Home·Materie

UniGeo
Cap. 1 · Presentazione del corso, materia ed energia

Il Libro

Chimica

Pavlo Solokha · Scienze Geologiche, UniGe, a.a. 2026/27

5 capitoli

I

Venerdì 2 ottobre 2026 · Pavlo Solokha

Presentazione del corso, materia ed energia

Corso mutuato con Biotecnologie (per loro 8 CFU): lezioni e materiale identici per tutti. Le note [ndr] sono correzioni o precisazioni mie.

PDF

Come funziona il corso

Chi è chi

RuoloNomeContatto
Docenteprof. Pavlo Solokhapavlo.solokha@unige.it
Tutor didatticoMarco Riviera, quasi laureato in chimicariviera.marco4@gmail.com
Responsabile laboratorio GEOprof. Lorenzo Degli Espostilorenzo.degliesposti@unige.it
Responsabile laboratorio Biotechprof. Valerio Volianivalerio.voliani@unige.it
Tecnico di laboratoriodott. Walter Sgroiwalter.sgroi@unige.it

Per tutte le domande sul laboratorio il prof chiede di scrivere ai responsabili del laboratorio (lui può essere messo in copia).

Orari e aule

  • Lezioni: lunedì 11–13, mercoledì 11–13, venerdì 9–11, sempre in Aula 2, ex Saiwa. Il prof di solito non fa pausa; nelle lezioni 11–13 preferisce finire un po’ prima per chi deve prendere i mezzi.
  • Lunedì 5 ottobre: l’edificio è chiuso per un concorso, la lezione si fa al Dipartimento di Chimica (DCCI), via Dodecaneso.
  • Mercoledì 7 ottobre: lezione annullata (visita medica del prof). Arriverà un avviso su Aulaweb.
  • Corso dal 2 ottobre 2026 al 15 gennaio 2027. Per Geologia si parte solo ora perché, essendo un corso mutuato, si è dovuto allineare all’inizio di Biotecnologie.
  • Il prof chiede di sedersi davanti: chi arriva prima prende il posto.

Strumenti online

StrumentoAccessoA cosa serve
Aulawebcorso 87055 · chiave chimica · 2026.aulaweb.unige.it/course/view.php?id=3586avvisi a tutti gli iscritti, turni di laboratorio, esiti degli scritti, slide, esercizi, test di preparazione al laboratorio. È il canale principale
Teamscodice kquw61olezioni online solo in caso di allerta rossa (il prof ha detto che lo userà il meno possibile). Con allerta arancione le attività di laboratorio non si fanno
Wooclapwooclap.com/RFHEIXfoglio firme (il codice resta sempre lo stesso) e attività interattive

Programma e scheda del corso: corsi.unige.it/off.f/2026/ins/96754.

Il laboratorio

Da segnare subito

Inizio: martedì 17 novembre. Per Scienze Geologiche il martedì pomeriggio, 16–18 (turno in verde nella tabella). Biotecnologie ha lunedì e giovedì. Fino al 17 novembre ignorare i laboratori che compaiono al pomeriggio su EasyAcademy: il sistema non riflette il calendario reale.

Frequenza obbligatoria al 100% per Geologia (per le lezioni l’obbligo è stato abolito). Senza tutte le esperienze di laboratorio non si è ammessi allo scritto, per tutto l’anno accademico.

  • Dove: Dipartimento di Chimica (DCCI), via Dodecaneso, a piedi dal DISTAV (via Papigliano e la passerella, ultimo palazzo a sinistra). Si entra al sesto piano e si scende ai laboratori.
  • Corso sicurezza: 4 ore online + 8 ore in presenza, obbligatorio prima di entrare. Il prof chiederà l’elenco di chi l’ha completato: senza attestato non si entra. Per Geologia lo gestisce Piazza, ed è lo stesso che serve per le uscite sul terreno.
  • Assenze: se si salta per un motivo valido (malattia, sport) bisogna avvisare e spiegare. Si può essere inseriti in un gruppo parallelo nella stessa settimana, e ci sono alcune sedute di recupero. Il prof ha insistito: il problema degli anni scorsi è stato chi spariva senza giustificare né recuperare, e poi si lamentava di non essere ammesso.
  • Su Aulaweb ci saranno anche test e attività preparatorie al laboratorio.

Il tutorato

Con Marco Riviera, martedì 14–16, dal 13 ottobre, in aula B1.02 della Palazzina delle Scienze (DISTAV), quella a un piano solo tra Corso Europa e viale Benedetto XV. Prima dell’inizio del laboratorio è l’unico pomeriggio libero per entrambi i corsi.

Marco lavora in coppia con il prof: sa cosa è stato spiegato in aula e prepara gli esercizi di conseguenza. Il tutorato non è obbligatorio, ma il prof ha chiesto esplicitamente di andarci: “i risultati finali sono disastrosi”, con meno del 10% che supera l’esame. Anche lì si rilevano le presenze.

Esame e metodo di studio

L'esame

Solo scritto, niente orale. Circa metà punteggio esercizi e metà domande teoriche a risposta aperta. Crocette praticamente mai. Con almeno 18/30 si può accettare il voto. Ammessi solo con tutte le esperienze di laboratorio fatte.

  • Studiare subito dopo ogni lezione: un ripasso di uno o due giorni prima dell’esame non basta. La chimica va di pari passo con gli esercizi.
  • Gli appunti del prof su Aulaweb (il PDF della prima lezione è già lì) sono “la carcassa”: non bastano per l’esame. Serve il libro, soprattutto per la teoria.
  • Anche gli esercizi su Aulaweb sono il minimo indispensabile: farli tutti non vuol dire essere pronti. Bisogna farne altri dai libri.
  • Il punto debole che il prof vede più spesso: non capire il testo del problema, prima ancora della chimica. E saper scrivere il ragionamento in modo chiaro, anche con una calligrafia leggibile.
  • I crediti non sono solo ore in aula: comprendono lo studio autonomo, e per chimica ne serve molto, anche il doppio delle ore di lezione.

Libri

Nessun testo obbligatorio: va bene qualunque chimica generale universitaria, e un’edizione di qualche anno fa va benissimo (le nuove costano due o tre volte tanto e il contenuto cambia poco). Gli argomenti sono quelli standard: teoria acido-base, equilibrio, stechiometria.

TestoCommento del prof
Silberberg, Amateis, Chimica (McGraw-Hill)Livello adatto a Geologia e Biotech. Esercizi a fine capitolo, negli ultimi anni con soluzioni
Chang, Overby, Fondamenti di chimica generale (McGraw-Hill)Livello adatto a Geologia e Biotech. Esercizi a fine capitolo, negli ultimi anni con soluzioni
Petrucci et al., Chimica generale (Piccin)Un po’ più complicati, livello da corso di laurea in Chimica
Bertini, Luchinat, Mani, Chimica (CEA)Un po’ più complicati, livello da corso di laurea in Chimica
Atkins, Jones, Principi di chimica (Zanichelli)Un po’ più complicati, livello da corso di laurea in Chimica
Atkins, Jones, Laverman, Fondamenti di chimica generale (Zanichelli)Un po’ più complicati, livello da corso di laurea in Chimica
Bertini, Luchinat, Mani, Stechiometria (CEA)Solo esercizi. Un po’ vecchi, ma con esercizi più che sufficienti
Michelin Lausarot, Vaglio, Stechiometria per la chimica generale (Piccin)Solo esercizi. Un po’ vecchi, ma con esercizi più che sufficienti
Michelin Lausarot, Vaglio, Fondamenti di stechiometria (Piccin)Solo esercizi. Un po’ vecchi, ma con esercizi più che sufficienti

Per chi ama leggere: Oliver Sacks, Zio Tungsteno; Le Couteur e Burreson, I bottoni di Napoleone; Roald Hoffmann, La chimica allo specchio.

Che cos’è la chimica

Tutto quello che abbiamo intorno è materia, e i materiali sono il risultato anche dello sviluppo della chimica: salute e medicina (farmaci, vaccini, anestesia, depurazione), energia e ambiente (combustibili, solare, nucleare), cibo e agricoltura (fertilizzanti, conservanti), materiali (polimeri, ceramiche, batterie, quantum dots). “Un geologo che non si orienta nelle formule non sa di cosa sono fatti i minerali, e non è un geologo.”

Definizione

La chimica studia la materia, le sue proprietà, le trasformazioni che subisce e l’energia associata a queste trasformazioni.

Materia: qualsiasi cosa occupi spazio e sia dotata di massa. Anche l’aria, che non vediamo, perché è fatta di atomi che hanno una massa.

Sostanza: forma di materia con composizione definita e proprietà distinte. L’analogia del prof: gli atomi sono le lettere, le sostanze sono le parole.

Proprietà: le caratteristiche che danno a ciascuna sostanza la sua identità. Fisiche: quelle che la sostanza ha di per sé, senza trasformarsi (colore, temperatura di fusione e di ebollizione, densità). Chimiche: quelle che mostra quando si trasforma in un’altra sostanza o interagisce con essa (infiammabilità, corrosività). Le proprietà fisiche si dividono poi in intensive ed estensive.

Trasformazioni fisiche e chimiche

Il ragionamento da fare sempre: immaginare cosa succede a livello degli atomi.
Il ragionamento da fare sempre: immaginare cosa succede a livello degli atomi.
  • Fisica: non altera composizione e identità della sostanza. Ghiaccio, acqua liquida e vapore sono sempre H₂O: cambia solo come sono disposte le molecole. Esempi: fusione del ghiaccio, ebollizione dell’acqua della pasta, zucchero sciolto in acqua. Di solito è reversibile cambiando solo la temperatura: un cambiamento di stato è sempre una trasformazione fisica.
  • Chimica: cambia la composizione. Le molecole si rompono negli atomi e gli atomi si ricombinano in modo diverso. Esempi: idrogeno e ossigeno che, innescati da una fiamma, formano acqua; il metano del fornello (CH₄) che brucia con l’ossigeno dando CO₂ e acqua. Non si inverte cambiando solo la temperatura: per scomporre l’acqua in idrogeno e ossigeno serve l’elettrolisi, cioè energia elettrica.
  • Le reazioni chimiche sono spesso accompagnate da un grosso scambio di energia: la formazione dell’acqua è fortemente esotermica (rilascia molto calore), la sua scomposizione richiede che l’energia venga fornita dall’esterno.
L'acqua è un'eccezione

Quasi tutte le sostanze sono più dense da solide che da liquide; l’acqua fa il contrario. Nel ghiaccio le molecole sono organizzate in una struttura rigida e voluminosa; nel liquido la struttura collassa e le molecole si avvicinano. Per questo il ghiaccio galleggia e esistono gli iceberg. A pressioni molto elevate anche il ghiaccio può diventare più denso (interessa ai geologi: carote di ghiaccio, ghiacciai). [ndr] Il prof l’ha definita una proprietà quasi unica: lo stesso comportamento lo mostrano anche gallio, bismuto, silicio e germanio.

Gli stati della materia, visti dagli atomi

Solido: forma e volume propri. Liquido: volume proprio, prende la forma del recipiente e forma una superficie. Gas: occupa tutto lo spazio disponibile, senza superficie. A livello atomico: nel solido le molecole sono ordinate in file, nel liquido sono vicine ma in disordine, nel gas sono lontanissime (“se nel liquido sono vicine come voi seduti ai banchi, nel gas uno è qui e l’altro alla stazione”).

L’energia

Definizione

Energia: la capacità di compiere lavoro. Energia potenziale: quella che un corpo possiede per la sua posizione. Energia cinetica: quella che possiede per il suo movimento. Energia totale = potenziale + cinetica.

L’energia non si crea né si distrugge: si conserva e si converte da una forma all’altra. Gli stati a energia più bassa sono più stabili e favoriti.

È un concetto che il prof chiede di tenere sempre in testa: l’energia è “sempre” il fattore che decide cosa si ottiene in una trasformazione. In natura avviene ciò che è più conveniente dal punto di vista energetico.

  • Il cellulare: fermo sul banco o tenuto più in alto ha solo energia potenziale, ma più in alto ne ha di più (rispetto al centro della Terra). Lasciato cadere, la potenziale si converte in cinetica: da più in alto l’urto è più violento.
  • Mosca ed elefante: la mosca è veloce ma leggera, l’elefante lento ma enorme. Lo stesso vale per atomi diversi, dal piccolo idrogeno al grosso uranio.
  • La molla: a riposo ha l’energia più bassa; allungarla o comprimerla costa lavoro e ne alza l’energia.
  • Il carburante, l’esplosivo, il cibo: l’energia chimica accumulata in una sostanza si libera con una reazione. Una saponetta di esplosivo, un reattore nucleare, un pezzo di lardo contro un popcorn della stessa dimensione: il contenuto energetico è molto diverso. Il petrolio è energia accumulata nel sottosuolo dalla decomposizione di piante nel corso di [ndr: milioni, non migliaia di] anni.

Energia e cariche

Molti fenomeni chimici si spiegano con l’interazione elettrostatica tra specie cariche (cationi e anioni). Cariche opposte si attraggono perché, avvicinandosi, l’energia totale diminuisce; cariche uguali si respingono perché avvicinarle la aumenterebbe. Separare due cariche opposte richiede energia, e più le allontano più ne serve. È lo stesso principio dei cambiamenti di stato: per far evaporare l’acqua bisogna allontanare le molecole, quindi fornire energia (il fornello); quando il vapore condensa l’energia viene rilasciata (è il principio dei condizionatori).

Gli elementi

Definizione

Elemento: sostanza che non può essere separata in sostanze più semplici con mezzi chimici. La slide ne conta 114, di cui 82 presenti in natura (oro, alluminio, piombo, ossigeno, carbonio) e 32 creati dagli scienziati (tecnezio, americio, seaborgio). [ndr] Il dato è vecchio: oggi gli elementi riconosciuti sono 118.

  • I simboli hanno al massimo due lettere, e la prima è sempre maiuscola. Co è il cobalto; CO, con due maiuscole, è un composto di carbonio e ossigeno. Molti simboli vengono dalla radice del nome latino: Cu rame, Fe ferro, Au oro, Sn stagno.
  • Abbondanza: oltre il 95% in peso della Terra è fatto da circa 10 elementi; oltre il 95% dell’Universo da 2 soli, idrogeno ed elio. [ndr] In aula “99% idrogeno, elio al 4%”: in massa sono circa 74% idrogeno e 24% elio. Gli elementi più pesanti si formano solo con fenomeni estremi (stelle giganti, fusioni nucleari, collisioni tra stelle). Uno smartphone ne contiene più di 30, tra cui molti di importanza strategica.
  • Tavola periodica consigliata: ptable.com (anche in italiano, passando col mouse si vedono nome e proprietà).
Compito per casa

Imparare a memoria nome e simbolo degli elementi con numero atomico 1–30, 35–38, 47, 53–56, 78, 79. In pratica le prime 3–4 righe della tavola periodica, più qualche elemento noto più in basso (argento, iodio, platino, oro). Per ora niente proprietà, configurazioni elettroniche o isotopi: arrivano più avanti.

Da fare

  • Iscriversi su Aulaweb (corso 87055, chiave “chimica”) e su Teams (codice kquw61o).
  • Segnare: lunedì 5 ottobre lezione al Dipartimento di Chimica; mercoledì 7 ottobre niente lezione.
  • Segnare il tutorato: martedì 14–16, aula B1.02, dal 13 ottobre.
  • Segnare l’inizio del laboratorio: martedì 17 novembre, 16–18, al DCCI.
  • Verificare di avere l’attestato del corso sicurezza (4 h online + 8 h in presenza).
  • Imparare nome e simbolo degli elementi 1–30, 35–38, 47, 53–56, 78, 79.
  • Scegliere un libro, anche di un’edizione vecchia o in prestito.
  • Ridisegnare lo schema fisico/chimico a livello atomico.

II

Lunedì 5 ottobre 2026 · Pavlo Solokha

Gli atomi e la teoria atomica

Lezione al Dipartimento di Chimica. Le slide arrivano molto oltre (82 pagine): la lezione si ferma al dualismo onda-particella, il resto è rinviato alla prossima. Un loop della trascrizione copre un esercizio sugli ioni, ricostruito dalle slide. Le note [ndr] sono precisazioni mie.

Quiz

La storia della teoria atomica

Fino a fine Ottocento l’atomo era una pallina omogenea, compatta e indivisibile. Una serie di esperimenti tra fine Ottocento e inizio Novecento ha mostrato che è un sistema con una struttura interna. Il prof ha aperto con la foto del congresso Solvay del 1927: i fisici che hanno capito com’è fatta la materia, Marie Curie compresa.

Thomson e il tubo a raggi catodici

In un tubo di vetro in cui è stato fatto il vuoto si mettono due elettrodi di rame, catodo e anodo, e si applica un’alta tensione. Dalla parte opposta un rivelatore (uno schermo che si illumina se colpito da una radiazione) mostra che dal catodo parte qualcosa: un flusso di particelle, i raggi catodici. Thomson dimostra che sono portatori di carica: con le piastre di un condensatore il fascio devia da una parte, con un campo magnetico dall’altra. Regolando i due campi fino a compensarli, dai loro valori ricava il rapporto carica/massa dell’elettrone: −1,76 × 108 C/g (Nobel 1906).

È una scoperta enorme: elettricità, accumulo di energia, correnti, lo stato solido, quasi tutto si spiega con gli elettroni.

Millikan e la carica dell’elettrone

Un nebulizzatore produce goccioline d’olio piccolissime, che cadono tra le due piastre di un condensatore. Dal tempo di caduta e dal volume si stima la massa di ogni goccia. Nella camera un fascio di raggi X ionizza il gas, cioè gli strappa elettroni, che si depositano sulle gocce (lo stesso fenomeno dei capelli che seguono il pettine: lo strofinio sposta elettroni). Regolando il campo elettrico fino a tenere una goccia sospesa, forza di gravità e forza elettrica si equivalgono: da qui la carica dell’elettrone, −1,60 × 10−19 C, e combinandola col rapporto di Thomson la sua massa, 9,10 × 10−28 g (Nobel 1923).

Nota

Per capire il mondo microscopico servono due teorie insieme, corpuscolare e ondulatoria. Finora l’elettrone sembra un corpuscolo, con massa e carica. Più avanti si vedrà che è anche un’onda.

Radioattività e particelle alfa beta gamma

Gli atomi pesanti tendono a decomporsi, da soli, senza che nessuno faccia niente: da un atomo pesante si ottengono atomi più leggeri, più particelle. Il processo inverso, da atomi leggeri a pesanti, avviene solo nelle stelle, con energie e gravità enormi: quasi tutti gli elementi che abbiamo sulla Terra sono nati lì, miliardi di anni fa, e sono arrivati come polvere. La radioattività (Becquerel) è la finestra più importante sulla materia, perché mostra cosa c’è dentro un atomo.

Nel video, con una sorgente tra due piastre cariche:

SorgenteParticellaNel campo elettricoCos’è
Carbonio-14β (beta)devia verso la piastra positivaelettroni emessi dal nucleo: un neutrone si trasforma in un protone e in un elettrone
Cobalto-60γ (gamma)non deviaradiazione senza carica, altissima energia
Radon-222α (alfa)devia verso la piastra negativanuclei di elio: 2 protoni + 2 neutroni, carica 2+ (42He2+)

Il radon è un gas nobile, chimicamente inerte: non viene attaccato da nulla nel suolo, ed emette particelle alfa spontaneamente.

Rutherford e il nucleo

Il modello di Thomson era il “panettone”: un impasto positivo con gli elettroni dentro come l’uvetta. Rutherford (britannico di origine neozelandese, Nobel per la chimica 1908) lo demolisce con l’esperimento della lamina d’oro. L’oro è il metallo più malleabile che esista (da un grammo si tirano chilometri di filo), quindi si ottiene una lamina spessa pochi strati atomici. Una sorgente radioattiva spara particelle alfa contro la lamina, a circa 1,4 × 107 m/s (il 5% della velocità della luce); uno schermo di solfuro di zinco si illumina dove viene colpito.

Il racconto del prof: lo studente, ricco e antipatico, viene messo in una stanza buia a contare i lampi per ore e ore, con lo schermo dietro la lamina. Vede quello che tutti si aspettano, cioè le particelle che passano come se la lamina non ci fosse. Rutherford, forse per ripicca, gli dice di guardare anche dall’altra parte: e lo studente torna dicendo che lo schermo si illumina anche davanti. Qualche particella alfa viene rimbalzata indietro.

Definizione

È come sparare contro un foglio di carta e vedere qualche proiettile tornare indietro: la massa dell’atomo è concentrata in un volume piccolissimo, il nucleo, carico positivamente. La maggior parte delle alfa passa nel vuoto; quelle rare che centrano il nucleo trovano un muro. Il protone ha carica opposta all’elettrone e massa 1840 volte maggiore (1,67 × 10−24 g).

Il modello di Rutherford però non è compatibile con la meccanica e l’elettromagnetismo classici, e non spiega gli spettri di emissione degli atomi: servirà altro.

Chadwick e il neutrone

Restava un conto che non tornava: l’elio ha due protoni ma pesa quattro volte l’idrogeno, non due. Chadwick bombarda il berillio-9 con particelle alfa e ottiene carbonio-12, molta energia e una nuova particella: α + 9Be → 12C + 1n. La massa, in parte, si conserva (4 + 9 = 13 = 12 + 1). Il neutrone ha massa paragonabile al protone (leggermente maggiore) e nessuna carica. Nobel 1935.

Nota

L’energia liberata in processi nucleari come questo non ha paragoni con quella delle reazioni chimiche più violente: l’esplosione della dinamite non ha niente a che vedere.

Le particelle dell’atomo

ParticellaCarica relativaCarica assolutaMassa relativa (u)Massa assolutaDove sta
Protone p+1++1,602 × 10−19 C1,007271,673 × 10−24 gnucleo
Neutrone n0001,008661,675 × 10−24 gnucleo
Elettrone e−1−−1,602 × 10−19 C0,000559,109 × 10−28 gfuori dal nucleo
  • Si usano le cariche relative (+1, −1) perché i valori assoluti sono scomodi.
  • Protone e neutrone pesano circa uguale; l’elettrone è circa 2000 volte più leggero (1840). Nella massa dell’atomo contano protoni e neutroni; gli elettroni sono “gli spiccioli”, come quando chiedi due chili di carne e il macellaio te ne dà 2,03.
  • Dimensioni: raggio atomico ~10−10 m (100 pm), raggio del nucleo ~5 × 10−15 m. Il nucleo è circa 10.000 volte più piccolo dell’atomo: se l’atomo fosse uno stadio, il nucleo sarebbe una biglia. Per questo solo una piccola percentuale di particelle alfa veniva rimbalzata.
  • L’atomo è lo spazio che comprende nucleo ed elettroni. Nell’atomo neutro il numero di elettroni è uguale a quello dei protoni.
  • Non esiste nucleo senza protoni. Il numero di neutroni invece non segue una regola precisa: di solito gli isotopi stabili ne hanno un numero simile ai protoni, ma non necessariamente uguale.
Nota

Solo per curiosità, non da ricordare. I protoni e i neutroni non sono indivisibili: sono fatti di quark tenuti insieme da gluoni. L’up quark ha carica +2/3, il down −1/3: un protone è uud (+2/3 +2/3 −1/3 = +1), un neutrone udd (+2/3 −1/3 −1/3 = 0). I protoni, tutti positivi, stanno insieme nel nucleo grazie alle forze nucleari, di ordine di grandezza molto maggiore della repulsione elettrica: sono le stesse forze che liberano enormi quantità di energia.

Numero atomico e numero di massa

Definizione

Numero atomico (Z): il numero di protoni nel nucleo. Identifica l’elemento e coincide con la sua posizione nella tavola periodica: il carbonio è il sesto perché ha 6 protoni. Non esiste “carbonio con 7 protoni”: 7 protoni sono un altro elemento.

Numero di massa (A): protoni + neutroni, cioè Z + neutroni. Gli elettroni non si contano, sono trascurabili.

Simbolo: AZX, con A in alto a sinistra e Z in basso a sinistra. 126C: 6 protoni, 6 neutroni, e nell’atomo neutro 6 elettroni. 168O: 8 protoni, 8 neutroni, 8 elettroni; è più pesante del carbonio-12 perché nel nucleo ha 16 particelle contro 12.

Il pedice Z è ridondante: “uranio-235” basta, perché uranio significa già 92 protoni. Si chiama anche nuclide una specie atomica definita da Z e A.

Gli isotopi

Definizione

Isotopi: atomi dello stesso elemento (stesso numero di protoni, stesso Z) con diverso numero di neutroni, quindi diverso numero di massa A.

  • Uranio-235 e uranio-238: 92 protoni entrambi, ma 143 e 146 neutroni. Tutti e due piuttosto stabili. L’uranio-235 è radioattivo e viene usato nei reattori.
Ndr

In aula “usato per la fusione”: è la fissione nucleare; il prof si è poi corretto da solo.

  • Ossigeno-16, -17, -18: gli isotopi stabili dell’ossigeno. Di isotopi noti l’ossigeno ne ha 17, l’uranio 26, ma quasi tutti sono instabili e si decompongono all’istante, perché il rapporto protoni/neutroni si allontana troppo da 1. L’ossigeno-7 non esiste; il più leggero conosciuto è l’ossigeno-12. Che cosa fissi il limite non lo sappiamo: “semplicemente, non lo sappiamo”.
  • Carbonio-12, -13, -14: C-7 (6 protoni e un solo neutrone) non piace a nessuno; C-12, C-13, anche C-15 sono più naturali. Per vederli tutti: su ptable.com, voce “isotopi”.
  • Idrogeno: prozio (1 protone, 0 neutroni, l’unico isotopo nell’universo senza neutroni, di gran lunga il più abbondante), deuterio (1 neutrone), trizio (2 neutroni). L’acqua fatta con deuterio è l’acqua pesante: massa maggiore e proprietà chimiche un po’ diverse, usata nei reattori per catturare neutroni.
Ndr

Più precisamente l’acqua pesante nei reattori fa da moderatore: rallenta i neutroni senza assorbirli, proprio perché il deuterio ne cattura pochissimi (molto meno dell’idrogeno normale). Così i neutroni lenti continuano la fissione dell’uranio-235.

Gli ioni

Delle tre particelle, la più facile da togliere a un atomo è l’elettrone: sta fuori dal nucleo. Il nucleo lo si tocca solo con il decadimento radioattivo. Tutti i processi chimici che studieremo coinvolgono al massimo gli elettroni, mai i nuclei.

Definizione

Ione: atomo, o gruppo di atomi, con una carica positiva o negativa.

Catione: ione con carica positiva. Un atomo neutro che perde uno o più elettroni: i protoni non sono più compensati. Na (11 p, 11 e) → Na+ (11 p, 10 e).

Anione: ione con carica negativa. Un atomo neutro che acquista uno o più elettroni, e li tollera restando stabile. Cl (17 p, 17 e) → Cl− (17 p, 18 e).

Ione monoatomico: fatto da un solo atomo: Na+, Cl−, Ca2+, O2−, Al3+, N3−.

Il sodio-23 ha 11 protoni e 12 neutroni: di nuovo numeri simili. I cationi arrivano al massimo a carica 3+ (“cariche 10− o 20− non esistono”).

Esercizi fatti in aula

Il metodo è sempre lo stesso: i protoni li dà Z (il simbolo dell’elemento), i neutroni sono A − Z, gli elettroni sono Z meno la carica (per un catione) o Z più la carica (per un anione).

SpecieProtoniNeutroniElettroni
146C686
116C656
2713Al3+131410
7834Se2−344436
N3−7—10
Fe2+26—24
I−53—54
Ca2+20—18

Esercizio inverso, dal numero di elettroni alla specie (serve la tavola periodica):

  • 28 elettroni e carica 2+ → Zn2+ (Z = 30). 10 elettroni, neutro → Ne. 9 elettroni, neutro → F.
  • Due atomi neutri con 5 elettroni e numero di massa diverso: sono due isotopi del boro, 10B e 11B.
  • Catione del gruppo 14 con 80 elettroni: si scorre il gruppo cercando chi ha un numero di elettroni vicino; lo stagno ne ha 50, il piombo 82, quindi Pb2+.
  • Anione del gruppo 16 con 36 elettroni: il selenio (34) con due in più, Se2−.
  • Catione di un metallo alcalino con 36 elettroni: il rubidio (37) meno uno, Rb+.
Metodo

Contare sempre nello stesso ordine: Z dal simbolo, neutroni da A − Z, elettroni da Z corretto per la carica. Negli ioni cambia solo il numero di elettroni: protoni e neutroni restano quelli dell’atomo.

La luce come onda

Sembra lontano dalla chimica, ma le particelle piccole in movimento, e soprattutto gli elettroni, hanno proprietà molto simili alla luce.

La luce è una radiazione elettromagnetica: l’oscillazione di un campo elettrico e del campo magnetico indotto, che si propaga nello spazio. È descritta da un’onda con:

  • lunghezza d’onda λ: la distanza tra due creste. Il puntatore laser rosso ha λ ≈ 700 nm, quello blu ≈ 400 nm (nano = 10−9);
  • frequenza ν: quante oscillazioni nell’unità di tempo;
  • velocità c: nel vuoto tutte le radiazioni elettromagnetiche viaggiano alla velocità della luce, c = 3 × 108 m/s, cioè 300.000 km/s.
Definizione

λ · ν = c. Poiché c è costante, lunghezza d’onda e frequenza sono inversamente proporzionali: λ più corta, frequenza più alta. A 400 nm le creste sono più ravvicinate, l’onda oscilla più spesso.

Lo spettro elettromagnetico copre un intervallo enorme: raggi gamma, raggi X, ultravioletto, luce visibile, infrarosso, microonde, onde radio. Sono tutte la stessa cosa, radiazione elettromagnetica che viaggia a c; cambiano solo λ e ν. Le onde radio hanno lunghezze d’onda anche di centinaia di metri.

Ndr

In aula “le radioonde sono quelle a frequenza maggiore”: sono quelle a lunghezza d’onda maggiore e quindi a frequenza minore. I raggi gamma stanno all’estremo opposto.

Il visibile è la fetta tra circa 400 e 700 nm: dal blu al rosso, con verde, giallo e arancione in mezzo. Una luce con una sola lunghezza d’onda, come il laser, è monocromatica; la luce del neon in aula, che contiene molte lunghezze d’onda insieme, la vediamo bianca: è policromatica. Un prisma la scompone nelle sue componenti, lo spettro.

Diffrazione: la deviazione della traiettoria di un’onda quando incontra un ostacolo. (Dalle slide; solo citata.)

Il corpo nero e il quanto di Planck

Nel 1900 la fisica classica spiegava tutto, orbite, traiettorie, moti parabolici, tranne un problema: il corpo nero. Un oggetto scaldato (una piastra elettrica) diventa prima rosso, poi sempre più incandescente fino al bianco accecante. La teoria classica prevedeva una curva di intensità in funzione della temperatura, l’esperimento ne dava un’altra: più caldo l’oggetto, più intenso il picco, e il colore scivola verso il bianco.

Max Planck, bravo matematico, trova una legge che descrive quell’andamento introducendo una costante, la costante di Planck, h = 6,63 × 10−34 J·s, un numero piccolissimo. Il significato è rivoluzionario: l’energia non viene scambiata in modo continuo ma a pacchetti, i quanti: E = n·h·ν. O un pacchetto intero, o niente, nessun valore intermedio. Planck stesso non ci credeva, eppure prende il Nobel nel 1918: sono le basi della teoria quantistica, quella che spiegherà l’energia degli elettroni nell’atomo.

Il fotone e l’effetto fotoelettrico

Mettendo filtri successivi davanti a una sorgente, l’intensità si dimezza, poi si divide per 4, per 8, e così via. Fino a dove? Qual è la parte più piccola della luce, come l’elettrone per l’atomo?

Definizione

Il fotone è la parte indivisibile della luce. La sua energia è E = h·ν: costante di Planck per la frequenza. Un fotone solo ha un’energia minuscola; il puntatore laser, in una frazione di secondo, ne manda miliardi e miliardi.

La luce è un’onda, ma è fatta di corpuscoli. Lo dimostra l’effetto fotoelettrico di Einstein (Nobel): irradiando un metallo, la luce rossa non fa nulla; la luce verde strappa qualche elettrone dalla superficie; la blu ne strappa di più. Si spiega solo immaginando corpuscoli: un fotone urta un elettrone e lo scalza via, e lo fa solo se ha abbastanza energia. Riducendo λ aumenta ν, e aumenta l’energia del fotone: esiste una soglia di energia sotto la quale il fenomeno non avviene, qualunque sia l’intensità.

Da capire bene

La luce è solo onda o solo corpuscolo? Nessuna delle due: è dualismo onda-particella. Vale per la luce e per gli oggetti microscopici, elettrone compreso. Difficile da immaginare, ma le regole del mondo microscopico sono queste.

Da fare

  • Ripassare le costanti della tabella delle particelle e le relazioni tra Z, A, protoni, neutroni ed elettroni.
  • Rifare da soli gli esercizi sugli ioni, in entrambe le direzioni (dalla specie ai numeri e dai numeri alla specie), con la tavola periodica davanti.
  • Continuare a imparare nome e simbolo degli elementi 1–30, 35–38, 47, 53–56, 78, 79.
  • La prossima lezione riprende dalla luce e dagli spettri: rileggere λ·ν = c ed E = h·ν.

III

Venerdì 9 ottobre 2026 · Pavlo Solokha

Onde, orbitali e numeri quantici

L'audio parte a metà della slide 35 (onde stazionarie). I minuti prima, probabilmente le slide 22–34 su luce, spettri, Bohr e de Broglie, sono ricostruiti nella sezione «Dalle slide» e segnati come tali: non so quanto il prof ci sia arrivato a voce. Un loop di numeri copre il passaggio sulle lettere s, p, d, f, sistemato con le slide sugli orbitali. Le note [ndr] sono precisazioni mie.

Quiz

Dalle slide: luce, spettri, Bohr e de Broglie

Parte non registrata, ricostruita dalle slide 22–34. La tengo come base: l’audio che segue dà questi concetti per scontati (il prof parla di Bohr e de Broglie al passato).

La luce come onda

La luce è radiazione elettromagnetica, con lunghezza d’onda λ, frequenza ν e velocità c = 3 × 108 m/s nel vuoto: λ · ν = c. Esempi sulla slide: λ = 400 nm (violetto) e λ = 700 nm (rosso). Seguono lo spettro elettromagnetico e la diffrazione (la deviazione di un’onda che incontra un ostacolo). Corpo nero, fotone E = h·ν ed effetto fotoelettrico sono già negli appunti della lezione 2.

Lo spettro di emissione dell’idrogeno

Lo spettro dell’atomo di idrogeno non è continuo: è fatto di righe spettrali ben distinte. Nel visibile sono la serie di Balmer, descritta dall’equazione sperimentale

Definizione

1/λ = R · (1/2² − 1/n²), con n > 2 e R = 1,0974 × 107 m−1. È la correlazione dei dati sperimentali con un’equazione, ma senza spiegazione teorica.

Il modello di Bohr (1913)

L’elettrone descrive un’orbita circolare attorno al nucleo secondo la meccanica classica, con una condizione in più che tiene conto della quantizzazione dell’energia di Planck: i raggi delle orbite possibili sono quantizzati,

Definizione

rn = n² · r1, con r1 = 0,53 Å e n = 1, 2, 3… (numero quantico di Bohr).

Il passaggio dell’elettrone da un livello a un altro comporta assorbimento di energia (se sale) o emissione (se scende): è il meccanismo dello spettro di emissione. Le serie dell’idrogeno:

SerieRegioneTransizioni
Lymanultraviolettoverso n = 1
Balmervisibileda n > 2 verso n = 2
Pascheninfrarossoda n > 3 verso n = 3

Il limite del modello di Bohr: interpreta lo spettro dell’idrogeno, ma non quelli degli atomi con più elettroni.

La relazione di de Broglie

Partendo da E = mc² e E = h·ν: h·ν = mc², quindi h·ν/c = mc = p, cioè

Definizione

p = h/λ, o λ = h/p: ogni particella con quantità di moto p ha una lunghezza d’onda associata.

ParticellaLunghezza d’onda di de Broglie
Fotone (giallo)~600 nm
Elettrone (v ≈ 105 m/s)~6 nm
Atomo di sodio (80 K, v ≈ 300 m/s)~0,06 nm
Pallina da baseball (170 g, 40 m/s)~6 × 10−26 nm

Per un oggetto macroscopico l’onda è assolutamente trascurabile; per un elettrone no. Perciò è possibile descrivere l’elettrone come un’onda. A questo si aggiunge il principio di Heisenberg (non si può conoscere con precisione la traiettoria di una particella elementare) e la teoria di Schrödinger (1926), la meccanica ondulatoria, che descrive il comportamento dell’elettrone nell’atomo partendo dalle onde stazionarie.

Onde stazionarie e nodi

L’audio riparte dalla corda fissata agli estremi: ogni onda possibile ha un numero preciso di nodi, e più nodi significa più energia.

Nell’onda fondamentale i soli punti fermi sono i due estremi fissi della corda. Agitando di più la corda, l’energia dell’onda aumenta e compaiono dei nodi interni: uno, poi due, poi tre, e così via. Il numero dei nodi può solo crescere a scatti, per numeri interi: è la stessa idea di grandezza discreta che ritorna in tutta la lezione.

Definizione

Nodo: punto in cui l’onda non oscilla. Non è un punto dove c’è energia: l’energia è associata all’onda nella sua interezza, non al nodo. L’onda con energia più bassa è quella con zero nodi interni; quella con energia subito maggiore ne ha uno, poi due, e così via.

Il numero di nodi è sempre n − 1, dove n è il numero quantico: per n = 1 zero nodi (stato fondamentale), per n = 2 un nodo, per n = 3 due nodi.

Per un’onda stazionaria “macroscopica” (la corda) l’energia dipende da due cose: n, che sta al numeratore (più n, più energia), e dalla lunghezza L del sistema. Il prof non ha chiesto di ricordare tutti i termini dell’equazione.

Ndr

In aula L è stata chiamata “lunghezza dell’onda”: è la lunghezza del sistema in cui l’onda sta confinata (la corda). La formula sulla slide è E = h²n²/(8mL²).

L’elettrone come onda

L’atomo è un oggetto sferico, e l’elettrone, oltre a essere una particella, si muove molto velocemente e ha le proprietà di un’onda. Lo si può quindi pensare in modo simile alla corda: come un’onda con la sua energia e con il suo numero di nodi, e anche per l’atomo valgono le stesse regole. Sono possibili solo onde con un numero discreto di nodi, 0, 1, 2…: stato fondamentale n = 1 con zero nodi, secondo stato n = 2 con un nodo, e così via. Una quantità intermedia è proibita.

Energia dell’atomo di idrogeno

Per l’elettrone attorno al nucleo l’energia si esprime con un’equazione diversa da quella della corda:

Definizione

En = − RH · Z² / n²

RH è la costante di Rydberg; Z è la carica nucleare effettiva, legata al numero di protoni e alla forza di interazione con l’elettrone (per l’idrogeno Z = 1); n è il numero quantico. Questa volta n sta al denominatore, e davanti c’è un segno meno.

  • Stato fondamentale, n = 1, Z = 1: E1 = − RH.
  • Secondo stato, n = 2: E2 = − RH/4.
  • Così via per n = 3, 4… fino all’infinito, dove l’energia tende a zero (elettrone ionizzato, E = 0).
Nota

Dalla slide: RH = 2,18 × 10−18 J (= 3,29 × 1015 Hz); moltiplicata per il numero di Avogadro, NA · RH = 1312 kJ/mol.

Il trucco del segno

Con il meno davanti e n al denominatore, più alto è n, più alta è l’energia: −RH/4 è maggiore di −RH perché è meno negativo. Non farsi ingannare dal fatto che il numero diventa più piccolo.

Per far salire l’elettrone dal primo al secondo livello serve la differenza tra le due energie, dal terzo la differenza tra E3 e E1, e così via: l’energia scambiata è quantizzata, può avere solo certi valori. È la spiegazione più completa di quello che aveva ipotizzato Bohr, che aveva assunto energie ammissibili senza sapere perché: ragionare sull’elettrone come un’onda, come aveva proposto de Broglie, le fa uscire da sole. Per questo non c’è da stupirsi se un oggetto riscaldato scambia energia a “pacchetti” e non in quantità qualsiasi.

Ndr

Nel transcript il calcolo del salto 1 → 2 non si capisce. La differenza tra − RH/4 e − RH è 3/4 di RH.

L’equazione di Schrödinger e il principio di indeterminazione

Schrödinger, scienziato austriaco, aveva passato la vita a studiare le onde stazionarie, e sapeva usare un linguaggio matematico elegante: ha scritto un’equazione che descrive tutto questo. Il problema è che l’onda della corda ha una dimensione (basta la coordinata x), mentre l’elettrone nell’atomo è un oggetto tridimensionale: servono x, y, z. Da qui nasce una nuova fisica, la meccanica ondulatoria (o quantistica).

Definizione

Principio di indeterminazione di Heisenberg: nel microcosmo, se l’oggetto è piccolo e si muove velocemente, non si può conoscere con precisione elevatissima insieme dove si trova e come si muove: o l’uno o l’altro. Nel macrocosmo non è così: un missile lanciato si può prevedere con grande precisione, perché è un oggetto grosso.

Ndr

In aula “o conosco dove si trova, oppure la sua energia”. Le due grandezze legate dal principio sono posizione e quantità di moto (cioè velocità).

Schrödinger scrive l’equazione con una funzione d’onda ψ (psi) che rappresenta lo stato dell’elettrone: da una parte alcune operazioni matematiche applicate a ψ, in cui compaiono due termini, energia cinetica ed energia potenziale; dall’altra l’energia dell’onda moltiplicata per la stessa ψ. Si cerca quali onde, cioè quali orbitali, sono ammissibili per l’elettrone. L’equazione è stata risolta in modo esatto solo per l’atomo di idrogeno, un protone e un elettrone, che è un sistema semplice.

All'esame

L’equazione di Schrödinger non viene chiesta: serve solo per spiegare come nascono gli orbitali e i numeri quantici.

Quando l’elettrone assorbe energia succede quello che si vedeva con la corda agitata di più: l’onda cambia. Anche l’elettrone cambia il suo orbitale, la sua forma e la sua energia.

I numeri quantici

La soluzione è molto complessa, ma ha caratteristiche precise: tre numeri quantici, perché l’onda è tridimensionale. Sono numeri interi e non sono indipendenti: uno dipende dall’altro, quindi, dato il primo, a cascata si ricavano gli altri.

Definizione
  • n, numero quantico principale: 1, 2, 3, 4… (solo interi positivi).
  • l, numero quantico orbitale (momento angolare): da 0 a n − 1.
  • ml, numero quantico magnetico: da − l a + l, cioè 0, ±1, ±2, … ± l.

Esempi, ragionando a cascata:

nl possibiliml possibiliQuanti orbitali
1001
20, 1per l = 0: 0 · per l = 1: −1, 0, +14
30, 1, 20 · −1, 0, +1 · −2, −1, 0, +1, +29

Il numero di orbitali di un livello è n². Lo stato fondamentale è definito da (n, l, ml) = (1, 0, 0): esiste una sola funzione, ψ100. Il numero di valori di ml per un dato l è 2l + 1, e dice quanti orbitali di quel tipo esistono.

Gli orbitali, dalla lettera ai numeri

Si indicano solo i primi due numeri quantici (da cui dipende l’energia) e l si scrive con una lettera:

l0123
Letteraspdf
Valori di ml = quanti orbitali1357

(poi viene il 9, e così via per i tipi successivi). Quindi: 1s è n = 1, l = 0; 2s è n = 2, l = 0; i tre 2p sono n = 2, l = 1; i cinque 3d sono n = 3, l = 2.

  • Gli orbitali dello stesso tipo e livello, come i tre p (px, py, pz), hanno la stessa energia: si dicono degeneri.
  • In ogni livello l ≤ n − 1: non esiste 2d, esiste invece 4f (n = 4, l = 3), con 7 orbitali.
  • La lettera dice la forma: s sferico (cambia solo dimensione, energia e numero di nodi, ma la forma resta sferica), p a due lobi (un “manubrio” con un piano nodale al centro), d a “quadrifoglio”, f più complicata.
Ndr

Per l’atomo di idrogeno gli orbitali dello stesso livello hanno la stessa energia, quindi 2s e 2p sono uguali per energia. Negli atomi con più elettroni non è più così (si vedrà più avanti).

Che cosa significa la funzione d’onda

La funzione d’onda ψ è un’ampiezza, può essere positiva o negativa, e in sé non ha nessun significato fisico nel microcosmo. Quello che ha significato è il suo quadrato.

Definizione

ψ² è la probabilità (la densità di probabilità) di trovare l’elettrone in un punto dello spazio. Per il principio di Heisenberg la posizione esatta non si può conoscere: l’unico parametro che esiste è la probabilità.

L’immagine del prof è il melo: l’albero è il nucleo, le mele cadute sono le posizioni dell’elettrone. La mela può finire in qualsiasi punto attorno all’albero; a un chilometro è molto improbabile, ma mai impossibile. Così l’elettrone: la probabilità di trovarlo lontano dal nucleo è piccola, ma non è mai nulla, nemmeno a distanza infinita.

Per rappresentare un orbitale si fanno due cose:

  1. Il grafico di ψ² in funzione della distanza dal nucleo (0 = il nucleo).
  2. Dato che l’elettrone è in un oggetto tridimensionale, si moltiplica per un coefficiente geometrico e si ottiene la distribuzione radiale di probabilità: ha un picco, che è la distanza più probabile dal nucleo.

Per il 1s dell’idrogeno il picco è a 0,53 Å, lo stesso valore che Bohr aveva ricavato postulando gli stati energetici. È l’unione di due teorie, una approssimativa e una rigorosa, e per Schrödinger vale il Nobel.

Per convenzione, la superficie con cui si disegna un orbitale è quella che racchiude il 95% della probabilità di trovare l’elettrone; il resto non interessa. Nei disegni i lobi sono colorati in giallo e blu: indicano il segno della funzione d’onda (positiva o negativa), non una carica.

I nodi degli orbitali

Un nodo in un orbitale è un punto, un piano o una superficie in cui la probabilità di trovare l’elettrone è zero, come una zona proibita attorno al melo dove non cadrà mai una mela. Quanti nodi ha un orbitale è lo stesso discorso della corda: più nodi, più energia.

  • 1s: nessun nodo, un solo picco.
  • 2s: un nodo, una sfera dove la probabilità è zero. Al centro la probabilità è alta, poi nulla, poi di nuovo qualcosa più fuori.
  • 3s: due nodi.
  • 2p: un nodo, che è un piano (il piano nodale).
Definizione

Esistono due tipi di nodi:

  • Nodi angolari: piani o coni. Il loro numero è uguale a l.
  • Nodi radiali: superfici sferiche. Il loro numero è n − l − 1.

Il numero totale di nodi è n − 1.

OrbitalenlNodi totaliAngolariRadiali
1s10000
2s20101
2p21110
3s30202
3p31211
3d32220
4f43330

2s e 2p hanno lo stesso numero totale di nodi, perché hanno la stessa energia; cambia la natura del nodo, sferico in un caso e piano nell’altro. Gli orbitali s non hanno mai nodi angolari: i loro nodi sono tutti sferici.

Quando l’elettrone assorbe l’energia giusta e sale da 1s a 2s o 3s, la sua forma cambia: compaiono nodi. Se poi torna allo stato fondamentale, riprende la forma di prima e rilascia l’energia in eccesso. Come fa a esistere una zona dove non si trova mai, e comunque a “passare” da una parte all’altra? Perché nel microcosmo le cose non sono continue ma quantizzate, e funzionano con regole che nel macrocosmo non esistono.

Lo spin

Le misure sperimentali hanno mostrato che l’elettrone ha un’altra proprietà. Se un fascio passa tra i poli di una calamita, si divide in due: una metà viene attratta verso un polo, l’altra verso l’altro. L’elettrone risponde al campo magnetico come se ruotasse su se stesso, in senso orario o antiorario.

Definizione

Spin: quarto numero quantico, ms, che assume solo due valori, +½ e −½ (senso orario e antiorario). Nei diagrammi si disegna con una freccia: di solito verso l’alto per +½, verso il basso per −½.

Quindi per descrivere un elettrone in un atomo servono quattro numeri quantici: n, l, ml, ms.

Ndr

L’esperimento descritto è quello di Stern e Gerlach (1922), fatto con un fascio di atomi di argento, non di elettroni estratti dall’atomo: l’atomo si comporta come un piccolo magnete per lo spin del suo elettrone spaiato.

Da fare

  • Esercizio da rifare: dato n = 4, scrivere tutti i valori di l e di ml e contare gli orbitali (devono venire 16 = n²).
  • Imparare a memoria: s, p, d, f con 1, 3, 5, 7 orbitali; l da 0 a n − 1; ml da −l a +l.
  • Per ogni orbitale (1s, 2s, 2p, 3s, 3p, 3d, 4f) saper calcolare nodi totali, angolari e radiali.
  • Ripassare il trucco del segno nell’energia dell’idrogeno e la differenza tra ψ e ψ².
  • Il prof riprende lunedì: fare le domande a lezione se qualcosa non è chiaro, non “in commento”.

IV

Lunedì 12 ottobre 2026 · Pavlo Solokha

Atomi polielettronici e configurazione elettronica

Il prof parla piano e l'audio ha tre loop (uno lungo di numeri dopo l'esercizio sul cloro, uno a metà e uno alla fine, durante l'esercizio 7.64). La lezione si è fermata proprio lì, come confermato. Il contenuto si ricostruisce con le slide. Le note [ndr] sono precisazioni mie.

Quiz

Ripasso: i livelli dell’atomo di idrogeno

Il prof riparte dall’atomo di idrogeno, perché ancora per un po’ si ragiona su quello.

Il numero di elettroni di un atomo neutro è uguale a quello dei protoni, e non cambia con gli isotopi: il prozio, con un neutrone in più, ha sempre un solo elettrone. Nell’atomo di idrogeno non c’è un solo stato per l’elettrone ma tanti, uno per ogni valore di n: n = 1 è lo stato fondamentale, a energia più bassa; tutti gli altri hanno energia più alta.

Definizione

Elettrone e orbitale sono due modi di dire la stessa cosa: l’elettrone non esiste senza l’orbitale, perché con la sua energia rappresenta quello che chiamiamo orbitale. Per definire uno stato servono quattro numeri quantici; i primi tre (n, l, ml) fissano l’orbitale, il quarto (ms) lo spin.

LivelloSottolivelli (l)OrbitaliNodi di ciascun orbitale
n = 11s1nessuno
n = 22s, 2p1 + 3 = 42s: 1 radiale · 2p: 1 angolare
n = 33s, 3p, 3d1 + 3 + 5 = 93s: 2 radiali · 3p: 1 + 1 · 3d: 2 angolari (piani nodali)
n = 44s, 4p, 4d, 4f16
  • Il sottolivello è l’insieme degli orbitali dello stesso tipo dentro un livello (2s e 2p sono due sottolivelli del secondo livello).
  • Il numero di sottolivelli di un livello è n; un sottolivello con numero quantico l contiene 2l + 1 orbitali (3d: 5, 4f: 7); il livello ne contiene n² in tutto.
  • Solo nell’atomo di idrogeno i sottolivelli dello stesso livello hanno la stessa energia, che dipende solo da n. La distanza tra primo e secondo livello è la più grande; poi le differenze si accorciano.

Quando l’atomo assorbe energia, l’elettrone cambia orbitale: da 1s può passare a 3s, 4f, 5d… e cambia natura, cioè più nodi, forma ed energia diverse. Quando si riassesta, torna allo stato fondamentale e rilascia l’energia in eccesso. I livelli del diagramma sono “posti disponibili”, immaginari finché non c’è un elettrone. Il prof deve ancora informarsi se, eccitandosi, l’elettrone può anche cambiare spin.

Questo spiega lo spettro di emissione dell’idrogeno, punto di partenza della lezione precedente: le righe sono i ritorni dell’elettrone verso un livello più basso. Le righe del visibile, quelle di Balmer, corrispondono ai ritorni al livello n = 2: per questo nel visibile sono poche, quattro.

Quanti elettroni ospita un orbitale

Un orbitale può contenere al massimo due elettroni, con spin opposto: +½ e −½. È il principio di esclusione di Pauli (nome dalla slide 56): in un atomo non esistono due elettroni con gli stessi quattro numeri quantici.

La capienza di un sottolivello è quindi due volte il numero dei suoi orbitali:

Sottolivellospdf
Orbitali1357
Capienza (elettroni)261014

Il livello n ha capienza 2n²: il quarto livello contiene 16 orbitali e quindi 32 elettroni.

Ndr

La capienza del quarto livello nell’audio non si sente: i 16 orbitali sono detti, i 32 elettroni li ricavo io da 2 × 16.

Gli atomi polielettronici

Il punto che mette in crisi il modello: funziona solo per l’idrogeno.

L’elio ha due elettroni e due protoni: già solo aggiungere un elettrone fa sì che il modello dell’idrogeno non spieghi più nulla. Lo spettro dell’elio ha molte più righe, e un numero maggiore di righe è la traccia di un’altra cosa: nei sistemi con più elettroni i sottolivelli di uno stesso livello non hanno più la stessa energia.

Gli elettroni si comportano come gli spettatori di un cinema che vogliono vedere meglio lo schermo: cercano di ottimizzare l’energia, cioè di interagire il più possibile con il nucleo. Se davanti c’è una persona alta, ci si sposta un po’ a destra o a sinistra. I fenomeni sono quattro.

Carica nucleare, repulsione e schermatura

Definizione

Carica nucleare. A parità di elettroni, più protoni ci sono, più l’energia dell’elettrone è bassa. H (1 p), He+ (2 p), Li2+ (3 p) hanno un solo elettrone ciascuno, e l’energia scende al crescere di Z. Per rimuovere l’elettrone 1s serve più energia da He+ che da H.

Repulsione fra gli elettroni. Due elettroni nello stesso orbitale si danno fastidio: un elettrone rende l’altro più facile da rimuovere. Per questo He (−2372 kJ/mol) è meno stabile di He+ (−5250 kJ/mol).

Schermatura. Gli elettroni interni “fanno ombra” a quelli esterni e riducono l’attrazione del nucleo. La carica nucleare effettiva Zeff è la carica positiva realmente sentita da un elettrone esterno, tenendo conto del nucleo e della repulsione degli altri elettroni: più un elettrone è lontano dal nucleo, minore è la sua Zeff.

Ndr

Il prof dice che con lo stesso numero di elettroni “tutto è lineare” al crescere dei protoni. L’energia scala con Z², come nella formula E = −RH Z²/n² della lezione 3: per esempio H −1312, He+ −5250 (circa 4 × 1312), Li2+ circa −11800 kJ/mol.

Confronto di Li con lo stesso orbitale 2s senza gli elettroni interni (slide 63): l’energia passa da −520 a −2954 kJ/mol. Quindi la schermatura degli elettroni interni è molto più grande della repulsione tra elettroni che occupano lo stesso livello: i due elettroni 1s del litio tolgono al 2s la maggior parte dell’attrazione.

La penetrazione

Dalle distribuzioni radiali di probabilità: l’orbitale 2p ha il picco più alto più vicino al nucleo, quindi sembra “più piccolo”, mentre il 2s ha il picco più spostato in fuori. Ma il 2s ha anche un piccolo picco molto vicino al nucleo: c’è una probabilità, anche piccola, di trovarsi lì.

Definizione

Penetrazione: un orbitale “penetra” quando c’è una possibilità, anche piccola, che l’elettrone si trovi vicino al nucleo. La penetrazione aumenta l’attrazione nucleare e diminuisce la schermatura: l’elettrone in quell’orbitale ha energia più bassa. Per questo 2s è più stabile di 2p, e così 3s < 3p < 3d.

Per il terzo elettrone del litio la scelta è quindi 2s e non 2p. Nei sistemi polielettronici l’energia dipende da n e da l, non più solo da n: è il diagramma dei sottolivelli diviso in gradini, non più “per livelli”. Più in alto i fenomeni si complicano: per esempio il 4s è più stabile del 3d, e il prof darà criteri pratici per l’ordine.

L’ordine di riempimento degli orbitali

Gli orbitali occupati hanno energia che cresce con la somma n + l; a parità di n + l è più stabile quello con n più basso.

Orbitale1s2s2p3s3p4s3d4p5s4d5p6s4f5d
n + l12334455566677

Ordine: 1s < 2s < 2p < 3s < 3p < 4s < 3d < 4p < 5s < 4d < 5p < 6s < 4f < 5d … Per esempio 2p (n + l = 3) e 3s (3): vince 2p, che ha n più basso. 4s (4) viene prima di 3d (5). Il 5s va messo addirittura prima del 4d.

Da disegnare

Lo schema mnemonico: i sottolivelli in righe (1s · 2s 2p · 3s 3p 3d · 4s 4p 4d 4f · 5s…) e una freccia diagonale dall’alto a destra verso il basso a sinistra che li attraversa in ordine di riempimento. Ridisegnarlo a mano.

La configurazione elettronica

La configurazione elettronica dice come sono distribuiti gli elettroni tra gli orbitali. Si scrive per esempio 1s¹: il 1 è il numero quantico principale n, la s è il sottolivello (l = 0), l’apice è il numero di elettroni nel sottolivello. Si può rappresentare anche con un diagramma a orbitali: un riquadro per ogni orbitale e una freccia per ogni elettrone, su o giù a seconda dello spin.

Aufbau, Pauli e Hund

Definizione
  • Principio di Aufbau (“costruzione”): gli elettroni si collocano negli orbitali a energia più bassa disponibili, in ordine, via via.
  • Principio di Pauli: al massimo due elettroni per orbitale, con spin opposto.
  • Regola di Hund: in un sottolivello la disposizione più stabile è quella con il maggior numero di spin paralleli: gli elettroni occupano orbitali diversi della stessa energia, tutti con lo stesso spin, prima di appaiarsi. Mettere due elettroni nello stesso orbitale produce un po’ di schermatura reciproca, anche se hanno spin opposto.

Il prof ricorda che nei libri la regola di Hund si trova spesso come “massimizzazione dello spin totale”: tre elettroni con spin parallelo danno 3 × ½, mentre due appaiati danno spin totale zero.

Ndr

In aula “outbound” e “Humbert”: sono Aufbau e Hund.

Da H a Ne

AtomoZConfigurazioneNota
H11s¹
He21s²il secondo elettrone entra nello stesso orbitale 1s, con spin opposto
Li31s² 2s¹il terzo va in 2s (penetra di più)
Be41s² 2s²
B51s² 2s² 2p¹
C61s² 2s² 2p²il sesto elettrone va in un altro orbitale 2p, non con il primo
N71s² 2s² 2p³tre elettroni in tre orbitali 2p, spin paralleli
O81s² 2s² 2p⁴l’ottavo si appaia a uno dei precedenti
F91s² 2s² 2p⁵
Ne101s² 2s² 2p⁶completa il sottolivello 2p

Il prof non ha scritto la configurazione di Ne: “ora non ci scrivo”, guardate la tavola periodica.

La tavola periodica a blocchi

La tavola periodica è fatta in modo da rispettare l’ordine di riempimento: non è un caso che il primo periodo abbia 2 elementi e il secondo 8 (2s + 2p: 2 + 6). Il sodio inizia la terza riga perché il suo undicesimo elettrone va in 3s.

BloccoColonnePerché
s2capienza del sottolivello s: 2
p6capienza del sottolivello p: 6
d10capienza del sottolivello d: 10 (metalli di transizione)
f14capienza del sottolivello f: 14 (lantanoidi e attinoidi, “incastrati” in basso)

Sulla tavola, dopo 3s e 3p si riempie 4s, e solo dopo 3d e 4p; poi 5s, 4d, 5p, 6s e così via, seguendo la linea del periodo, non per livello. Gli elementi dell’ultima colonna sono i gas nobili: hanno una configurazione completa, con i livelli energetici chiusi.

La tavola muta

All’esame verrà data una tavola periodica muta, senza nomi: non va saputa a memoria, ma bisogna saperla leggere (periodo, blocco, quanti elettroni, come si riempie). Il prof lo ripete: “non vi chiederò di saperla a memoria, ma di interagire con lei”.

Configurazione abbreviata. Il nucleo dei livelli già completi si sostituisce con il gas nobile precedente tra parentesi quadre: Mg = [Ne]3s², Sr = [Kr]5s² (nell’audio il gas nobile si sente male), C = [He]2s²2p². Gli esempi sono del prof.

Esercizi fatti in aula

Configurazione del magnesio (Z = 12). 12 elettroni, terzo periodo: 1s² 2s² 2p⁶ 3s², cioè [Ne]3s² (2 + 2 + 6 + 2 = 12). Gli ultimi due elettroni stanno in 3s.

Numeri quantici dell’ultimo elettrone del cloro (Z = 17). 1s² 2s² 2p⁶ 3s² 3p⁵: l’ultimo va in 3p, quindi n = 3, l = 1. Il valore di ml (−1, 0, +1) e quello di ms (±½) dipendono da come si disegna il diagramma, cioè da quale posizione si assegna all’elettrone: la slide li dà come valori possibili.

Quali numeri quantici sono uguali per i tre elettroni 3p di 1s² 2s² 2p⁶ 3s² 3p³? L’atomo è il fosforo (15 elettroni, 5 di valenza, terzo periodo). Con la regola di Hund i tre elettroni stanno in tre orbitali diversi con spin parallelo: sono uguali n = 3, l = 1 e ms = +½ (o −½ per tutti); ml è diverso: −1, 0 e +1.

Perché esiste 3d ma non 2d? Perché l va da 0 a n − 1: per n = 2 al massimo l = 1; per n = 3 si arriva a l = 2.

Quanti elettroni s ci sono nel silicio (Z = 14)? 1s² 2s² 2p⁶ 3s² 3p²: 6 elettroni s. È l’esercizio 7.64: gli altri due punti, che non sentiamo nell’audio, li ricavo dalle slide: gli elettroni p di N sono 3 (2p³) e gli elettroni 3d di S sono 0. La lezione si è fermata qui.

Cationi, anioni e specie isoelettroniche

Definizione

Catione: specie che ha perso elettroni (più protoni che elettroni). Anione: specie che ha acquistato elettroni, e che riesce a tollerarli senza destabilizzarsi troppo. Le specie stabili sono quelle che assumono la configurazione esterna di un gas nobile.

  • Cationi. Si tolgono sempre gli elettroni più esterni: togliere uno interno costerebbe molta più energia. Na [Ne]3s¹ → Na+ [Ne]; Ca [Ar]4s² → Ca2+ [Ar]; Al [Ne]3s²3p¹ → Al3+ [Ne]. Il magnesio si trova nei composti sempre come Mg2+, perché si perdono entrambi gli elettroni di valenza.
  • Anioni. H [1s¹] → H− 1s² = [He]; F 1s²2s²2p⁵ → F− = [Ne]; O 1s²2s²2p⁴ → O2− = [Ne] (da qui il numero di ossidazione −2); N 1s²2s²2p³ → N3− = [Ne]. H2− non esiste: il secondo elettrone dovrebbe andare nel secondo livello per un atomo con un solo protone, cosa proibitiva. Anche F2− non esiste.
  • La regola del gas nobile non è universale: ci sono atomi con più di un catione possibile (+2, +3…), mentre per gli elementi del primo e del secondo periodo funziona bene.
Ndr

In aula “Mg+ non esiste”: nei composti si trova solo Mg2+, ma Mg+ esiste in fase gassosa. Per il calcio il prof dice “la configurazione del gas nobile che lo precede, elio”: è [Ar], come sulla slide.

Nota

Il magnesio è uno dei elementi più abbondanti della crosta terrestre, e quasi tutti i suoi composti sono ionici, con Mg2+: un buon esempio di perché un geologo deve conoscere queste configurazioni.

Definizione

Specie isoelettroniche: specie con lo stesso numero di elettroni. Na+, Mg2+, Al3+, F−, O2−, N3− hanno tutte 10 elettroni e sono isoelettroniche con Ne. L’atomo neutro isoelettronico con H− (1s², 2 elettroni) è He, l’unico gas nobile con due elettroni.

Elettroni interni, esterni e di valenza

Gli elettroni interni (o di core) sono quelli del gas nobile precedente; quelli esterni stanno sul livello con n più alto. Nel cloro (1s² 2s² 2p⁶ 3s² 3p⁵) gli interni sono i primi 10 e gli esterni 7; sono questi ultimi, di norma, gli elettroni di valenza, quelli che formano i composti: per il fosforo sono 5. Gli interni schermano l’interazione degli esterni con il nucleo.

Da fare

  • Scrivere la configurazione completa e abbreviata degli elementi da H ad Ar, con il diagramma a orbitali per C, N e O.
  • Ridisegnare lo schema diagonale e provare a ricostruire l’ordine di riempimento fino a 6s.
  • Per ogni elemento di una tavola periodica muta riconoscere periodo, blocco e numero di elettroni.
  • Rifare gli esercizi: ultimo elettrone di Cl, tre elettroni 3p di P, elettroni s di Si, e le slide 7.64, 7.82 (elettroni spaiati) e 7.85 (numeri quantici di Mg).
  • Continuare con i nomi e i simboli degli elementi 1–30, 35–38, 47, 53–56, 78, 79.

V

Mercoledì 14 ottobre 2026 · Pavlo Solokha

Proprietà periodiche

Questo file è costruito solo sulle slide. Non so come il prof le abbia spiegate né che cosa abbia indicato come importante per l'esame. Le spiegazioni sulle anomalie e le procedure le ricavo da ciò che il corso ha già fatto (penetrazione, Hund, specie isoelettroniche) e le segno come tali. Le note [ndr] sono precisazioni mie.

Quiz

Quali sono le proprietà periodiche

Ricostruito dalle slide 1–3.

La tavola periodica è organizzata a blocchi (s, p, d, f) secondo l’ordine di riempimento degli orbitali visto nella lezione precedente: elementi dei gruppi principali (blocchi s e p), di transizione (blocco d) e di transizione interni (blocco f). Le proprietà atomiche da studiare sono:

  • numero atomico Z e configurazione elettronica, con il numero di elettroni di valenza;
  • dimensioni atomiche (raggi);
  • energia di ionizzazione;
  • affinità elettronica;
  • elettronegatività.

Sono “periodiche” perché variano in modo regolare lungo i periodi e i gruppi, in funzione della configurazione elettronica.

Carica nucleare effettiva e schermatura

Slide 5–9. Riprende il concetto della lezione del 12 ottobre.

Un elettrone in un atomo polielettronico subisce una forza coulombiana di attrazione dal nucleo e una forza di repulsione dagli altri elettroni. Per approssimare, si immagina che ogni elettrone senta una sola forza centrale attrattiva: quella del nucleo, diminuita dalla schermatura del campo medio degli altri elettroni.

Definizione

Zeff = Z − σ, dove Z è il numero atomico e σ è la costante di schermo. L’energia dell’orbitale è En ∝ −Zeff² / n².

Dai calcoli SCF di Clementi e Raimondi (1963): per n = 1, 2, 3 l’orbitale ns penetra più di np, quindi E(ns) < E(np), esattamente come nella lezione 4. Sulla tabella delle slide, l’elettrone più esterno vede:

LiBeBCNOFNe
Zeff1,28 (2s)1,91 (2s)2,42 (2p)3,143,834,455,105,76
NaMgAlSiPSClAr
Zeff2,51 (3s)3,31 (3s)4,07 (3p)4,294,895,486,126,76
Definizione

Negli elementi rappresentativi Zeff aumenta da sinistra a destra lungo un periodo e dall’alto in basso lungo un gruppo (slide 9): per esempio da Li (1,28) a Na (2,51).

I raggi atomici

Slide 4 e 10–11.

Non esiste un raggio unico: dipende da come lo si misura.

Definizione
  • Raggio metallico: metà della distanza tra i centri di due atomi contigui in un metallo.
  • Raggio covalente: metà della separazione tra due atomi uguali legati in una molecola (legame singolo).
  • Raggio di van der Waals: metà della distanza tra due atomi uguali di due molecole adiacenti.

Raggi atomici (metallici e covalenti) in pm, dalla slide 10:

Gruppo12131415161718
1° periodoH 37He 31
2° periodoLi 152Be 112B 85C 77N 75O 73F 72Ne 70
3° periodoNa 186Mg 160Al 143Si 118P 110S 103Cl 99Ar 98
4° periodoK 227Ca 197Ga 135Ge 123As 120Se 117Br 114Kr 112
5° periodoRb 248Sr 215In 166Sn 140Sb 141Te 143I 133Xe 131
6° periodoCs 265Ba 222Tl 171Pb 175Bi 155Po 164At 142Rn 140
Definizione

Tendenza: il raggio diminuisce da sinistra a destra lungo un periodo e aumenta dall’alto in basso lungo un gruppo (freccia di aumento sulla tavola della slide). Il grafico di raggio contro Z ha un andamento a dente di sega, con i massimi sugli alcalini (Li, Na, K, Rb, Cs).

Il perché, ricostruito dal corso: in un periodo il livello n è lo stesso ma Zeff cresce, quindi gli elettroni esterni sono tirati più vicino al nucleo; in un gruppo, scendendo, entra un nuovo livello n e il raggio cresce.

Procedura: confrontare i raggi di atomi e ioni

  1. Stesso periodo: più a destra, più piccolo (Zeff maggiore). Esempio: Na 186 > Mg 160 > Al 143.
  2. Stesso gruppo: più in basso, più grande (n maggiore). Esempio: Li 152 < Na 186 < K 227.
  3. Atomo contro il suo ione: il catione è più piccolo, l’anione più grande.
  4. Specie isoelettroniche (stesso numero di elettroni): il raggio diminuisce al crescere di Z: più protoni attirano gli stessi elettroni.

Raggi di cationi e anioni

Slide 12–15.

Definizione

Il catione è sempre più piccolo dell’atomo da cui deriva; l’anione è sempre più grande.

Confronto atomo contro ione (slide 13 e 14), in pm:

SpecieAtomoIone
Li152Li⁺ 78
Na186Na⁺ 98
K227K⁺ 133
Rb248Rb⁺ 148
Cs265Cs⁺ 165
F72F⁻ 133
Cl99Cl⁻ 181
Br114Br⁻ 195
I133I⁻ 220

Altri raggi ionici dalla slide 14: Be²⁺ 34, Mg²⁺ 78, Ca²⁺ 106, Sr²⁺ 127, Ba²⁺ 143, Al³⁺ 57, N³⁻ 171, O²⁻ 140, S²⁻ 184, Se²⁻ 198, Te²⁻ 211.

Specie isoelettroniche (slide 15), con 10 elettroni come il neon: F⁻ 133 > Na⁺ 98 > Mg²⁺ 78 pm. Gli elettroni sono gli stessi, ma con Z = 9, 11 e 12 la carica nucleare cresce e il raggio scende: Mg²⁺ è il più piccolo. S²⁻ (184 pm) è molto più grande perché ha un livello in più.

L’energia di ionizzazione

Slide 16–22.

Definizione

Energia di ionizzazione: l’energia minima richiesta per allontanare un elettrone da un atomo portandolo a distanza infinita, con energia cinetica nulla. X(g) → X⁺(g) + e⁻. L’energia dell’idrogeno è En = −Z²/n² · RH, e il livello “ionizzato” a n = ∞ ha energia 0.

Energie successive: I1 (prima), I2 (seconda), I3… per i processi X → X⁺, X⁺ → X²⁺, X²⁺ → X³⁺. Vale sempre I1 < I2 < I3.

Tendenza generale (slide 17): l’energia di prima ionizzazione aumenta lungo un periodo da sinistra a destra e aumenta dal basso verso l’alto lungo un gruppo. Nel grafico I1 contro Z (slide 21) i massimi sono i gas nobili (He 2373, Ne 2080, Ar 1521…), i minimi gli alcalini; ogni “dente” corrisponde al riempimento di un livello n = 1, 2, 3, 4, 5.

Prime energie dalla tabella (slide 18, kJ/mol):

ElementoLiBeBCNOFNe
I152089980110861400131416802080
ElementoNaMgAlSiPSClAr
I1495,9738,1577,9786,31012999,512511521

Le due anomalie (slide 22, con i diagrammi a orbitali):

  • Be → B (e Mg → Al): I1 scende (899 → 801). Il nuovo elettrone entra in un orbitale p, che penetra meno ed è meno stabile di s, quindi si toglie più facilmente.
  • N → O (e P → S): I1 scende (1400 → 1314). In N tre elettroni stanno in tre orbitali 2p con spin parallelo (Hund); in O il quarto elettrone si appaia a uno dei precedenti e la repulsione tra i due nello stesso orbitale lo rende più facile da rimuovere.

La spiegazione delle anomalie è ricavata dalle figure e dalla lezione 4: nelle slide ci sono i diagrammi e i numeri, non il testo.

Procedura: ordinare per energia di prima ionizzazione

  1. Parti dalla regola generale: cresce verso destra e verso l’alto.
  2. Controlla le due eccezioni nel periodo: gruppo 2 sopra gruppo 13, e gruppo 15 sopra gruppo 16.
  3. I gas nobili hanno sempre il massimo del periodo; gli alcalini il minimo.

Procedura: contare gli elettroni di valenza dalle energie successive

Nella tabella delle energie (slide 18 e 20) sono evidenziati Li e Be, Na e Mg, K e Ca.

Si cerca il salto grande tra due energie consecutive: indica che si comincia a togliere un elettrone interno (di core), a livello inferiore.

  • Li: I1 = 520 e I2 = 7300: un solo elettrone facile da togliere, quindi 1 elettrone di valenza.
  • Be: I1 = 899, I2 = 1757, I3 = 14850: il salto è tra I2 e I3, quindi 2 elettroni di valenza.
  • Stesso schema per Na (495,9 → 4560) e Mg (738,1 → 1450 → 7730).

L’affinità elettronica

Slide 23–25.

Definizione

Affinità elettronica: il valore di segno opposto alla variazione di energia quando un atomo allo stato gassoso accetta un elettrone e forma un anione. X(g) + e⁻ → X⁻(g).

Esempi della slide: F(g) + e⁻ → F⁻(g): ΔH = −328 kJ/mol; O(g) + e⁻ → O⁻(g): ΔH = −141 kJ/mol. Il grafico dell’affinità in funzione di Z e la tavola periodica tridimensionale mostrano che l’effetto è massimo verso gli alogeni, in alto a destra.

Ndr

La slide dice che l’acquisto di un elettrone “avviene sempre con il rilascio di calore, EA < 0”. Non è sempre così: per i gas nobili e gli alcalino-terrosi il processo è endotermico, e anche il secondo elettrone (O⁻ → O²⁻) richiede energia. Inoltre, con la definizione “di segno opposto”, F avrebbe EA > 0; la slide usa invece EA come ΔH (−328 kJ/mol). Conviene tenere le due convenzioni distinte e controllare quale usa il prof all’esame.

Dai valori noti (non sulla slide): Cl ha un valore più negativo di F, circa −349 kJ/mol, nonostante F sia più in alto: a F il piccolo raggio rende più forte la repulsione dell’elettrone in arrivo.

L’elettronegatività

Slide 26.

Definizione

Elettronegatività assoluta di Mulliken: χM = ½ (I + Ea), la media tra l’energia di ionizzazione e l’affinità elettronica. È la capacità di un atomo di attirare gli elettroni.

La scala di Pauling e quella di Mulliken concordano: χP = 1,35 · (χM)1/2 − 1,37.

Le tavole periodiche tridimensionali della slide mostrano che l’elettronegatività cresce verso destra e verso l’alto, con il massimo in alto a destra, fluoro.

Nota

L’elettronegatività combina due proprietà già viste: un atomo molto elettronegativo ha I alta (trattiene i suoi elettroni) ed Ea molto negativa (acquista volentieri elettroni).

Energia di ionizzazione e reattività

Slide 27. Esempio: i metalli alcalino-terrosi in acqua.

M(s) + 2H₂O → H₂(g) + M(OH)₂ + Q (reazione esotermica, si libera calore), con le due semireazioni redox:

  1. M(s) → M²⁺ + 2e⁻ (ossidazione del metallo);
  2. 2H₂O + 2e⁻ → H₂(g) + 2OH⁻ (riduzione dell’acqua).
Ndr

La slide scrive la seconda semireazione come “H₂O + 2e⁻ → H₂ + 2OH⁻”, che non è bilanciata: servono due molecole d’acqua.

Il titolo collega il tema all’energia di ionizzazione: più bassa è l’energia che serve per togliere gli elettroni di valenza (I1 e I2 per un alcalino-terroso), più il metallo è reattivo. Quindi la reattività cresce scendendo nel gruppo.

Da fare

  • Rifare le tre procedure di confronto: raggi, I1, elettroni di valenza dalle energie successive.
  • Imparare le due anomalie dell’energia di ionizzazione (Be/B e N/O) con i diagrammi a orbitali.
  • Ripassare le specie isoelettroniche: raggio F⁻ > Na⁺ > Mg²⁺.
  • Controllare con un compagno cosa ha sottolineato il prof sull’esame, e quale convenzione ha usato per l’affinità elettronica.
  • Continuare con i nomi e i simboli degli elementi 1–30, 35–38, 47, 53–56, 78, 79.