su 30: “fatta bene quella, avete già quasi superato la prova”.

Le carte geografiche

Definizione

Carta geografica: rappresentazione grafica, in piano, della superficie terrestre o di una sua parte (nel secondo caso si parla di carta topografica; i mappamondi rappresentano l’intera superficie). È sempre ridotta, approssimata e simbolica. Dai tre aggettivi discendono i tre temi della cartografia: il concetto di scala, le deformazioni (proiezioni) e i segni convenzionali (simbolismo).

Il supporto ideale per rappresentare la Terra sarebbe una sfera, perché la Terra è sferica, o meglio un ellissoide, visto che il geoide è un po’ deformato (ne parleremo: “si parla anche in cartografia di ellissoide”). Il problema di ogni carta è trasferire una superficie sferica su un piano: bisogna “stiracchiarla” da qualche parte, e la riproduzione va fatta con le minori deformazioni possibili. Per secoli le rappresentazioni sono state fatte sui globi; nelle carte dal XVI al XIX secolo i rilievi diventano via via più precisi, fino a carte del 1842 quasi topografiche ma ancora senza curve di livello, che arrivano dopo.

Isogoniche, equidistanti, equivalenti

Le carte topografiche al 25.000 che usiamo si possono considerare quasi senza errori nella misura di distanze, direzioni e superfici: gli errori ci sono ma sono trascurabili a quella scala. Ricordando sempre che le misure sono proiettate sul piano: la superficie di un bacino misurata sulla carta (il torrente Barbarasco, 5 km²) è minore di quella reale, articolata in versanti.

Definizione

Carta equidistante: conserva le distanze. Misuro 2 cm di banchina del porto di Sampierdarena, moltiplico per 25.000 e ottengo 500 m; vado lì con la rotella metrica e sono 500 m.

Carta equivalente: conserva le superfici. Lo specchio d’acqua del Porto Antico misurato sulla carta fa 1,54 km²; rilevato sul posto, 1,54 km².

Carta isogonica: conserva gli angoli, cioè le direzioni, misurate in senso orario rispetto al nord. Tra due punti leggo 115° sulla carta; sul terreno, con la bussola, leggo 115°.

Le carte topografiche a grande scala tengono tutte e tre le proprietà insieme (al 99%). Le carte dell’intero globo, degli atlanti e dei testi di geografia fisica no: hanno pregi ma anche errori evidenti, e chi le guarda deve saperlo. Ci si torna con le proiezioni, argomento “tosto”, più da orale che da scritto.

Il concetto di scala

Dal fatto che le carte sono ridotte deriva la scala: per portare il globo, o una sua porzione, su un foglio bisogna ridurlo di un rapporto prescelto a priori.

Definizione

Scala numerica: rapporto tra la lunghezza misurata sulla carta e quella corrispondente sul terreno. A una distanza orizzontale sul terreno corrisponde sulla carta la frazione di quella distanza data dal rapporto di scala: 1

.000, 1
.000, 1
.000.

Scala grafica: rappresentazione grafica dello stesso rapporto. Sulla tavoletta di Rapallo è il segmento graduato in basso al centro (cercatela sul foglio 4).

Scala1 cm sulla carta corrisponde acioè
1
.000
5.000 cm50 m
1
.000
10.000 cm100 m
1
.000
25.000 cm250 m
1
.000
50.000 cm500 m

Per tornare alla realtà si moltiplica per il denominatore, poi si converte: 25.000 cm sono 250 m o 0,25 km, e conviene dirlo subito in metri o chilometri per “concretizzare” il numero. Il prof ha insistito perché in aula è partito il panico delle calcolatrici: 1 m = 100 cm, 250 m × 100 = 25.000 cm. Gli esercizi si faranno sempre al 25.000, ma bisogna saper riconoscere e usare qualunque scala.

Errore classico

Grande scala e piccola scala. La scala è un rapporto, 1 diviso il denominatore. Più il denominatore è grande, più il rapporto è piccolo: 1

.000 è una scala più piccola di 1
.000
, anche se il numero sotto è più grosso. Carte a grande scala (5.000, 10.000, 25.000) mostrano aree piccole con molto dettaglio; carte a piccola scala (500.000, 1.000.000, 10 milioni) sono quelle degli atlanti e dei mappamondi.

Il reticolato chilometrico, una scala grafica gratis

Sovrastampato alle carte topografiche c’è un reticolato di linee verticali e orizzontali: il reticolato chilometrico. Ogni maglia è un quadrato di 1 km di lato, cioè 1 km². Serve per le coordinate chilometriche, ma è anche una scala grafica già pronta: da un nodo all’altro c’è un chilometro, e si stimano a occhio distanze e superfici (lo specchio del Porto Antico occupa circa una maglia e mezza).

  • Al 25.000 il lato della maglia sulla carta misura 4 cm (4 × 250 m = 1 km).
  • Al 10.000 misura 10 cm (10 × 100 m = 1 km).

Il prof fa domande estemporanee su questo: chi si ricorda del reticolato è già a metà strada.

Passaggio di scala: non è uno zoom

La stessa zona (Sampierdarena, il promontorio di Portofino) al 25.000 e al 10.000. La carta al 10.000 non è un ingrandimento dell’altra: è stata rilevata a quella scala, e contiene punti quotati, edifici e dettagli che al 25.000 non esistono e che non compaiono zoomando. Viceversa, riportando a scala più piccola un rilevamento fatto al 10.000, molte aree spariscono: un’area di 1 cm al 10.000 diventa 2 mm al 50.000. Pregi e difetti di ogni scala.

Nota

Per i rilevamenti geologici e geomorfologici si lavora a grande scala, 10.000 o 5.000. I fogli CARG (CARtografia Geologica, l’aggiornamento della cartografia geologica nazionale) sono invece al 50.000: si rileva al 10.000 e poi si riporta tutto al 50.000, con il problema delle aree piccole che spariscono. Ne consulterete.

Gli esercizi sulla scala

Dalle slide, non ancora fatti in aula. Il denominatore si ricava sempre come distanza reale / distanza sulla carta, nella stessa unità di misura.

  1. Trovare la scala conoscendo la distanza reale. Distanza reale 2 km, sulla carta 8 cm: 200.000 cm / 8 cm = 25.000, scala 1
    .000.
  2. Trovare la distanza reale. Scala 1
    .000, sulla carta 1,5 cm: 1,5 × 5.000 = 7.500 cm = 75 m.
  3. Trovare la scala incognita di una carta avendo un’altra carta della stessa zona a scala nota. Tra A e B al 25.000 misuro 6 cm: distanza reale 150.000 cm. Sulla seconda carta misuro 15 cm: 150.000 / 15 = 10.000, scala 1
    .000. In forma compatta: misura su scala nota × denominatore noto / misura su scala incognita.
Ndr

Sulla slide dell’esercizio 3 la formula compatta riporta “6 × 25.000 / 8 = 10.000”: è un refuso, il divisore è 15 come nel testo sopra (6 × 25.000 / 15 = 10.000).

Le carte storiche raccontano il territorio

Una carta di Sampierdarena di metà Settecento: il toponimo viene da “arena”, la sabbia (come arenaria). Allora tra la foce del Polcevera e la Lanterna c’era una spiaggia lunga circa due chilometri e larga cento metri, dietro una piana costiera coltivata a terrazzamenti, con pochissime case e i versanti più ripidi riconoscibili pur senza punti quotati. Sulla carta IGM al 25.000 di oggi la foce è tombata, la spiaggia non c’è più e la piana è un unico agglomerato: piana, versante, foce e linea di costa non si riconoscono quasi.

Il confronto tra carte storiche e attuali è un lavoro da geologi: prima di un sondaggio, una vecchia carta dice cosa c’era prima della cementificazione e che cosa è stato obliterato dell’assetto morfologico originario.

Chi fa le carte in Italia

  • IGM, Istituto Geografico Militare: lo Stato gli ha affidato la copertura cartografica di tutto il territorio, fatta a mano tra fine Ottocento e anni Sessanta, in 60–70 anni.
Ndr

In aula “Istituto Geografico di Milano”: è Militare, con sede a Firenze.

  • Dagli anni Settanta l’aggiornamento è passato alle Regioni, con i servizi cartografici regionali: carte tecniche regionali al 10.000, 5.000 e 2.000, oggi restituite in modo quasi automatico da aerofotogrammetria e aggiornate ogni 10–15 anni. Principi identici all’IGM; cambia qualche dettaglio, soprattutto il sistema di coordinate. La carta regionale di Chiavari (1990 circa) copre la stessa zona della tavoletta IGM di Rapallo del 1936.
  • Istituto Idrografico della Marina (sede a Genova): le carte nautiche.
  • Le vecchie carte IGM, fatte a mano, sono anche fatte meglio di alcune carte regionali prodotte automaticamente senza controlli: per questo si usano in aula.

Carte nautiche, catastali, tematiche

Definizione

Isobate: isolinee che uniscono i punti di uguale profondità (−10, −20, −30 m, fino alle profondità abissali). Sono le curve di livello dei fondali, e si leggono con gli stessi principi: riconoscere le forme sommerse è come riconoscere quelle emerse. Nelle carte nautiche ci sono anche moltissimi punti quotati del fondale.

  • Carte catastali: mappano le proprietà, con i terreni divisi in particelle numerate (mappali) e gli edifici dentro le particelle, con la destinazione d’uso (residenziale, industriale, agricolo, bosco…). Si usano anche in geologia, a grande scala, per lavori per comuni o privati.
  • Carte tematiche: costruite sopra la base topografica seguendo una legenda. Esempio del prof: la carta geomorfologica del promontorio di Portofino, con frane, forme fluviali, forme di versante, forme costiere, ognuna con colore e simbolo. Oppure la carta geologica, un colore per formazione.

Due famiglie di coordinate

Sui bordi della carta ci sono due serie di numeri. In basso e a sinistra le coordinate chilometriche, riferite al reticolato: coordinate piane. In alto, in gradi, primi e secondi, le coordinate geografiche, latitudine e longitudine: coordinate sferiche, angoli.

Errore classico

Non confondere le due famiglie: chilometriche piane sul reticolato, geografiche angolari sulla sfera. Attenzione anche al verso: su alcune carte la longitudine cresce da ovest verso est perché è riferita a Greenwich, sulla tavoletta di Rapallo invece cresce da est verso ovest.

Ndr

Il motivo, che il prof ha solo accennato: le vecchie carte IGM non prendono come zero il meridiano di Greenwich ma quello di Monte Mario (Roma), che sta a est della Liguria. Le longitudini sono quindi “ovest da Monte Mario” e aumentano andando verso ovest. Si vedrà con le coordinate.

Gli esercizi che faremo in aula

  • Ricalcare con la matita blu il reticolo idrografico (corsi d’acqua principali e affluenti) e con la rossa i crinali spartiacque, fino a delimitare un bacino idrografico: la linea chiusa che passa per i crinali e si chiude alla foce o alla confluenza del corso d’acqua principale. Sembra banale, non lo è.
  • Riconoscere le forme elementari: bacini, crinali, versanti, rii.
  • Il profilo topografico da A a B, da sinistra a destra, su carta millimetrata: leggere le quote delle curve di livello e ricostruire la sezione. È l’esercizio chiave dello scritto.
Nota

L’aula funziona da laboratorio. “Non fate lavorare il vostro compagno: lavorate voi, in prima persona, attivi e non passivi, e sarete pronti per lo scritto.”

Da fare

  • Prossime lezioni: mercoledì 7 ottobre, mattina (9–11, CT.09) e pomeriggio (14–16, B1.01). Si parte dalle proiezioni.
  • Portare le 4 fotocopie di Rapallo, matite blu e rossa, righello e squadretta.
  • Rifare i tre esercizi sulla scala e provare con numeri propri.
  • Sulla tavoletta: trovare la scala grafica, misurare con il righello il lato di una maglia del reticolato (deve fare 4 cm) e stimare a occhio una distanza contando le maglie.

III

Mercoledì 7 ottobre 2026 · Pierluigi Brandolini

Scala in pratica, forma della Terra e proiezioni

La registrazione copre solo i primi venti minuti, l'esercizio sulla scala: forma della Terra e classificazione delle proiezioni sono ricostruite dalle slide e da quanto il prof ha richiamato nella lezione del pomeriggio (lez04). Le note [ndr] sono precisazioni mie.

Quiz

La scala, in pratica

Ripresa della lezione precedente con la carta sul banco.

Una carta ingrandita non cambia scala

Se per un lavoro serve un rilevamento al 5.000, bisogna procurarsi una carta realizzata al 5.000: fotocopiare una carta al 10.000 raddoppiandola dà un ingrandimento artificiale, non una carta al 5.000. Passando dal 25.000 al 10.000 al 5.000 i rilevatori hanno aggiunto dettagli e informazioni più precise; riducendo, quelle informazioni diventerebbero illeggibili (simboli troppo vicini, elementi lineari che si sovrappongono).

Esempio sul promontorio di Portofino, in senso antiorario: al 50.000 tutto il promontorio; al 25.000 il settore da Punta Chiappa a San Fruttuoso; al 10.000 la sola baia di San Fruttuoso; al 5.000 e al 2.000 i singoli edifici; poi la catastale. Più la scala aumenta, più cresce il dettaglio e più diminuisce l’area rappresentata, a parità di foglio. Dall’altra parte le carte a piccolissima scala (1

milioni, 1
milioni, 1
milioni) sono quelle degli atlanti, anche fisici: climi, correnti marine, fenomeni a scala globale.

Esercizio in aula: verificare la scala della tavoletta

Caso tipico: uno stralcio o una fotocopia di cui non si conosce la scala. Sul foglio 3 si prendono due punti: A il puntino della lettera M di “M. Castello”, B la casetta quotata 368 a sinistra. Il dato che il prof dà: distanza reale 700 m. Sulla carta, col righello, A–B misura circa 2,8 cm.

Il conto, sempre nella stessa unità

Non si può dividere metri per centimetri. 700 m = 70.000 cm. 70.000 / 2,8 = 25.000: la carta è al 1

.000. Se la fotocopia fosse stata ingrandita o ridotta, sarebbe venuto un valore diverso, e quello sarebbe stato il denominatore della scala “effettiva” del foglio in mano.

Ogni carta è definita dal suo rapporto di riduzione dalla realtà. Al compitino si misura con la propria riga e si fa il proprio conto: un paio di millimetri di differenza spostano poco il risultato.

La forma della Terra e le proiezioni

Questa parte manca dalla registrazione: le definizioni sono quelle delle slide, e al pomeriggio il prof le ha richiamate.

Definizione

Carta approssimata perché sempre deformata. Per essere esatta dovrebbe avere tre requisiti insieme, equidistanza, equivalenza e isogonia, e sull’intero globo è impossibile. Le proiezioni geografiche sono i procedimenti con cui la superficie “sferica” della Terra viene trasformata per riportarla sul piano.

Classificazione delle carte per scala: piante e mappe (più grandi di 1

.000), carte topografiche (da 1
.000 a 1
.000), corografiche (da 1
.000 a 1
.000.000), geografiche (più piccole di 1
.000.000). Per contenuto: generali e tematiche (qualitative, quantitative, statiche, dinamiche, di previsione).

La forma della Terra. Per la rotazione la Terra non è una sfera ma un ellissoide di rotazione (un’ellisse ruotata sul suo asse minore). La forma reale è il geoide, la superficie teorica su cui il potenziale della gravità è uguale in tutti i punti; ellissoide e geoide non coincidono. La cartografia IGM adotta l’ellissoide internazionale di Hayford (1909, adottato nel 1924): raggio equatoriale 6378,388 km, raggio polare 6356,912 km, differenza 21,476 km, schiacciamento 1/297. È il “sistema di riferimento” che QGIS chiede appena si carica una carta: se si dà al software il dato sbagliato, i dati estratti sono sbagliati.

Tre famiglie di proiezioni.

FamigliaCome si costruisceEsempi
Vere (pure)principi geometrici, con una superficie ausiliaria: prospettiche (piane o azimutali: centrografiche, stereografiche, scenografiche, ortografiche) e di sviluppo (coniche, cilindriche)cilindrica centrale; centrografica polare
Modificatele precedenti con correzioni geometriche per ridurre le deformazioniMercatore (cilindrica modificata)
Convenzionalirelazioni matematiche che rispettano uno dei tre requisitiMollweide, sinusoidale, Hammer, Goode (interrotta)

La figura della slide con il profilo umano deformato dice tutto: ogni proiezione deforma in modo diverso.

Da fare

  • Rifare l’esercizio di Monte Castello con la propria misura.
  • Ripassare le tre famiglie di proiezioni e i numeri dell’ellissoide internazionale.

IV

Mercoledì 7 ottobre 2026 · Pierluigi Brandolini

Mercatore, UTM, simboli e coordinate geografiche

Continua la lezione della mattina (lez03). La registrazione si è interrotta più volte. Le note [ndr] sono precisazioni mie; la sezione su «Correct the Map» è un approfondimento che ho chiesto io.

Quiz

Dalla cilindrica a Mercatore

Si immagina una lampadina al centro del globo che proietta meridiani e paralleli sulla superficie interna di un cilindro, poi si srotola il cilindro. Nella cilindrica diretta l’asse del cilindro coincide con l’asse Nord–Sud e il cilindro è tangente all’equatore: i meridiani diventano linee verticali equidistanti, i paralleli linee orizzontali.

Domandina del prof

Perché si chiama diretta? Perché il cilindro ha l’asse coincidente con l’asse di rotazione terrestre ed è tangente all’equatore.

Il problema delle cilindriche geometriche si vede dai cerchietti disegnati sul globo: vicino all’equatore (entro ±15°) restano cerchi, ma andando verso le alte latitudini si allungano in senso Nord–Sud e si ingrandiscono. I territori sono deformati oltre che dilatati.

Mercatore modifica la cilindrica riducendo la distanza tra un parallelo e l’altro: i cerchietti restano cerchi anche alle alte latitudini. La carta diventa isogonica (conforme): mantiene gli angoli e le forme. Non è equivalente né equidistante: a 30°, 45° di latitudine il cerchio è ancora un cerchio, ma più grande, le aree si espandono. Per questo si usa in campo nautico: la rotta tra due punti (dall’Irlanda alla Florida) è una retta, la lossodromia, che mantiene un angolo costante rispetto al Nord.

Le carte convenzionali degli atlanti (Mollweide, sinusoidale, Hammer, l’omolosina di Goode “a ritagli”) rappresentano i continenti più vicini alle loro dimensioni reali, deformando ai bordi. Per le zone polari, oltre gli 80° di latitudine, si usano le proiezioni centrografiche polari: un piano tangente al polo, lampadina al centro, paralleli come cerchi concentrici e meridiani come raggi.

Mercatore oggi: la risoluzione ONU «Correct the Map»

Argomento in più, chiesto da me a lezione. Il prof non la conosceva e l’ha liquidata come una trovata politica; in realtà è un caso da manuale di quello che abbiamo visto oggi, isogonia contro equivalenza.

Il 4 settembre 2026 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato, con 164 voti a favore, un solo contrario e sei astenuti, la risoluzione «Correct the Map», presentata dal Togo a nome degli Stati africani e sostenuta dall’Unione Africana, che aveva già adottato la nuova mappa. La risoluzione non è vincolante e non vieta Mercatore: raccomanda a governi, scuole e istituzioni di usare proiezioni equivalenti quando si confrontano le superfici, in particolare la Equal Earth (2018, Tom Patterson, Bojan Šavrič e Bernhard Jenny). La Francia ha annunciato che passerà alla Eckert IV, una proiezione equivalente analoga del 1906.

Il motivo è quello della lezione: Mercatore è conforme, conserva angoli e forme, ma dilata le aree verso le alte latitudini. Sulle mappe scolastiche l’Africa (30 milioni di km²) sembra grande come la Groenlandia (2 milioni), e l’Europa e il Nord America appaiono molto più grandi del vero. Una proiezione equivalente restituisce i rapporti di superficie, a costo di deformare le forme ai bordi.

Nota

Da ricordare per l’orale: nessuna proiezione è giusta in assoluto. Mercatore resta la scelta corretta per la navigazione (la rotta è una retta) e per le carte topografiche a grande scala nella versione trasversa (UTM); per confrontare le dimensioni dei continenti serve una equivalente. Si sceglie la proiezione in base allo scopo.

UTM e Gauss-Boaga

La proiezione delle carte topografiche italiane. “Argomento tosto”, più da orale che da scritto: all’esame chiede qual è la proiezione di riferimento delle carte che usate e come è costruita.

Definizione

Proiezione cilindrica trasversa di Mercatore (Gauss), sigla UTM (Universal Transverse Mercator; si legge in alto a destra sul foglio 2 della tavoletta). Il cilindro è ruotato di 90°: non è più tangente all’equatore ma lungo un meridiano (e il suo antimeridiano), passando per i due poli. Ha senso perché la cilindrica rappresenta bene la fascia vicina alla tangenza: ruotandola si rappresenta bene una fascia di territorio allungata in senso Nord–Sud, come l’Italia, dalla Sicilia all’Alto Adige.

La proiezione dà errori trascurabili di isogonia, equidistanza ed equivalenza solo in una fascia di 3° a est e 3° a ovest del meridiano di tangenza, cioè 6° in totale: un fuso. Fuori si deforma. Quindi non basta un cilindro per tutto il globo: servono tanti cilindri che ruotano, un fuso dopo l’altro.

Da disegnare

Il cilindro trasverso tangente a un meridiano, e sulla carta srotolata il meridiano centrale con due linee a 3° a destra e a sinistra. Scriverci “3°” su entrambi i lati. È il disegnino che il prof ha chiesto di fare.

Perché l’Italia ha due fusi. L’Italia si estende in longitudine per circa 12°, dalla Liguria alla Puglia: più di un fuso. L’IGM ha scelto due meridiani di tangenza, a 9° e a 15° di longitudine est di Greenwich, e ha applicato la proiezione due volte: il fuso Ovest e il fuso Est, un po’ estesi oltre i 3° per avere una zona di sovrapposizione (30′ di longitudine, circa 40 km).

Ndr

Nel transcript si sente “9° ovest rispetto a Greenwich”: è est. L’Italia sta a est di Greenwich, come il prof stesso dice poco dopo.

La modifica di Boaga. Per ridurre ulteriormente le deformazioni sul territorio italiano, Boaga ha adottato un cilindro trasverso non tangente ma leggermente secante, di diametro un po’ più piccolo di quello della Terra. Ne derivano le coordinate chilometriche Gauss-Boaga, quelle che la Regione Liguria adotta ufficialmente e che vengono richieste per consegnare lavori. Nel sistema Gauss-Boaga le ascisse del fuso Ovest iniziano con 1 (valore convenzionale 1.500 km sul meridiano 9°) e quelle del fuso Est con 2 (2.520 km sul meridiano 15°); nelle carte con reticolato UTM al posto di questi valori c’è 500. Ci si torna con le coordinate chilometriche.

Il simbolismo cartografico

Terza caratteristica delle carte: sono rappresentazioni simboliche, basate su segni convenzionali. Non si imparano a memoria: si capisce il significato e si va a vedere la legenda. Guardare la legenda della tavoletta.

  • Elementi antropici: viabilità (strade di vario tipo, ferrovie, sentieri e mulattiere), edifici, chiese, campanili, cimiteri. I sentieri e le mulattiere sono le linee tratteggiate nere: vanno riconosciuti perché permettono percorsi fuori dalla viabilità ordinaria, “e in bosco o macchia ci si perde”.
  • Limiti amministrativi: linee puntinate per confini di Stato, di regione, un tempo di provincia, e tra comuni. Spesso coincidono con limiti fisici, crinali spartiacque o corsi d’acqua. Con un corso d’acqua il confine può spostarsi: l’alveo si muove nel tempo, in 50 o 100 anni, per erosione delle sponde (Geomorfologia), e un comune può perdere ettari. Per noi i puntini sono utili perché all’inizio aiutano a riconoscere crinali e corsi d’acqua. E hanno peso pratico: due perforazioni a cavallo di un confine comunale sono due pratiche con due comuni diversi.
  • Uso e copertura del suolo: i pallini vuoti sparsi indicano copertura vegetale; un simbolo dentro i pallini dice il tipo: faggio, castagno, abete per i boschi; vigneto, oliveto per l’agricolo. Niente pallini: zona nuda, denudata. Vedere oliveti su tutto un versante dice che era terrazzato e coltivato.
  • Idrografia: linee puntinate, tratteggiate o continue sono porzioni del reticolo idrografico, corsi d’acqua più o meno grandi.
Errore classico

Confondere una valle con un crinale: le curve di livello si somigliano. Se c’è un corso d’acqua, lì c’è una valle, in geomorfologia un impluvio; dall’altra parte, tra due valli, c’è un crinale, o displuvio. Il simbolo del corso d’acqua è la prima cosa da cercare.

Leggere una carta come una foto dall’aereo

Esempio sullo stralcio di tavoletta IGM della slide, Capo Nero, tra Ospedaletti e Sanremo nella Liguria di Ponente: un promontorio, versanti che degradano verso est e verso ovest, un crinale che dalla cima scende al mare, quote da 0 ai punti quotati 184 e 234. Tante curve di livello vuol dire territorio rilevato; curve fitte significano versanti ripidi, curve rade versanti dolci. Rete stradale fitta lungo la costa e strade a tornanti sui versanti ripidi, oliveti su versanti terrazzati, confini comunali che passano da sud a nord e non sul crinale.

Nota

Sul terreno con la carta in mano si fa il punto: si cercano elementi riconoscibili intorno (una cima, un campanile, un incrocio, una chiesa) e dalla loro posizione ci si colloca sulla carta. Per questo bisogna riconoscere i simboli e le forme: è la prima operazione di ogni rilevamento.

Le coordinate geografiche

Definizione

Meridiani: intersezione tra la superficie terrestre e i piani passanti per l’asse di rotazione; comunemente le semicirconferenze da un polo all’altro. Paralleli: intersezione con i piani perpendicolari all’asse; il cerchio massimo è l’equatore, verso i poli i paralleli si riducono fino a un punto. L’incrocio di meridiani e paralleli è il reticolato geografico.

Latitudine: distanza angolare del punto dall’equatore, misurata in gradi sull’arco di meridiano passante per il punto. Da 0° a 90° Nord o Sud. L’arco di 1° di latitudine è quasi costante, da 110,575 km all’equatore a 111,699 km ai poli (media 111,121 km) per lo schiacciamento; la sua sessantesima parte, 1′ di latitudine, è il miglio marino (1852 m).

Longitudine: distanza angolare dal meridiano fondamentale di Greenwich (a circa 32 km dal centro di Londra, sul Tamigi), misurata in gradi sull’arco di parallelo passante per il punto. Da 0° a 180° Est o Ovest. L’arco di 1° di longitudine è variabile perché i meridiani convergono: 111 km all’equatore, 0 ai poli.

Altitudine: altezza del punto sul livello del mare.

Sono coordinate sferiche: angoli al centro della Terra. La latitudine è l’angolo tra il piano dell’equatore e il raggio che passa per il punto; la longitudine è l’angolo, sul piano dell’equatore, tra il meridiano fondamentale e il meridiano del punto.

Sulla tavoletta le tracce dei meridiani sono i margini verticali del foglio, quelle dei paralleli i margini orizzontali. Quindi: la latitudine si legge sui margini laterali (lungo il meridiano), la longitudine sui margini in alto e in basso (lungo il parallelo). Ogni tacca bianca o nera sul bordo è l’ampiezza di un primo: un grado è diviso in 60 primi, un primo in 60 secondi (sistema sessagesimale).

L'inghippo delle carte IGM

La longitudine sulle carte IGM non è riferita a Greenwich ma al meridiano fondamentale italiano, quello di Roma Monte Mario. La Liguria sta a ovest di Roma, quindi la longitudine è ovest da Monte Mario e cresce da est verso ovest, al contrario di quella da Greenwich. In alto a destra sulla carta c’è scritto che Monte Mario sta a 12°27′08″ circa a est di Greenwich: con quel valore si converte quando serve, e sarà un esercizio.

Esercizio: la longitudine del punto P

Sul foglio 1: trovare il Monte Pegge, poi il punto quotato 402; sotto a sinistra, nell’intersezione tra la curva di livello e il sentiero tratteggiato, sta il punto P. Segnarlo a matita. Chilometricamente è tra 15 e 16 Nord e tra 19 e 20 Est. Si traccia dal punto una verticale fino al margine superiore, parallela alla traccia di meridiano (squadretta appoggiata sul bordo).

  1. Dimenticare i numeri piccoli in alto a sinistra: sono le coordinate chilometriche, con la longitudine non c’entrano. I valori che servono sono quelli in gradi e primi: il margine parte da 3°15′ e, andando verso ovest, 14′, 13′, 12′… (scriverli sulla carta).
  2. P cade tra 12′ e 13′: si prende sempre il valore inferiore, 3°12′, e si aggiungono i secondi. Come con l’ora: si dice 12 e 32, non 13 meno 28.
  3. I secondi con una proporzione. Un primo sul bordo misura 5,2 cm (va misurato, tutti devono trovare 5,2). Il tratto da 12′ alla verticale di P misura, a seconda di chi misurava, 2,6–3 cm; in aula si è preso 2,8 cm, che è anche la mia misura. Allora 5,2 : 60″ = 2,8 : x, da cui x = 60 × 2,8 / 5,2 = 32″ circa.
  4. Risultato: P = 3°12′32″ Ovest di Monte Mario. Chi ha misurato 2,6 cm ottiene 30″: va bene, ognuno usa la propria misura e deve essere coerente con il proprio tracciato. La mia: 2,8 cm → 32″ → 3°12′32″ W.

Il calcolo della latitudine si fa alla prossima lezione, con lo stesso metodo lungo il margine laterale.

Da fare

  • Prossima lezione: giovedì 8 ottobre, 14–16, in CT.09 (con l’allerta gialla le aule interrate sono interdette). Si calcola la latitudine di P.
  • Segnare il punto P sul foglio 1 e scrivere a matita i primi di longitudine sul margine superiore.
  • Rifare l’esercizio della longitudine con la propria misura e il proprio conto.
  • Fare il disegnino del cilindro trasverso con i 3° da ogni lato.
  • Saper rispondere: qual è la proiezione delle carte topografiche italiane, perché due fusi, cos’ha cambiato Boaga.

V

Giovedì 8 ottobre 2026 · Pierluigi Brandolini

Latitudine di P e sistema UTM

Lezione del giovedì pomeriggio, 14–16, CT.09. Secondo la compagna si è arrivati alla slide con fusi, fasce, zone e la sigla NQ. Le parti senza audio sono ricostruite da slide e appunti: dove interpreto, lo dico. Le note [ndr] sono precisazioni mie.

Quiz

La latitudine del punto P

Chiusura dell’esercizio iniziato ieri. Stesso metodo della longitudine, ma lungo il margine laterale, sulla traccia di meridiano.

Dal punto P (sul foglio 1, vicino al Monte Pegge e al punto quotato 402) si traccia con la squadretta un’orizzontale fino al margine sinistro, parallela alla traccia di parallelo. Sul margine le tacche sono i primi di latitudine: P cade tra 23′ e 24′, e si prende il valore inferiore, 23′, sotto i 44°.

Per i secondi, la proporzione con le misure della slide: un primo di latitudine sul bordo misura 7,3 cm (più lungo dei 5,2 cm del primo di longitudine, perché la tavoletta è alta 5′ e larga 7′30″ e i primi di latitudine e longitudine non hanno la stessa lunghezza sulla carta); il tratto da 23′ alla linea di P misura 1,9 cm.

Il conto

7,3 cm : 60″ = 1,9 cm : x → x = 60 × 1,9 / 7,3 = 15,6 ≈ 16″.

Latitudine di P = 44°23′16″ Nord. Sulla slide la longitudine è ricalcolata con 3,0 cm su 5,3 cm: 60 × 3 / 5,3 = 34″, quindi 03°12′34″ Ovest di Monte Mario. Con la mia misura di ieri (2,8 cm su 5,2) viene 32″: la differenza di un paio di secondi è l’errore normale del tracciato, e ognuno tiene il proprio conto.

Le slide mostrano anche il margine superiore della tavoletta con il valore 03°07′30″: è la longitudine del bordo destro (est) del foglio, da cui si parte contando i primi verso ovest, e un secondo esercizio sui punti A e B.

Ndr

Sul bordo della tavoletta i primi di latitudine sono più lunghi di quelli di longitudine perché a 44° di latitudine un primo di parallelo vale circa 1,33 km, uno di meridiano circa 1,85 km (il miglio marino). Per questo sulla carta al 25.000 misurano circa 5,3 e 7,4 cm.

Le coordinate polari

Una slide, probabilmente solo accennata.

Definizione

Coordinate polari di un punto Q rispetto a un punto noto P: la distanza PQ e l’azimut, cioè l’angolo (ψ) misurato in senso orario dal Nord alla direzione PQ. Sono le coordinate che si usano sul terreno con bussola e metro, o con una stazione totale: “da qui, 350 m a 115°”.

Il sistema UTM

La sigla «UTM» in alto a destra sul foglio 2, e il cartiglio in alto a sinistra con «ZONA 32T» e «LP–MP»: cosa vogliono dire.

Definizione

Il sistema cartografico internazionale UTM applica la proiezione cilindrica trasversa di Mercatore a tutto il globo tra 80° Nord e 80° Sud:

  • 60 fusi di 6° di longitudine, numerati da 1 a 60 a partire dall’antimeridiano di Greenwich verso est; ogni fuso ha il suo meridiano centrale di tangenza;
  • 20 fasce di 8° di latitudine, indicate con lettere da C a X (escluse I e O);
  • l’incrocio di un fuso e una fascia è una zona: 60 × 20 = 1200 zone, ciascuna identificata da numero e lettera.

Oltre gli 80° di latitudine si usa il sistema UPS (Universal Polar Stereographic), con le proiezioni polari viste ieri.

L’Italia: fusi 32 e 33, fasce S e T

L’Italia cade nei fusi 32 (meridiano centrale 9° Est) e 33 (meridiano centrale 15° Est), e in parte nel 34 per l’estremo sud-est; sono i due meridiani di tangenza scelti dall’IGM di cui si è parlato ieri. In latitudine sta nelle fasce S (32°–40° N) e T (40°–48° N). La Liguria è nella zona 32T: Rapallo sta a 44°N e circa 9°E, quasi sul meridiano centrale del fuso 32.

I quadrati di 100 km

Dentro ogni zona il reticolato chilometrico è diviso in quadrati di 100 km di lato, ciascuno identificato da due lettere. La slide con la griglia dell’Italia li mostra tutti: la tavoletta di Rapallo cade nel quadrato NQ (il cartiglio indica che il foglio tocca anche i quadrati vicini, LP e MP). Le lettere NQ compaiono anche sul reticolato, dentro la carta, nei punti in cui si cambia quadrato.

Le coordinate chilometriche di un punto

Dagli appunti della compagna: l’esercizio fatto in aula sul punto P di Fontanelle.

Sul foglio le linee del reticolato portano numeri a due cifre: sono i chilometri dal bordo del quadrato di 100 km, in orizzontale (coordinata Est) e in verticale (coordinata Nord). Fontanelle sta nella maglia tra le linee 21 e 22 Est e tra 14 e 15 Nord.

  1. Si misura la distanza del punto dalla linea del reticolato a sinistra (la 21): 2,6 cm, che al 25.000 sono 2,6 × 250 = 650 m.
  2. Si misura la distanza dalla linea sotto (la 14): 3,0 cm, cioè 750 m.
  3. Si scrive tutto insieme, dal generale al particolare: zona, quadrato, Est, Nord.
Scrittura

32T NQ 21650 14750

  • 32T: la zona (fuso 32, fascia T);
  • NQ: il quadrato di 100 km;
  • 21650: coordinata Est, 21 km dalla linea del reticolato più 650 m;
  • 14750: coordinata Nord, 14 km più 750 m.

Negli appunti c’è anche la forma abbreviata: togliendo l’ultimo zero di Est e di Nord si passa dai metri ai decametri, 32T NQ 2165 1475, con precisione di 10 m. Sulle tavolette al 25.000 è la precisione realistica.

Nota

Ordine che il prof ripete sempre: prima la coordinata Est (quella letta sulle linee verticali, in basso), poi la Nord (sulle linee orizzontali, a sinistra). “Prima a destra, poi in su.”

Dalla UTM alla Gauss-Boaga

Le slide successive mostrano lo stesso punto P sulla tavoletta IGM e sulla carta tecnica della Regione Liguria (tavoletta “Chiavari”, 1

.000, con la sua legenda e il quadro d’unione). Sulle carte regionali le coordinate chilometriche sono Gauss-Boaga: stesse linee ogni chilometro, ma i valori sono diversi perché l’origine delle ascisse è convenzionale (1.500 km sul meridiano 9°E per il fuso Ovest, 2.520 km sul meridiano 15°E per il fuso Est) e perché il cilindro di Boaga è leggermente secante. Nelle carte con reticolato UTM il valore sul meridiano centrale è 500 km. La slide con “Coordinate Gauss-Boaga, declinazione magnetica” introduce il tema della prossima lezione.

Ndr

Non so se la parte Gauss-Boaga sia stata spiegata o solo mostrata: la compagna dice che la lezione si è fermata alla slide di fusi, fasce e zone con la sigla NQ. Lo verifico alla prossima lezione.

Le altre slide del file

Non trattate, probabilmente per le prossime lezioni: il quadro d’unione IGMI (fogli al 100.000, quadranti, tavolette al 25.000) e il repertorio cartografico della Regione Liguria, con il geoportale (geoportal.regione.liguria.it/catalogo/mappe.html): da lì si scaricano le carte in GeoTIFF, che si aprono in QGIS trascinando il file nella finestra di un nuovo progetto.

Da fare

  • Rifare da solo la latitudine di P con le mie misure e confrontare con 44°23′16″.
  • Trovare Fontanelle sulla carta e rifare le coordinate chilometriche: devono venire 32T NQ 21650 14750.
  • Imparare la struttura UTM: 60 fusi di 6°, 20 fasce di 8°, 1200 zone, quadrati di 100 km con due lettere, UPS oltre 80°.
  • Alla prossima lezione chiedere a un compagno fin dove si è arrivati con Gauss-Boaga e declinazione magnetica.

VI

Lunedì 12 ottobre 2026 · Pierluigi Brandolini

Carte regionali, UTM e coordinate chilometriche

Lezione della mattina. Finisce a metà esercizio («oggi pomeriggio proseguiamo»): la longitudine del punto A e le coordinate di B sono nella lezione del pomeriggio (lez07). L'audio ha qualche loop (righe di numeri e ripetizioni) che non nasconde spiegazioni. Le note [ndr] sono precisazioni mie.

Quiz

Carte regionali e carte IGM

La tavoletta di Rapallo è una carta IGM. La Regione Liguria produce carte tecniche regionali (CTR), e il prof ne porterà una fotocopia.

Sono carte più recenti: cambia la configurazione del territorio (nelle IGM, “rilevate un secolo fa”, si vedono paesaggio e topografia di allora, utili per studiare l’evoluzione morfologica) e cambia soprattutto il riferimento delle coordinate. L’anno di rilevamento si legge nell’angolo in basso a sinistra del foglio.

Le curve di livello, o isoipse, sono le linee curve che si vedono sul foglio; quelle più spesse sono le curve su cui verranno piazzati i punti dell’esame. Le quote le vedremo tra poco.

La proiezione di riferimento

Domandina d'esame

Qual è la proiezione di riferimento delle carte regionali e delle carte IGM? La proiezione cilindrica trasversa di Mercatore, UTM (Universal Transverse Mercator), ideata da Gauss. Il prof ha ripetuto che questa domanda all’esame arriva: basta il disegnino del cilindro.

  • Un cilindro in cui si inserisce la Terra. Se l’asse è verticale la proiezione è diretta; qui il cilindro è ruotato di 90°, quindi è trasverso e risulta tangente a un meridiano (e al suo antimeridiano).
  • Il cilindro può essere tangente, oppure, con un diametro un po’ più piccolo, secante: è la modifica di Boaga.
  • La proiezione è valida in una fascia di 3° a est e 3° a ovest del meridiano di tangenza, 6° in totale.
  • L’Italia si estende per circa 12° di longitudine, da circa 6° a 18° Est (e da circa 36° a 46° Nord). Servono quindi due meridiani di tangenza, 9° e 15°, e si applicano due cilindri trasversi: il fuso Ovest e il fuso Est.
Da disegnare

Il disegnino che il prof chiede di saper fare: il cilindro trasverso attorno alla Terra, tangente a un meridiano, e la cartina dell’Italia con i due meridiani a 9° e 15° e le fasce di 3° + 3° per lato.

Il valore 500 km

Nelle coordinate UTM al meridiano centrale del fuso è assegnato il valore di 500 km, non zero: se fosse zero, tutto ciò che sta a ovest del meridiano avrebbe coordinate negative.

Ndr

In aula “al meridiano 9 il valore di 500 km, mentre al meridiano 15 il valore di 1500”. In UTM entrambi i meridiani centrali hanno 500 km. I valori diversi sono quelli della Gauss-Boaga: 1500 km a 9° (fuso Ovest) e 2520 km a 15° (fuso Est).

Esempio: la Liguria sta attorno al meridiano 9°. Rapallo è un po’ a est, quindi con valori sopra i 500 km (517, 526…). Verso Genova e oltre, verso ponente, i valori scendono sotto i 500: alla fine della Liguria occidentale sarebbero intorno ai 430. Non serve ricordare il numero: serve capire cosa significa quel 5 davanti.

La posizione di Monte Mario rispetto a Greenwich è scritta sulla carta, in alto a destra: per convertire una longitudine IGM in una da Greenwich serve quel valore.

Le coordinate geografiche nelle due carte

Carta IGMCarta regionale
Meridiano di riferimentoRoma Monte MarioGreenwich
Come cresce la longitudineda est verso ovestda ovest verso est
Latitudinedall’equatoredall’equatore

La longitudine della CTR cresce da ovest verso est perché ci si allontana dal meridiano di Greenwich, che passa per Londra: si vede dai valori sul bordo. La latitudine è sempre riferita all’equatore.

Le coordinate chilometriche nelle due carte

Anche la CTR ha un reticolato chilometrico: le linee sono le stesse, ogni chilometro, e i chilometri sono gli stessi. Cambia come si scrivono i numeri.

Carta IGMCarta regionale
Come si scrivesi usa la stringa 32T NQ (zona, quadrato di 100 km) e poi solo le cifre brevi: 32T NQ 21 …niente zona e niente quadrato: si legge la distanza complessiva
Estnumeri di 2 cifre sul reticolatodistanza dal meridiano di tangenza, con il 500 davanti: 517, 526… km
Nordnumeri di 2 cifredistanza dall’equatore: per esempio 4.908.000 m = 4908 km

Sulla carta regionale i numeri sul bordo sono scritti per esteso agli angoli (517.000, 526.000, 4.908.000…) e abbreviati lungo il reticolato (17, 26, 18…): il 5 davanti al 17 e al 26 dice che siamo a 17 e 26 km dal meridiano che vale 500 km. “Dovete sapere il significato di questi numeri”: sarà utile quando in una cava di Lavagna o di Ardesia in Val Fontanabuona vi diranno “coordinate UTM 5 2x xxx, 4 9xx xxx”.

Ndr

Il titolo della slide 21 è «Coordinate Gauss-Boaga», ma i numeri che il prof legge sulla carta regionale (517, 526, 4.908.000) sono quelli UTM. La legenda del foglio dice che sulla carta ci sono due reticolati, uno Gauss-Boaga (fuso Ovest, valori che iniziano con 1: 1.5xx.xxx) e uno UTM, e che le coordinate geografiche dei vertici sono riferite a ED 1950. A lezione si è lavorato sul reticolato UTM.

Esercizio: scrivere le coordinate di P in due modi

Il punto P dell’esercizio chilometrico (quello vicino a Fontanelle, già svolto: 2,6 cm dalla linea 21 e 3,0 cm dalla linea 14) si scrive in due modi.

Definizione

Carta IGM: 32T NQ 21 65 14 75, cioè 2165 1475: otto cifre, perché si arriva fino al decametro (la convenzione IGM è la precisione di 10 m). Per ottenere i metri si aggiunge uno zero, ma potrebbe essere anche un 5: la misura non va oltre il decametro.

Carta regionale: Est 521650, Nord 4914750. All’Est si aggiunge il 5 davanti (il 500) e uno zero in coda per i metri, sei cifre; al Nord si mettono davanti le cifre dell’equatore, 49, e uno zero in coda: 4914 km, più 750 m.

I numeri sono gli stessi: cambia solo la modalità di restituzione. Oggi si usa il vecchio sistema IGM perché la carta è quella, ma nei prossimi anni “99 volte su 100” si lavorerà con le coordinate moderne, e può capitare di ricevere coordinate nell’altra convenzione e doverle convertire.

Nota

Nel deck “P” indica due punti diversi. Il P degli esercizi geografici (slide 10–11, vicino a Monte Pegge) è a 03°12′34″ O di Monte Mario e 44°23′16″ N, che in UTM ED50 sono circa 519,4 km Est e 4.915,2 km Nord: sulla carta sta vicino alla linea 19 e appena sopra la 15. Il P delle coordinate chilometriche (slide 20, Fontanelle) è un altro punto, a 521,65 km Est e 4.914,75 km Nord. Conviene chiamarli P1 e P2 sugli appunti.

Esercizio inverso: dal numero al punto

Dalle coordinate al punto sulla carta, con la stringa 32T NQ 18 13 13 87, che si legge 32T NQ 1813 1387.

L'ordine

Nella stringa va prima la coordinata Est, poi la Nord: sembrano invertite rispetto a “nord, est”, ma è sempre così.

  1. Il punto sta tra le linee 18 e 19 (Est) e 13 e 14 (Nord). Si lavora direttamente dentro il quadrato chilometrico.
  2. Est 18 13: dopo il 18 vengono 13 decametri, cioè 130 m a est della linea 18.
  3. Nord 13 87: dopo il 13 vengono 87 decametri, cioè 870 m a nord della linea 13.
  4. Si converte in lunghezze sulla carta: su una carta 1
    .000 1 mm = 25 m e 1 cm = 250 m.
    • 130 / 25 = 5,2 mm dalla linea 18;
    • 870 / 25 = 34,8 mm, cioè circa 3,5 cm dalla linea 13.
  5. Si segna il punto all’incrocio e ci si ferma: una precisione di un millimetro, 25 m, è accettabile (“mezzo punto più, mezzo punto meno”).

I punti A e B

Zona alle spalle di Zoagli (Monte di Zoagli), sulla stessa tavoletta. A sta su una curva di livello spessa; B sta più a valle, su un’altra curva spessa poco sopra il torrente. I punti servono per consolidare la lettura delle coordinate geografiche e chilometriche, e daranno poi la quota, quando si parlerà delle curve di livello.

All'esame

Domanda da 4 punti: 2 punti per le coordinate geografiche del punto A e 2 punti per le coordinate UTM del punto B. I punti verranno piazzati su curve di livello. Il prof ha fatto capire che una coordinata sbagliata resta sbagliata anche se il procedimento è giusto (passaggio poco chiaro nell’audio).

Latitudine di A. Si misura dalla linea dei 21 primi al punto: 1,8 cm. Con il primo di latitudine di 7,3 cm: 60″ : 7,3 cm = x : 1,8 cm, quindi x = 60 × 1,8 / 7,3 = 14,8″, che si arrotonda a 15″. Il prof ha detto “14 e mezzo” e poi ha accettato 15 come approssimazione, non come errore.

Latitudine di A = 44°21′15″ Nord. La longitudine di A e le coordinate UTM di B sono nella lezione del pomeriggio.

Da fare

  • Rifare l’esercizio inverso: trovare sulla carta il punto 32T NQ 1813 1387 e controllare 5,2 mm e 3,5 cm.
  • Scrivere le coordinate di P (Fontanelle) nei due modi, IGM e regionale, e ricontrollare che le cifre siano quelle.
  • Rifare il disegnino del cilindro trasverso e dei due meridiani 9° e 15°.
  • Imparare perché al meridiano centrale si assegna 500 km e non zero.
  • Segnare i punti A e B a matita sulla carta; calcolare la longitudine di A e le coordinate di B con le proprie misure.

VII

Lunedì 12 ottobre 2026 · Pierluigi Brandolini

Procedure per le coordinate, Gauss-Boaga e declinazione magnetica

Lezione del pomeriggio, continua la lez06 della mattina. L'audio parte a metà esercizio (il Nord di B in formato regionale): i risultati numerici dell'esercizio non sono nel file di proposito, qui c'è la procedura, valida per qualunque punto. Due loop brevi non nascondono spiegazioni. Le note [ndr] sono precisazioni mie.

Quiz

Procedura: le coordinate geografiche di un punto

Quello che si è fatto con il punto A. Vale per qualunque punto della tavoletta.

  1. Segna il punto a matita, mai a penna: se sbagli, lo rifai.
  2. Latitudine (si legge sui margini laterali, sulle tracce di meridiano):
    1. con la squadretta traccia dal punto una orizzontale fino al margine laterale;
    2. leggi sul margine gradi e primi della tacca appena sotto la linea: sempre il valore inferiore;
    3. misura con il righello la lunghezza L di un primo sul bordo (tra due tacche; a Rapallo circa 7,3 cm) e la distanza d dalla tacca inferiore al punto;
    4. proporzione 60″ : L = x : d, quindi x = 60 · d / L; arrotonda al secondo;
    5. scrivi gradi° primi′ secondi″ Nord.
  3. Longitudine (si legge sui margini superiore e inferiore, sulle tracce di parallelo):
    1. traccia dal punto una verticale fino al margine alto;
    2. ignora i numeri piccoli in alto e in basso: sono le coordinate chilometriche, con la longitudine non c’entrano; leggi gradi e primi della tacca inferiore;
    3. misura L (un primo di longitudine, a Rapallo circa 5,2 cm) e d dalla tacca inferiore al punto;
    4. stessa proporzione, x = 60 · d / L;
    5. scrivi gradi° primi′ secondi″ con il riferimento corretto: ovest di Monte Mario sulla carta IGM, est di Greenwich su quella regionale.
Definizione

Perché sempre il valore inferiore: la coordinata si scrive come un orario, valore intero più frazione (“12 e 32”), non “13 meno 28”. Prendere quello superiore costringe a sottrarre e a sbagliare.

Occhio al verso

Sulla carta IGM la longitudine cresce da est verso ovest, quindi la tacca “inferiore” sta a destra del punto, e si misura da lì verso sinistra. Sulla carta regionale (Greenwich) cresce verso est e la tacca inferiore sta a sinistra. Si parte sempre dalla tacca col valore più basso.

Esempio per la latitudine: d = 1,8 cm su un primo di L = 7,3 cm → 60 × 1,8 / 7,3 = 14,8″ ≈ 15″. Un millimetro di errore sul tracciato vale circa 1″: ognuno usa la propria misura e deve essere coerente con il proprio tracciato.

Procedura: le coordinate UTM di un punto

Le coordinate UTM sono le coordinate chilometriche, Est e Nord in metri sul reticolato. È la domanda da 2 punti sul punto B.

  1. Individua la maglia da 1 km in cui cade il punto: le linee Est sono verticali (numeri sul bordo, in basso e in alto), le linee Nord orizzontali (numeri sui lati). Prendi la linea Est a sinistra del punto e la linea Nord sotto il punto.
  2. Con il righello misura dE dal punto alla linea Est di sinistra e dN dal punto alla linea Nord di sotto.
  3. Converti in metri con la scala: su 1
    .000 1 cm = 250 m, 1 mm = 25 m (la maglia da 1 km misura 4 cm).
  4. Scrivi E = km della linea + metri e N = km della linea + metri.
  5. Scrivi la stringa nel formato IGM: zona e quadrato (letti nel riquadro del foglio, per Rapallo 32T NQ), poi i km a due cifre seguiti dai decametri (metri / 10), prima la Est, poi la Nord.

Esempio: 21 km + 650 m a Est e 14 km + 750 m a Nord → 32T NQ 21 65 14 75. Sono 8 cifre: si arriva al decametro, la precisione della convenzione IGM; per tornare ai metri si aggiunge uno zero, ma potrebbe anche essere un 5.

Il percorso inverso. Dato 32T NQ 1813 1387: Est = 18 km + 13 decametri = 18 km + 130 m; Nord = 13 km + 87 decametri = 13 km + 870 m. In millimetri: 130 / 25 = 5,2 mm dalla linea 18 e 870 / 25 = 34,8 mm dalla linea 13.

Dal formato IGM al formato regionale

La stessa posizione si scrive in metri, senza zona e senza quadrato.

Formato IGMFormato regionale
Est2 cifre di km + decametri5 + km + metri → 6 cifre (es. 521650)
Nord2 cifre di km + decametri49 + km + metri → 7 cifre (es. 4 914 750)
Significatozona e quadrato dicono dove seidistanza dal meridiano (con 500 km sul 9°) e dall’equatore

Perché 5 e 49. Il 5 davanti all’Est è il 500 km del meridiano di tangenza: un Est di 521 km vuol dire 21 km a est del meridiano 9°. Il 49 davanti al Nord appartiene al Nord, perché “non posso essere a 4911 km dal meridiano”: è la distanza dall’equatore, circa 4900 km in Liguria. Esempio di B: dopo il 49 vengono 11 km e 375 m, quindi 4.911.375 m dall’equatore.

Nota

Il formato regionale vale solo per la Regione Liguria. La Toscana poteva avere un altro formato, il Piemonte un altro ancora: le regioni non sono più uguali tra loro. I numeri sono sempre quelli, cambia solo come vengono scritti.

La carta regionale: cosa si legge sul bordo

  • Coordinate geografiche: tra due tacche c’è un primo di longitudine, da Greenwich: 9°14′ E, 9°15′ E, 9°16′ E… aumentano andando verso est.
  • Coordinate chilometriche: le linee verticali sono numerate 524.000, 525.000… perché ci si allontana dal valore 500 km del meridiano 9°. Il 500 si usa e non lo 0 per evitare valori negativi: andando verso ponente, verso il confine, i valori restano positivi anche oltre i 400 e i 300.
  • Le linee orizzontali portano 4.913.000, 4.912.000…: i metri dall’equatore, che diminuiscono di 1 km andando verso sud.

Gauss-Boaga contro UTM

Sulla stessa carta regionale compaiono altri numeri: le coordinate Gauss-Boaga, anch’esse chilometriche. Boaga, il cartografo italiano, ha proposto per l’Italia un cilindro leggermente secante per ridurre gli errori; usando una superficie di proiezione un po’ diversa, le coordinate escono diverse.

UTM (Gauss)Gauss-Boaga
Valore al meridiano centrale500 km a 9° e a 15°1500 km a 9° (fuso Ovest), 2520 km a 15° (fuso Est)
Cifre dell’Est6 (es. 523)7: un 1 davanti (es. 1523)
Reticolato sulla cartaquello normalesfalsato: circa 4 mm verso est (4 × 25 = 100 m) e alcuni millimetri verso nord
Domanda da orale

La differenza tra Gauss-Boaga e UTM è una domandina dell’orale, non dello scritto. Il valore 1500 e il 2520 non vanno ricordati a memoria: vanno capiti, come il 500 dell’UTM. Se si confondono i due sistemi, l’errore sulla carta è di circa 100 m (4 mm).

La procedura per ricavare le coordinate Gauss-Boaga è la stessa: si misura dalle linee del reticolato Gauss-Boaga, non da quelle UTM. Sulla carta regionale le coordinate sono ancora in uso e la Regione le assegna a ogni carta.

Ndr

Il corso presenta il cilindro come tangente per l’UTM e secante per Boaga. In realtà anche l’UTM ha un fattore di scala di 0,9996, quindi è leggermente secante. Lo scarto tra i due reticolati viene soprattutto dal datum (Gauss-Boaga è sul Roma 40, l’UTM delle carte IGM sul ED50) e dal falso Est (1500 km contro 500 km). All’esame vale la versione del prof.

La tabella della carta regionale con i quattro vertici (nord-ovest, nord-est, sud-ovest, sud-est) riporta le coordinate in tre forme: Gauss-Boaga, UTM e geografiche. Mostra quindi il significato del 49, del 5, del 500 e del 1 davanti. Le coordinate geografiche in testa sono riferite a ED 1950.

Il prof ha anche riassunto la sequenza dell’esame: due test, uno di cartografia e uno di geografia fisica, la media dei due voti, poi un orale breve con due domande, una di cartografia e una di geografia fisica, su cose non chieste nei test.

Coordinate assolute e coordinate polari

Finora si è parlato di coordinate assolute, geografiche e chilometriche (UTM e Gauss-Boaga): danno la posizione rispetto all’intero globo. Per i rilievi locali, con stazione totale o strumenti simili, si usano le coordinate polari.

Definizione

Coordinate polari di un punto Q rispetto a un punto stazione P: la distanza PQ e l’azimut ψ, cioè l’angolo misurato in senso orario dal Nord alla direzione PQ. A queste si aggiunge la quota, il terzo elemento che individua il punto nello spazio.

Procedura sul terreno:

  1. Si sceglie il punto stazione P, possibilmente con coordinate assolute note.
  2. Dal punto P si mira un oggetto riconoscibile (un campanile, una cima, la confluenza di due corsi d’acqua): lo strumento misura l’angolo rispetto al nord, per esempio 55°.
  3. Si misura la distanza, per esempio circa 1600 m. Si misura anche la quota.
  4. Si ripete per 10, 20, 50, 200 o 1000 punti attorno a P: si ottiene un rilievo locale.
  5. Conoscendo le coordinate assolute del solo punto P, si estendono a tutti i punti rilevati.
Ndr

Le formule per passare da polari a Est e Nord non sono state fatte in aula. Con ψ misurato in senso orario dal nord: EQ = EP + d · sen ψ, NQ = NP + d · cos ψ.

La quota è la terza dimensione: planimetricamente bastano latitudine e longitudine (o Est e Nord), ma nello spazio un punto può stare a livello del mare o a 2000 m. I punti A e B sono stati messi su curve di livello apposta: la quota si ricaverà quando si parlerà delle curve di livello.

La declinazione magnetica

Un dato che compare su tutte le carte e serve a orientarle.

La bussola indica il nord magnetico, che non coincide con il nord geografico, quello della linea meridiana. Nel riquadro delle carte IGM si vedono tre direzioni:

  • N, il nord geografico (l’asterisco);
  • Nm, il nord magnetico (la freccia nera);
  • Nq, il nord della quadrettatura, cioè del reticolato chilometrico.
Definizione

Declinazione magnetica (δ): la differenza angolare tra il nord geografico e il nord magnetico. Sulla slide c’è anche la convergenza (γ), l’angolo tra nord geografico e nord della quadrettatura.

Non è costante: varia nel tempo, anche ogni anno. Sulla tavoletta di Rapallo, al 1° gennaio 1985, δ = +0°56′ (positiva: nord magnetico a est del geografico) e varia di circa +5′30″ per anno.

Ndr

Il prof dice “5 primi 36”: la slide riporta 5′30″.

Procedura per usare il dato oggi:

  1. Leggi sulla carta la δ di riferimento e la sua data.
  2. Calcola δ oggi = δ riferimento + (anni trascorsi × variazione annua).
  3. Per segnare il nord magnetico sulla carta: unisci il punto P al centro del lato sud con il tratto graduato sul lato nord, corrispondente al valore di δ (istruzione dalla slide).
  4. Con la bussola e la carta su una tavoletta rigida, fai coincidere l’ago con il nord e, sapendo che c’è una differenza di qualche grado, ruota la carta di quell’angolo a destra o a sinistra.

Esempio mio, indicativo: dal 1985 al 2026 sono 41 anni, quindi 0°56′ + 41 × 5′30″ ≈ 4°40′ e l’errore di orientamento senza correzione sarebbe notevole. La variazione reale non è costante.

Serve soprattutto quando sul terreno non si hanno riferimenti fisici (un mare, una cima, un campanile) e bisogna orientare la carta con la bussola. Oggi tablet e GPS aiutano molto, ma è importante sapere perché il dato è sulla carta.

La cartografia IGM: fogli, quadranti e tavolette

L’IGM ha coperto l’Italia dall’Unità d’Italia fino agli anni 1960–70, quando ha smesso di mandare i propri rilevatori sul terreno (strumenti ormai obsoleti): per fare il 25.000 di tutto il Paese ci sono voluti decenni.

Definizione
  • Foglio: carta al 1
    .000
    , numerata dal nord verso sud, da 1 in alto a poco meno di 280 in Sicilia (la numerazione è cambiata nel tempo). La tavoletta di Rapallo è nel foglio 83.
  • Quadrante: carta al 1
    .000
    ; ogni foglio ne ha 4, numerati in senso orario da I (nord-est) a IV.
  • Tavoletta: carta al 1
    .000
    ; ogni quadrante ne ha 4, indicate con NE, SE, SO, NO. Ogni foglio è quindi coperto da 16 tavolette.
  • Sezione: carta al 1
    .000, termine poco usato.

Per questo Rapallo è: foglio 83, II quadrante, tavoletta SO. I quadri d’unione sono sul sito dell’IGM. L’Italia è a cavallo di due fusi, ovest ed est, rispetto al meridiano di Roma; l’unica proiezione adottata è la UTM, e il prof la chiede all’esame.

Le carte regionali e i software GIS

  • Dal portale della Regione Liguria (basta cercare “cartografia regione Liguria”, l’ufficio cartografico regionale) si scaricano gratuitamente carte in formato raster, vettoriale e georeferenziato.
  • Il portale chiede informazioni (sistema di riferimento, formato): chi non sa rispondere non riesce a scaricare le carte.
  • Si trovano le edizioni attuali (il 25.000 del 2017) e quelle vecchie (per esempio 1985): si possono scaricare più edizioni per fare confronti nel tempo, secondo il lavoro da fare.
  • Una carta georeferenziata ha associate le coordinate: si punta su un punto e il software le dà. Si aprono con QGIS (gratuito e open source): si importano tre o quattro carte e il programma le mette insieme grazie alle coordinate.
  • Il GIS non si fa in questo corso, non c’è il tempo: il prof consiglia però di iniziare a usarlo.

Da fare

  • Rifare la procedura delle coordinate geografiche (latitudine e longitudine) su un punto qualsiasi, con le proprie misure di L e d.
  • Rifare la procedura UTM sullo stesso punto e scrivere il risultato in formato IGM e in formato regionale, controllando che le cifre siano 8 + 6 + 7.
  • Imparare perché 500 e non 0, e cosa cambia in Gauss-Boaga (1 davanti, 100 m di sfalsamento).
  • Ripassare la declinazione: definizione, aggiornamento nel tempo, uso con la bussola.
  • Decifrare la sigla della propria tavoletta: foglio 83, II SO.

VIII

Mercoledì 14 ottobre 2026 · Pierluigi Brandolini

Curve di livello, quote, pendenza e inclinazione

Lezione della mattina. L'audio è buono ma ha una lunga sequenza di numeri in loop dopo il secondo esempio sulla pendenza e un finale confuso: i calcoli si ricostruiscono dalle slide 8 e 9. Il profilo topografico viene solo annunciato. Come per le coordinate, qui ci sono le procedure, valide per qualunque punto. Le note [ndr] sono precisazioni mie.

Quiz

Rappresentare il rilievo

Dopo le coordinate sul piano, la terza dimensione: la quota.

L’altimetria si rappresenta con punti quotati oppure con linee che uniscono punti di uguale quota: le isoipse, o curve di livello. Quando si rappresentano le profondità di mari e laghi le stesse linee si chiamano isobate.

Definizione

Punto quotato: un punto di cui è stata determinata la quota, scritta sulla carta accanto a un puntino. Si trovano in posizioni scelte, non a caso: la cima di un monte, il punto più basso di una zona.

Isoipse (curve di livello): linee che uniscono punti alla stessa quota.

L’equidistanza

Definizione

Equidistanza: la differenza di quota (Δh) tra una curva di livello e la successiva. È una distanza altimetrica, non planimetrica, ed è costante nella stessa carta.

Regola generale: l’equidistanza è circa un millesimo della scala della carta. Ci sono eccezioni, quindi il dato giusto si legge sempre in legenda; la tavoletta di Rapallo ha 25 m.

ScalaEquidistanza
1
.000
10 m
1
.000
25 m
1
.000
100 m

Esempio visto in aula: una carta con curve ogni 10 m. Non c’è la certezza matematica, ma probabilmente era al 10.000.

Come nascono le isoipse

Il principio è tagliare il rilievo con piani orizzontali a quote fisse (400 m, 200 m…): ogni piano incontra il rilievo lungo una linea, e proiettando tutte le linee sul piano della carta si ottengono le curve di livello.

Nella pratica si parte da una serie di punti quotati rilevati sul terreno, con posizione e quota precise. Così lavoravano i topografi dell’IGM nei decenni dopo l’Unità d’Italia, con squadre di centinaia o migliaia di persone che usavano strumenti topografici classici (la stadia), antenati delle attuali stazioni totali. Oggi i punti quotati si ottengono per via aerea con tecniche aerofotogrammetriche: migliaia di punti in poco tempo, e una cartografia di una regione intera in pochi mesi, secondo i mezzi disponibili.

Procedura: tracciare una curva per interpolazione

Il metodo semplificato che si usa a mano per ricavare le curve dai punti quotati.

  1. Prendi due punti quotati vicini, per esempio 128 m e 142 m, e uniscili con un segmento.
  2. Misura la lunghezza L del segmento sulla carta (nell’esempio 14 mm) e il dislivello ΔQ tra i due punti (14 m).
  3. Dividi: L / ΔQ = millimetri per metro di quota (qui 1 mm per metro).
  4. Per trovare dove passa la curva di una certa quota, calcola quanti metri mancano dal punto più basso e portali sul segmento: la curva dei 140 m sta a 140 − 128 = 12 m, cioè a 12 mm dal punto 128.
  5. Ripeti tra le varie coppie di punti e unisci i punti trovati: è una isoipsa.

L’ipotesi è che il rilievo tra i due punti salga in modo costante: è una approssimazione (“nella realtà magari non è così”).

Isoline di ogni tipo

Le isoipse sono un caso di isolina: il luogo dei punti in cui un certo parametro ha lo stesso valore. In geografia fisica e in geologia ne incontrerai tante: le isoterme (stessa temperatura, quando si parlerà di atmosfera), le isobate (stessa profondità) e altre. Qui servono le isoipse.

Punti quotati e curve di livello

L'errore classico

Il numero che compare vicino a una curva di livello non è la quota della curva: è la quota del punto quotato accanto. Una curva vicina al punto 1989 non vale 1989: potrebbe essere la 2000, la 1975, la 2025. La curva di livello ha sempre un valore multiplo dell’equidistanza (di solito scritto solo su poche curve): la quota si ricava con il ragionamento qui sotto.

Direttrici e intermedie

Sulla carta 1

.000 le curve non hanno lo stesso spessore.

TipoAspettoValoreDifferenza
Direttricepiù spessasempre multiplo di 100100 m tra una direttrice e la successiva
Intermediapiù sottilemultiplo di 25, escludendo i multipli di 10025 m dalle curve vicine; tra due direttrici ce ne sono 3 (25, 50, 75)

Tra due direttrici ci sono quindi 4 intervalli da 25 m. Su una carta 1

.000 l’equidistanza è 10 m, quindi tra due direttrici le intermedie sono di più; le direttrici possono essere ogni 50 o ogni 100 m e l’intervallo si legge nella carta. Cambia la scala, il principio resta.

Procedura: leggere la quota di una curva

  1. Riconosci il tipo: direttrice (spessa) o intermedia (sottile).
  2. Cerca un punto quotato vicino alla curva.
  3. Stabilisci se la curva sta sopra o sotto quel punto: da che parte sale il versante.
  4. Direttrice: prendi il primo multiplo di 100 nella direzione giusta. Esempio: vicino alla curva c’è il punto 1989 e il versante sale verso la curva → la curva è la 2000. Se invece c’è il punto 2219 e la curva sta sotto → è la 2200.
  5. Le altre direttrici si ricavano aggiungendo o togliendo 100 a ogni curva spessa.
  6. Intermedia: parti dalla direttrice più vicina e aggiungi o togli 25 m a ogni curva sottile. Esempio: sotto la 1800 le intermedie valgono 1775, 1750, 1725.
  7. Controlla: partendo dall’alto e dal basso i conti devono tornare (“la prova del 9”).

Esempi fatti in aula: un pallino su una direttrice: dalla 2000 si scende 1900, 1800, 1700, quindi la curva è la 1700. Un pallino su una curva sottile: riconosciuta la 1800, due intermedie sopra, quindi la curva è la 1850.

Il profilo topografico

Solo annunciato: si farà alla lavagna e sulla carta.

Dalle curve di livello si costruiscono i profili (o sezioni topografiche), che ricostruiscono l’andamento del rilievo tra due punti.

L'esercizio chiave

È l’esercizio clou della prova: “un buon profilo topografico è già circa metà del lavoro previsto nel test di cartografia”. Serve poi per tutto: metodi geologici e geomorfologici, sezioni geologiche con strati e faglie, per esempio una frana, il suo corpo accumulato al piede del versante e la superficie di scivolamento (tratteggiata in sezione) da cui ricavare gli spessori.

Pendenza e inclinazione

Due modi per descrivere quanto è ripido un versante.

Si considera un triangolo rettangolo: l’ipotenusa è il piano inclinato del versante, il cateto verticale è il dislivello Δh, quello orizzontale è la distanza planimetrica D letta sulla carta tra i due punti.

Definizione

Inclinazione: l’angolo α tra il piano orizzontale e il versante. α = arctan(Δh / D).

Pendenza: il rapporto tra dislivello e distanza, in percentuale. pendenza % = (Δh / D) × 100.

Esempio dalla slide 7: Δh = 5 m, D = 13 m → pendenza = 5/13 × 100 = 38,5%, inclinazione α = arctan(5/13) = 21°.

I range

  • Pendenza: da 0% (piano orizzontale) a infinito per una parete verticale, dove D = 0 e qualunque Δh diviso zero è infinito. Non c’è un massimo del 100%: la domanda è un trabocchetto.
  • Inclinazione: da 0° a 90°.
  • A 45° si ha Δh = D e quindi una pendenza del 100%. I versanti reali stanno tipicamente intorno al 30–50–100%, già molto ripidi.
Ndr

Il prof ha usato la parola “equilatero” per il triangolo con i cateti uguali. È un triangolo rettangolo isoscele, con angoli di 45°, 45° e 90°.

Procedura: pendenza e inclinazione tra due punti

  1. Leggi la quota di A e di B (procedura sopra) e calcola Δh = quota maggiore − quota minore.
  2. Misura con il righello la distanza A–B sulla carta in cm e convertila: su 1
    .000 D = cm × 250 m. Questa è la distanza planimetrica.
  3. Pendenza = (Δh / D) × 100.
  4. Inclinazione = arctan(Δh / D), sulla calcolatrice con la funzione tan−1, impostata in gradi (DEG) e non in radianti (RAD): altrimenti il numero è strano e non serve.
  5. Arrotonda e scrivi insieme pendenza (%) e inclinazione (°).

Esempio 1 (slide 8): quota A 1850 m, quota B 1700 m, Δh = 150 m; D = 320 m, cioè circa 1,3 cm sulla carta. Pendenza = 150/320 × 100 = 47%, inclinazione = arctan(150/320) = 25°.

Esempio 2 (slide 9): quota A 1575 m, quota B 1825 m, Δh = 250 m; D = 600 m, cioè 2,4 cm sulla carta. Pendenza = 250/600 × 100 = 41,6% (circa 42%), inclinazione = 22,6° (circa 23°). È un versante meno ripido del primo.

Ndr

In aula “600 m diviso 250 fa 2,2”: fa 2,4 cm.

Da fare

  • Rifare la procedura per leggere la quota di una curva su cinque curve della tavoletta di Rapallo, partendo da un punto quotato.
  • Calcolare pendenza e inclinazione tra due punti scelti, con le proprie misure, e controllare che la calcolatrice sia in DEG.
  • Imparare i range: pendenza da 0 a infinito, inclinazione da 0° a 90°, 45° = 100%.
  • Ricordare la regola dell’equidistanza (un millesimo della scala) e che il dato giusto è in legenda.
  • Preparare matite, righello, squadretta, carta millimetrata per il profilo topografico.

IX

Mercoledì 14 ottobre 2026 · Pierluigi Brandolini

Reticolo idrografico, displuvi, impluvi e bacino idrografico

Lezione del pomeriggio, solo in parte documentata. L'audio copre l'inizio (linea di massima pendenza, impluvi e displuvi, bacino idrografico del Rio Molinello) e si ferma quando il prof dice «facciamo un po' di esercizi»: gli esercizi sulla carta e il resto delle due ore non sono registrati. L'esercizio sulla pendenza viene dagli appunti del compagno. La prova d'esempio della slide 34 è un riferimento: nell'audio che ho non è commentata. Le note [ndr] sono precisazioni mie.

Quiz

Le acque superficiali e la linea di massima pendenza

Dopo le curve di livello, cosa se ne ricava: il reticolo idrografico.

Il reticolo idrografico è l’insieme dei tratti dei corsi d’acqua, anche piccoli, che confluiscono in quelli più importanti. È importante saperlo leggere, perché spesso i tratti del reticolo sono legati a incisioni ed erosioni, da cui possono derivare instabilità dei versanti, e perché serve per delimitare i bacini idrografici.

La regola di base: le acque superficiali, quelle meteoriche, scorrono lungo i versanti secondo la linea di massima pendenza: non vanno in salita e non vanno in diagonale.

Definizione

Sulla carta la linea di massima pendenza è quella che taglia le curve di livello (isoipse) in modo ortogonale. Per questo i corsi d’acqua tendono a tagliare le curve di livello ad angolo retto, almeno nei tratti iniziali.

Il prof lo ha mostrato con un pallino rosso su una curva di livello: una “secchiata d’acqua” buttata lì non va né a destra né a sinistra, scende secondo la linea di massima pendenza, quella segnata dalle linee tratteggiate sulla carta, cioè piccole incisioni che si sono sviluppate perpendicolari alle isoipse e confluiscono poi in un corso d’acqua più grande.

Dagli appunti del compagno: le linee di impluvio e di displuvio passano per i punti di massima curvatura delle isoipse, cioè per il vertice delle curve a “V” che si incurvano lungo un crinale o lungo una valle.

Impluvi e displuvi

Definizione

Impluvio: la linea di fondovalle, in cui le acque si raccolgono e si incanalano. È il reticolo idrografico, che si segna in blu.

Displuvio (o crinale, cresta, spartiacque): la linea sommitale dalla quale le acque si dividono e scendono verso impluvi diversi. Separa una valle da un’altra. Si segna in rosso.

Ricordarselo con la mano: un impluvio è la valle tra due dita, un displuvio è la cresta delle nocche. Il displuvio è “l’opposto dell’impluvio”, una specie di impluvio rovesciato.

L'errore classico

Un displuvio non è un fiume: è un crinale, una cresta, il punto più alto tra due valli. È la zona dove le acque si dividono e non dove scorrono. Lungo il crinale si cammina volentieri, mentre il fiume è nell’impluvio.

Nelle valli le zone elevate sono le sorgenti da cui parte il flusso; le acque si concentrano e prendono il nome di un corso d’acqua (rio, torrente…).

Da disegnare

Lo schema degli appunti: curve di livello ogni 25 m (da 300 a 400) con una valle al centro e due crinali ai lati; le frecce dell’acqua scendono perpendicolari alle curve e confluiscono nell’impluvio. Ridisegnarlo, con la linea che passa per i punti di massima curvatura.

Il bacino idrografico

Definizione

Bacino idrografico: la porzione di territorio che raccoglie tutte le precipitazioni meteoriche che, trasformandosi in portate, defluiscono attraverso una determinata sezione. Quando si considerano solo i deflussi superficiali la sua delimitazione è agevole: la fa la linea spartiacque (di displuvio), che separa un bacino da quelli vicini.

L’esempio è il Rio Molinello, un piccolo bacino che sfocia a mare: tutta l’acqua che piove dentro l’area va a confluire nel reticolo idrografico e poi, attraverso il tratto terminale, a mare. La linea rossa che lo racchiude è un crinale che separa la valle del Rio Molinello dalle valli vicine.

Il bacino idrografico è un argomento d’esame.

Procedura: tracciare il reticolo e il bacino

  1. Matita blu: ricalca il reticolo idrografico, cioè tutti i tratti di corso d’acqua (anche i più piccoli, dalle linee punteggiate o tratteggiate) che alla fine confluiscono nella sezione scelta, per esempio la foce. I toponimi di solito dicono il tipo: R per rio, T per torrente.
  2. Matita rossa: traccia la linea spartiacque, seguendo i crinali (displuvi) che circondano tutti gli impluvi, dalla sezione scelta lungo i crinali fino a richiudere l’anello.
  3. Controlla: tutti gli impluvi dentro la linea devono arrivare alla sezione; la linea non deve attraversare nessun corso d’acqua se non alla sezione stessa.

La slide 11 lo riassume così: “si tracciano inizialmente gli impluvi e successivamente i displuvi”.

Quanto è grande un bacino

Per l’ordine di grandezza ci si aiuta con il reticolato chilometrico: ogni maglia è un quadrato di 1 km², quindi il bacino del Rio Molinello, che riempie poco più di una maglia, è di circa 1–1,5 km². Anche la lunghezza del corso d’acqua si stima in chilometri contando le maglie, ricordando che su 1

.000 il lato della maglia misura 4 cm. Il prof ha chiesto proprio questo tipo di stima: “ordine di grandezza: metri quadrati, chilometri?”.

Bacino idrografico e bacino idrogeologico

Il bacino idrografico delimitato dalla linea spartiacque vale per i deflussi superficiali. Per il bacino idrogeologico, che riguarda anche le acque sotterranee, la delimitazione è molto più difficile e non coincide con quella superficiale: dipende da struttura e giacitura delle rocce, e nel corso d’acqua possono arrivare apporti sotterranei che entrano nel sottosuolo fuori dal bacino superficiale. Se ne riparlerà in geomorfologia e in geologia applicata.

Esercizio: pendenza e inclinazione tra due punti

Dagli appunti del compagno, sulla carta 1

.000 con equidistanza di 25 m. È la procedura della lezione della mattina, applicata ai punti A e B.

  1. Δh: individua la curva di livello che passa per A o interpolala tra le curve vicine (leggendo la quota con il punto quotato più vicino); fai lo stesso per B. Nell’esempio Δh = 500 − 250 = 250 m.
  2. D: misura A–B sulla carta (1,5 cm) e convertila: 1,5 × 250 = 375 m.
  3. Pendenza = (Δh / D) × 100 = (250 / 375) × 100 = 66,6%.
  4. Inclinazione = arctan(Δh / D) = arctan(250 / 375) con la calcolatrice in DEG, non in radianti.
Ndr

Gli appunti riportano α = 33,6°: arctan(0,6667) = 33,69°, quindi 33,7°.

Un esempio di prova di cartografia

Dalla slide 34 (prova 2022/23). Nell’audio non è commentata, ma dice come sono distribuiti i punti.

N.RichiestaPunti
1coordinate geografiche del punto A e UTM del punto B4
2posizionare il punto C date le coordinate geografiche (03°18′09″ O, 44°23′25″ N)2
3pendenza e inclinazione tra i punti D ed E2
4reticolo idrografico (blu) e spartiacque del bacino (rosso) del Rio…5
5sezione topografica su carta millimetrata tra A e B, alla stessa scala della carta10
6area del bacino in km² con il metodo della carta millimetrata4
7commento su morfologia, idrografia, orografia, uso del suolo ed elementi antropici3

Totale: 30 punti. La carta è una tavoletta IGM 1

.000, fuso ovest, zona 32T. La sezione topografica e il bacino valgono insieme 19 punti su 30.

Da fare

  • Rifare sulla tavoletta la procedura: matita blu sul reticolo, matita rossa sullo spartiacque, di un bacino piccolo.
  • Stimare l’area del bacino contando le maglie del reticolato (1 km²).
  • Rifare l’esercizio sulla pendenza e sull’inclinazione con le proprie misure.
  • Chiedere a un compagno cosa è stato fatto nelle ultime ore del pomeriggio (profilo topografico? bacino?) e se il prof ha parlato della prova d’esempio.